Archivi del mese: maggio 2010

Traditi, due volte

La prima volta furono i partigiani comunisti che li uccisero tramite un’esecuzione esemplare, nel senso che resero ben chiara quale fosse la loro idea di liberazione: eliminare non solo i fascisti, ma pure tutti gli altri nemici con l’aiuto delle forze titine che si muovevano sul confine.

Ora tocca al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che nel decreto che istituisce la malga di Porzus “bene di interesse nazionale”, definisce “controversa” la vicenda dei 17 morti appartenenti alla brigata Osoppo, di ispirazione cattolica, per mano dei gruppi gappisti guidati dal comandante Giacca, al secolo Mario Toffanin.

Era il 7 febbraio 1945, la guerra civile italiana attraversava uno dei momenti più cruenti e dolorosi. Ma quella di Porzus non fu una vicenda “controversa”. E tanto meno lo fu la sentenza. Fu odio politico. E peggio dell’odio, a 65 anni di distanza, c’è solo l’oblio.

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Impopolari? Chi se ne frega

La matematica non sarà pure un’opinione, ma l’economia sì. Non ce ne intendiamo un granché, ma proviamo a ragionar di logica. Girano dei menagramo che prospettano una brutta fine per l’Italia, come in Grecia per intenderci. Intanto il governo ha finalmente deciso di prendere di petto la questione del taglio della spesa pubblica o, molto più semplicemente, ha appreso l’arte dei nostri vecchi: pochi sghei? Tiriamo la cinghia.

Nei momenti di sacrifici, c’è sempre chi batte i pungi sul tavolo perché vuole una doppia porzione di pappa, ma anche se alcune misure prese dall’esecutivo saranno impopolari, chi se ne frega. L’importante è tenere a galla la baracca. Alcuni italiani forse non si ricordano più come si faccia, a tirare la cinghia: che non significa mangiare pane ed acqua e trascorrere l’estate negli appartamenti di città. Quello lasciamo che lo dica Bersani.

Cut, cut, cut

Il Chancellor del governo di David Cameron, George Osborne, quest’oggi rivelerà i dettagli del piano economico che prevede un taglio della spesa pari a 6.2 miliardi di sterline. Il Deputy Prime Minister, il liberaldemocratico Nick Clegg, ieri aveva detto che alcune delle misure prese in considerazione scontenteranno molti cittadini.

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Rebel Rebel

Hanno chiesto scusa per le battute della campagna elettorale e hanno assicurato che la coalizione è destinata a durare per cinque anni. Ieri hanno lanciato ufficialmente il programma del governo. David Cameron e Nick Clegg sono cordiali tra loro, sorridenti, volenterosi, ma il Primo ministro conservatore deve fare bene i conti: 118 ribelli conservatori hanno detto di no al patto tra i Tories e i liberaldemocratici.

Prima ancora del Queen’s Speech, momento in cui la Gran Bretagna verrà a conoscenza di quelle che sono le intenzioni del primo anno del governo, Cameron ha una fronda all’interno del suo partito. E per tutta risposta ha deciso di alzare le tasse alla middle class. Le voci della vigilia sono state confermate: in materia fiscale, i discendenti di Maggie hanno ceduto al terzo partito d’Oltremanica.

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E’ primavera

Ilaria ha 29 anni e dice che avrebbe preferito “un socio alto, bello e capace” ed invece “mi hanno imposto lo Stato”; Michele ne ha 23 e vorrebbe poter scegliere “oltre lo Stato e i suoi tentacoli”; Gemma, 22, chiede che i servizi possano essere scelti e non imposti; Pietro, a 20, si augura di “mantenere 2 figli in più e un burocrate in meno” nel suo futuro. Gente giovane che in due righe dice tutto o quasi: sono alcuni dei ragazzi che gravitano attorno ai Tea Party sbarcati anche in Italia per pretendere “meno tasse, più libertà”.

Forse è la volta buona che senza pleonastici appelli, convegni e omelie politico-culturali qualcosa si sia mosso. Domani attaccano a Prato, poi si parla di Roma e Milano. Qualche tempo fa scrivevamo che c’è una destra in Italia che “ha coltivato il mito di Reagan piuttosto che della Thatcher“, senza perdersi nei meandri dell’eterno dibattito sul “chi siamo e da dove veniamo”. Qualcuno se l’era anche presa, forse perché non pensava che c’è chi formula pensieri pur non posando le chiappe nei salotti o davanti alle telecamere.

Si tengano pure la loro destra camaleontica. Qui prepariamo le bustine di tè.

