Archivi del mese: dicembre 2007

Giornalismo di qualità

E’ o non è un gran quotidiano? Via RightNation, veniamo a sapere che ha nominato il Gen. Petraeus uomo dell’anno.

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Breakfast at Tiffany’s

Ci sono film che sanno tenermi in casa anche il sabato sera.

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2007: è stato un anno così

Come ti frego la palla. E la coppa.

Il 2007, da queste parti, si riassume in questa magnifica fotografia scattata il 20 ottobre, nella notte parigina che ha accompagnato il Sud Africa sul tetto del mondo ovale. Hanno vinto gli Springboks, ha vinto un allenatore che se ne è fregato dei pregiudizi e ha schierato una formazione di armadi boeri pronti a prendersi la rivincita sulle truppe di san Giorgio. Il rugby è storia vecchia che torna a galla e quindi diventa nuova.

E’ stato un anno di alti e bassi, botte e scivoloni, fatiche e soddisfazioni. Di incontri con persone che hanno lasciato un segno. Tutto il resto è noia.

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Amo la vita

Queste righe sono dedicate a due persone.

Per andarlo a trovare mi sono immerso con la macchina nella nebbia più fitta che stringe attorno a sé questo scampolo di mondo. La strada la conosco bene, ma anche un buon navigatore come me trova problemi a destreggiarsi in tutta questa fuliggine umida. Poi c’è la questione di come certe strade sono fatte. Quella grande, a due corsie, che marcia dritta fuori dal paese verso la statale. E quelle piccole che è meglio augurarti di non trovare qualcuno che procede nel senso opposto. Io una strada così l’ho dovuta imbucare.

Come i cowboy o i gaucho che hanno imparato a muoversi seguendo le stelle, così io ho dovuto ripassare nella testa ogni centimetro di asfalto che “qui si gira a destra, però aspetta… no, è la prossima o qui finisco nel pollaio di un altro…”. Il fatto è che con la nebbia le stelle mica si vedono.

Il vecchio amico sta bene. Si muove con difficoltà, la gamba se la trascina: non come il dottor House che è simpatico protagonista di un telefilm, questa è la vita vera. La realtà. Eppure, nonostante le rughe che segnano il volto ed indicano la fatica, non ha perso il sorriso e l’ironia.

Abbiamo parlato di tutto, dai campi alla città, dalle famiglie di allora a quelle di oggi, di come è bello averne una e di come può diventare terribile restare soli. Di passi importanti che si compiono e di quelli che non biosgna lasciarsi scappare perché non tornano indietro. Le solite care vecchie cose che conviene ricordare, perché sono così care e vecchie che si finisce per dimenticarle. Abbiamo scherzato, riso e mandato a quel paese quei tipi che non apprezzano il lavoro, l’uomo e la realizzazione personale. Quelli per cui siamo tutti uguali, ma in realtà siamo dannatamente e fortunatamente tutti diversi.

Ci siamo scambiati gli auguri di buon anno, lui mi ha ricordato che sono un bel ragazzone e si è raccomandato di dirlo anche a mia mamma. Poi sono uscito, sono tornato in macchina e mi sono fatto risucchiare dalla nebbia. Ho scoperto che la strada fatta un’ora prima era sempre la stessa, ma ora toccava ricordarmela da un altro punto di vista. Altro che le stelle e le nuvole nel cielo, qui si fa come i cani da tartufo. O quelli da caccia che non badano tanto alla conformazione del terreno quanto all’odore della preda.

A metà strada, prima di tornare sulla strada grande, mi sono venute in mente tre parole: amo la vita. Quattro, a dirla tutta: all’inizio dell’espressione c’era una imprecazione.

D’altra parte, signori miei, ci sono giorni in cui sprecare il tempo che ci è stato dato assume davvero il valore di un peccato. E’ come se si rimanesse intrappolati nella nebbia per sempre. E hai voglia a fingerti cowboy o gaucho, a dare un’occhiata alle stelle e da che parte tramonta il sole. Perché il fatto è che dietro la nebbia, c’è il sole. Il fatto è doverci credere. Saper attendere il suo arrivo. Nessuno però ci fa mai caso. Ecco perché ogni tanto occorre che qualcuno prenda la macchina, si intrufoli in una serata di nebbia e vada a dare un passaggio a chi cerca di rivedere il sorriso del sole.

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Omaggio alle donne dei film

Sul mio blog alla carlona. C’è anche la Hepburn. Katherine. 😉

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Come sono brav(in)o

A parte gli scherzi, se qualcuno ha del tempo da perdere e vuole leggersi qualcosa di interessante, non mi rimane che consigliare questo (mio) studio sul linguaggio politico di Giovannino Guareschi.

Ps: grazie Gianluca.

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Something, by George Harrison


Ps: sì, io sono quello che non sa esattamente cosa fare nel video 😉

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