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Questioni di identità

Balza all’occhio una cosa in queste prime ore del viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna. La prima tappa è stata la Scozia e, ascoltando le interviste ai fedeli cattolici che si sono dati appuntamento a Edimburgo e Glasgow, è tornato a farsi vivo un certo orgoglio identitario, che nel dibattito politico si è appannato a causa delle trame tra laburisti e Scottish National Party e dei favori economici concessi dal governo londinese.

Oggi si è visto qualcosa di diverso. E’ dovuto arrivare un capo di Stato estero perché accadesse.

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Buon viaggio, Santità

Benedetto XVI sarà impegnato da oggi fino a domenica nella prima visita di Stato di un papa in Inghilterra e Scozia.

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Cattolici adulti

Il silenzio di tomba: è quello che proviene da certi ambienti cattolici i cui esponenti hanno il ditino alzato quando gli fa comodo. Ad esempio quando le parole di un vescovo, di un cardinale se non del Papa stesso sono oro colato nella campagna elettorale contro il governo.

Qualche anno in fa, in occasione delle discussione sui Pacs, si definirono “cattolici adulti”. Oggi, di fronte al fuoco incrociato ai danni di Benedetto XVI, tacciono. Forse perché sfogliano tutti i giorni Repubblica, il vangelo dei moralizzatori.

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Il fumo delle candele

Garantisti va bene, però quando salta fuori la Chiesa la faccenda si complica. In questi giorni si assiste ad una frenetica rincorsa a lanciare per primi la notizia dei nuovi casi di pedofilia avvenuti all’interno delle comunità cristiane europee e mondiali. Un caso su tutti, la storia che riguarda il coro diretto dal fratello del Papa. In pochi a considerare che magari certi titoli sparati ad altezza uomo fossero simili a delle stecche – dato l’ambito -, in molti a dimenticare quanto ripetono ogni volta che da un’intercettazione salta fuori il nome del capo del governo, del presidente della Camera, di un ministro o di un parlamentare.

“Ecco, scatta subito la gogna mediatica”, è un po’ il pensiero in queste circostanze non appena tali nomi vengono messi neri su bianco dai quotidiani, prima ancora di capire tutto il resto.

Quando c’è di mezzo la Chiesa non funziona così: subito i garantisti rilanciano la notizia, con il ghigno malefico di chi indica l’untore avvalendosi del preconcetto di sessuofobia che prevarrebbe nel mondo cattolico o, in generale, cristiano. Il degno comportamento di chi è allergico al fumo delle candele e si trasforma così in un manettaro dipietrista qualunque. E poi a meravigliarci se De Magistris chiede che il pontefice testimoni di fronte ai giudici.

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Baraonda laica

Hanno avuto un merito le parole del ministro Calderoli sull’arcivescovo milanese Tettamanzi: hanno scatenato una serie di reazioni che costringeranno i loro autori a pensarci sopra due volte quando dalla Chiesa giungeranno parole fastidiose su Ru486, eutanasia e coppie civili. Il fatto che un leghista abbia duramente criticato un porporato ha fatto sollevare le anime belle del politicamente corretto, impegnate a sottolineare la centralità e l’importanza del ruolo di Chiesa e Vaticano nell’attualità italiana. Questione di tempo e gli stessi si rimangeranno tutto.

Tanto vale godersela finché funziona, anche perché nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è trattenuto: “La religione è un fatto pubblico” e “l’impegno della Chiesa è essenziale”.

In questo clima di presa in giro, Benedetto XVI ha tirato fuori dal cassetto una delle lezioni più belle in occasione delle celebrazioni di Maria Immacolata a Roma. Ha parlato di individuo e non di individui, ha fatto capire che è l’uomo che deve essere al centro dell’attenzione, non quell’insieme poco definiti che passa sotto il generico termine di uomini. “C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto”, ha affermato dopo aver duramente criticato il gioco al ribasso messo in atto dai media e l’indifferenza della città “che prima nasconde e poi espone al pubblico”.

E’ l’uomo al centro di tutto in queste righe che potrebbero essere state lette da un’autorità qualunque, non per forza dal Papa. Le anime belle sono rimaste in silenzio, ma viene da pensare che le sparate di sostegno all’importanza della Chiesa siano già andate di traverso.

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Il laico è morto

Uno Stato dove un Papa non può parlare in una università non è uno Stato laico. Non è proprio uno Stato.

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