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Roma, Sud America

Se non fosse che non si sa come andrà a finire, c’è da ridere a leggere le cronache politico-giudiziarie di questi giorni. Perché ormai ci siamo abituati: politici, prelati e alti funzionari dello Stato immischiati in un giro di affari che per inerzia giudichiamo illegali, alla faccia del segreto istruttorio e delle indagini non ancora completate. Soldi, case, donne, prestiti e favori: dal 1992 ad oggi non passa mese che non rispunti il termine “Tangentopoli”, anche se alla fine il terremoto non c’è.

E ancora: complotti tra loschi poteri (banche, logge massoniche, servizi deviati), congiunture internazionali da far tremare i polsi (crisi finanziaria, nazioni in bancarotta). E’ sempre il solito fantasma che abita nei salotti della capitale sudamericana d’Italia, Roma (© Abr), nelle aule di tribunale e nelle redazioni giornalistiche. La corruzione è il cancro di questo Paese, lo sappiamo bene a nostre spese.

Ma possiamo azzardare un’ipotesi: vale a dire che se non ci fosse di mezzo un Berlusconi, tutto ciò non troverebbe il risalto che oggi gli è garantito? E che se non ci fosse uno scenario nuovo (una ventata nordista che non vuol dire necessariamente leghista), la cricca di casa nostra continuerebbe a vivere sonni tranquilli? Ecco, ci siamo finiti anche noi nel calderone, insinuando cambiamenti e ribaltamenti di potere che si concluderanno come sempre: a tarallucci e vino. Sudamericano, ovviamente.

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David Cameron, Primo ministro

Il leader dei conservatori David Cameron ha ricevuto dalla regina Elisabetta II l’incarico di formare il nuovo governo del Regno Unito. Lo farà con una coalizione alla quale parteciperanno i liberaldemocratici di Nick Clegg per il quale già si parla di un ruolo da vice di Cameron, mentre George Osborne avrà le chiavi dell’economia in qualità di Chancellor of the Exchequer. La sfida del nuovo esecutivo, secondo le intenzione di Cameron, è di assicurare una “piena coalizione” per affrontare i problemi della Gran Bretagna e ridare responsabilità alla politica e alla società.

L’addio di Gordon Brown

Il laburista Gordon Brown si è dimesso dalla carica di Primo ministro una volta apparsa chiara che l’ipotesi di un patto con i lib dem era divenuto impossibile. Brown si è detto “privilegiato” per aver potuto servire il Paese sia come segretario che come capo del governo. Una volta raggiunto il quartiere generale del partito laburista in Victoria Street, ha nuovamente ringraziato tutti coloro che lo hanno affiancato, tra cui Tony Blair. Poi, commosso, ha ringraziato anche la moglie Sarah.

Tredici anni dopo la rivoluzione del New Labour, i Tories sono tornati a Downing Street.

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Keep calm

Se David Cameron è il New Churchill, chissà che faccia farebbe il vero Winston a vedere un accostamento del genere. L’amico Simone ha una gran voglia di vedere un Primo ministro conservatore al numero 10 di Downing Street e noi con lui, ma è buona cosa rallentare, rifiatare e ripartire. Non tanto perché Churchill venne chiamato a guidare un governo di coalizione con la Seconda guerra in corso, la Francia ormai conquistata dai nazisti e la Lutwaffe pronta a scatenare l’inferno sui cieli britannici per preparare l’invasione terrestre dell’esercito di Hitler (e dunque lo scenario non è assolutamente paragonabile a quello di oggi); quanto per via del fatto che Sir Winston aveva il polso della situazione e nessuno avrebbe nemmeno osato chiedere di trattare con lui.

Cameron e Clegg si stanno parlando da giorni, ormai. E se è vero che il loro interesse è quello di salvaguardare l’economia della Gran Bretagna, le troppe ore spese a raggiungere un accordo non fanno altro che smentire i loro presupposti. I numeri dicono che i conservatori hanno 305 seggi, i liberaldemocratici 57. I primi ne hanno conquistati 97 rispetto al 2005, i secondi ne hanno persi 5. Quanto altro tempo occorre a Cameron per mettere alle strette Clegg, al quale offre l’insperata occasione di passare da terzo incomodo trombato ad alleato di governo? Churchill se lo sarebbe pappato a colazione e poi ci avrebbe fumato sopra un ottimo sigaro.

Keep calm, gentlemen, con certe uscite. Che Cameron è già arrivato corto una volta, non vorremo mica bruciargli anche questa volata, no?

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