Archivi tag: immigrazione

I negrieri

Il colonnello Gheddafi sa come usare le parole: pretende 5 miliardi di euro dall’Unione europea altrimenti il Vecchio continente diventerà come l’Africa, la parte nera. E qui i volti si fanno preoccupati. Perché i maestri del pensiero politicamente corretto non si faranno certo delle paranoie: spazio al multicolor, vengano pure perché in Europa si accoglie chiunque, la minaccia del dittatore libico non ci spaventa, anzi è un assist perfetto.

Pare però che sia partita una colletta tra i salotti della buona società perché van bene i neri in giro per le strade, ma che almeno stiano lontani dai loro appartamenti in centro.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Politica

E fanno le fiaccolate, loro

Strano modo di fare politica, a Milano: dopo aver scoperto l’acqua calda, vale a dire che via Padova è in mano ai delinquenti extracomunitari, ma soprattutto clandestini, la maggioranza dà appuntamento in piazzale Loreto per una fiaccolata per la sicurezza. Magari risponde al principio con il quale in passato si mettevano i lampioni nelle strade: più luce, meno criminalità.

Le fiaccolate dovrebbero farle chi sta all’opposizione, piuttosto, per protestare. Chi governa dovrebbe lavorare per affrontare il problema, che è particolarmente complesso. Ma anche molto semplice: mandare gli uomini delle forze dell’ordine in quella via (senza pretenderne di nuove, ci sono già, basta sdoganarli dagli uffici e farli scendere dalle macchine), chiedere i documenti di residenza, andare a pescare quegli italiani che affittano in nero degli appartamenti, se così si possono chiamare, ai clandestini. Quest’ultima cosa è la più semplice di tutte, visto che lo Stato pretende di sapere tutto dei nostri guadagni.

Popolo della libertà e Lega Nord non hanno più tanti alibi da giocarsi: hanno in mano Regione, Provincia e Comune. E governo nazionale. I cosiddetti amministratori conosco a fondo la questione. In Stazione Centrale, sotto il Pirellone, già dalla mattina se ne beccano di alcuni che carburano a forza di bottiglie alcoliche: se lor signori ogni tanto facessero le persone normali e non abusassero delle loro posizioni, se ne renderebbero conto.

Invece si danno appuntamento per fare le fiaccolate.

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Ai rom no, a noi sì

Dario Mazzocchi – Libero-news.it

Ai rom non si possono prendere. E’ un atteggiamento razzista. E l’Unione europea certamente non vuole apparire tale, così ordina al ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, di non continuare sulla strada delle impronte digitali ai nomadi. Però le impronte digitali degli italiani sulle carte d’identità non fanno notizia, anzi. Ci sono già. Per esempio nel comune di San Bendetto al Tronto, località turistica in provincia di Ascoli, sulla costa adriatica dell’Abruzzo. La conferma non arriva solo dal sindaco della località, Giovanni Gaspari, ma anche dal vice prefetto Felice Colombrino, dirigente dell’ufficio stampa del Viminale: “E’ un progetto che era partito, poi era stato interrotto, poi ripreso nuovamente”, dichiara a Libero-news facendo riferimento alle carte d’identità elettroniche. “Contengono un microchip con tutti i dati, comprese le impronte digitali degli italiani. In questo modo non funzionano soltanto da carta d’identità, ma sono utili per altri scopi, ad esempio quelli sanitari”.
A San Benedetto del Tronto le carte elettroniche sono arrivate nel 2002 e, come si legge in articolo del 15 settembre di quell’anno su Sambenedetto oggi, “entro il 2003 tutti residenti del Comune di San Benedetto avranno in tasca la carta di identità elettronica, una piccola tessera. L’idea in fase di sperimentazione partì circa due anni fa e fu seguita dall’allora Assessore alle Finanze Giovanni Gaspari. Una tessera con microchip in grado di memorizzare dati e programmi, con la quale sarà possibile accedere ai propri dati in tutti gli sportelli di Enti Pubblici e Privati”. Poche righe sotto la conferma che queste carte contengono le tanto vituperate impronte digitali: “Inoltre nella smart card verranno inserite anche le impronte digitali non leggibili a occhio nudo ma solo con un lettore ottico”.
Ma non è tutto. E’ datato 10 dicembre 2004 un documento del Consiglio dell’Unione europea che ha per oggetto il “regolamento del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri”. Il linguaggio è quello tecnico e burocratico, ma basta sfogliare le pagine del regolamento per venire a sapere, all’articolo 2, che “i passaporti e i documenti di viaggio hanno un supporto di memorizzazione che contiene un’immagine del volto. Gli Stati membri aggiungono inoltre le impronte digitali in formato interoperativo”. L’articolo seguente riporta che “il presente regolamento si applica ai passaporti e ai documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri”. Interessante il fatto che “non si applica alle carte d’identità rilasciate dagli Stati membri ai loro cittadini”.
I documenti così prodotti sarebbero già dovuti essere in circolazione, ma alcuni problemi tecnici hanno compromesso il loro rilascio. Non erano mancate le polemiche in ambito europeo sull’adozione degli elementi biometrici, ma da un articolo di EurActiv.com pubblicato il 9 novembre 2004 e poi aggiornato il 24 aprile 2006, si possono reperire le pozioni ufficiali dell’Europa. Antonio Vitorino è l’ex commissario portoghese alla Giustizia e agli Affari interni per l’Unione e, di fronte alle critiche per questi provvedimenti, rispondeva che i nuovi documenti accoglievano le richieste dell’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale e che l’introduzione di elementi biometrici avrebbero dovuto migliorare l’accuratezza di identificazione e reso più sicuri i documenti dal rischio di contraffazione. Appare evidente come la strategia dell’Ue fosse condizionata anche dall’allarme terrorismo scattato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington da parte di Al Qaeda.
Evidentemente all’Europa devono fare più paura i suoi cittadini già in possesso di documenti d’identità piuttosto che le popolazioni nomadi che si muovono sul continente senza nemmeno poter essere censiti. Giusto per capire chi passa per casa nostra.

3 commenti

Archiviato in Politica

Polacchi d’Inghilterra

L’immigrazione è al centro anche del dibattito inglese. Il deputato dei Conservatori Daniel Kawczynski, di origine polacca, se l’è presa con l’ambiente liberal per le critiche espresse nei confronti dell’arrivo di stranieri di origine est europea in Uk. Non ha usato mezzi termini, dichiarando che se tali immigrati avessero un colore della pelle diverso da quello bianco non avrebbero espresso tutte le loro riserve. E rilancia chidendo che venga istituita una festa nazionale per ricordare il contributo degli immigrati polacchi in tutta la Gran Bretagna. Lo farà quest’oggi, durante il dibattito pomeridiano alla House of Commons.

Ma la battaglia è cominciata già questa mattina, con Kawczynski ospite di una trasmissione della BBC: The liberal elite of the BBC are using the Poles as a cat’s paw in a politically correct world to talk about immigration. Because you won’t do stories about more controversial immigrants you always focus on Poles.

Perché non ha mai visto una puntata di Anno zero di Santoro.

Lascia un commento

Archiviato in Politica

In Svizzera prove tecniche di immigrazione

Lo scorso autunno la Svizzera chiamata alle urne ha visto sorgere la stella politica di Christoph Blocher, leader dell’Udc, il partito popolare elvetico, che conquistò il 29% dei consensi ottenendo 62 consiglieri nazionali. Blocher si era presentato con un programma particolarmente polemico sul tema dell’immigrazione, non nascondendo il timore per il continuo arrivo di stranieri in particolare dall’Africa e dell’est europeo, venendo accusato di xenofobia. Oggi il tema dell’immigrazione torna ad essere di particolare interesse in vista del referendum del 1° giugno che intende reintrodurre in Svizzera il sistema di voto popolare per la concessione della naturalizzazione.

CONFUSIONE LEGISLATIVA – Nel 2003, infatti, una sentenza del Tribunale federale aveva accolto il ricorso di un residente la cui domanda di naturalizzazione era stata respinta dal voto popolare dell’assemblea comunale di Emmen, nei dintorni di Lucerna. Il Tribunale si era giustificato dichiarando che è anticostituzionale rimettere al giudizio popolare una questione come la richiesta del diritto di cittadinanza. D’altra parte non va dimenticato che la Svizzera è una confederazione di cantoni e altre entità territoriali profondamente gelose delle proprie prerogative e in alcuni comuni la concessione della cittadinanza elvetica rimane sottoposta all’approvazione dell’assemblea comunale. Leggi che si contrastano e che creano confusione.

PRO E CONTRO – Il referendum di giugno potrebbe alla fine ripristinare il vecchio sistema. Marco Chiesa, Gran Consigliere dell’Udc non ha dubbi a riguardo: «La sentenza del Tribunale permette a coloro che hanno fatto ricorso di ottenere la cittadinanza solamente in base ad una valutazione amministrativa e non politica». Di tutt’altro parere Angela Carlucci, delegata per le Politiche sindacali internazionali del Syna, la seconda forza sindacale elvetica: «Il 9 luglio del 2003 il Tribunale federale ha dichiarato che il voto sulle naturalizzazione è anticostituzionale e i giudici si sono espressi in favore di una procedura di naturalizzazione degna di uno stato di diritto».
Alla Carlucci controbatte Ivano Foraboschi, presidente della sezione dell’Udc di Lugano: «Questa iniziativa semplicemente richiede che vengano meglio valutati quei criteri che la legge prevede come necessari. Chi è in regola non ha nulla da temere». Dichiarazione in linea con quella dello stesso Chiesa che si chiede se non sia meglio che siano i comuni, l’entità più vicina al cittadino, a decidere riguardo una questione come il diritto di cittadinanza.

IL FUTURO PER GLI ITALIANI – Nel caso il vecchio sistema tornasse in vigore, ci sarebbero problemi per gli italiani ad ottenere cittadinanza svizzera? Foraboschi nega assolutamente: «Per italiani, francesi e tedeschi, che hanno cultura simile a quella elvetica, non ci sono problemi per ottenere la naturalizzazione». Più cauto Dino Nardi, del Consiglio generale degli italiani all’estero, secondo il quale la paura del diverso, di cui un tempo erano vittime gli stessi immigrati italiani, si è semplicemente spostata su altre categorie. Stando agli ultimi sondaggi, il consenso verso l’iniziativa sostenuto dall’Udc si attesterebbe al 48%.

Pubblicato anche su IFG on line.

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Paese serio

Siccome gli Stati Uniti lo sono, ecco che un un tema serio diventa seriamente importante in politica.

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Così semplice, così complicato

  Per favore, qualcuno trovi il tempo di spiegare a Gian Antonio Stella che c’è una profonda differenza tra l’essere stati emigranti italiani in Usa e l’essere immigrati romeni in Italia oggi. Perché non serve a niente snocciolare a pagina 21 del Corriere di oggi cifre che riguardano un capitolo chiuso della nostra storia, raccontando di come vivevano i nostri antenati dalle parti di Ellis Island. La pregiata firma di via Solferino prova  a mettere sullo stesso piano due civiltà completamente diverse, due modi di intendere la vita diametralmente opposti: italiani da una parte, rom dall’altra. Noi siamo portati a rispettare le regole, anche quando non ci vanno bene (o meglio, lo eravamo, prima che il progressismo dileguasse il senso di responsabilità individuale). Loro non le sanno recepire. La cosa è molto semplice. 

Così semplice che un supponente come Stella nemmeno ci fa caso. 

2 commenti

Archiviato in Politica