Archivi del mese: luglio 2008

Bella

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Bologna, la rossa allo sfacio

Leggere il sito di Libero. Non solo perché ci lavoro io. Ma perché c’è la prima puntata dell’inchiesta sulla Bologna di Cofferati. Uno sceriffo senza stella.

Però Bologna ce l’ho nel cuore.

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Lezioni d’italiano

Il socio è tornato dalle vacanze. O almeno suppongo. Ed è una gran bella cosa, se poi scrive un post come questo.

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Intercettazione sexy

D: Pronto?

S: Solo per dirti una cosa veloce veloce…

D: Dimmi, dimmi tutto!

S: Trovo Sabina Guzzanti molto sexy. Pronto? Pronto? Pronto? Ma dove sei finito?

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Forse è così

Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza.
Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

Fernando Pessoa

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The Wall

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The Dark Knight

E’ sempre stato il solo e unico super eroe per me. Perché terribilmente umano alla fine.

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Intercettazione / “Focalizzati”

D: Pronto?

S: Ciao grande. Bell’articolo quello di oggi…

D: Grazie, grazie. Ma quella chiusura lì, non è mica mia.

S: Ah no?

D: Ma credo sia un detto francese… La guerre, la terre… non mi ricordo bene.

S: Lascia stare che quella lingua lo sai… io la odio.

D: Certo, certo. Che ti serve?

S: Ma no, niente…

D: Dài, sputa l’osso…

S: E’ sempre per via di “L”.

D: Ancora? Basta! Io non so come aiutarti, poi in questi giori ho proprio da fare… ma tanto eh… ti dico tanto.

S: Dài, solo un aiutino. In ricordo dei bei vecchi tempi!

D: Ti riferisci alla cena con F. e quello che si è fermato in Kansas?

S: Grande eh? Ricordi?

D: Sai che lui si era focalizzato fin troppo? Ora è a capo di qualcosa qui…

S: Ma va? E da quando?

D: Che ne so. E’ un collega tuo, un parruccone come te. Mi pare si sia fatto eleggere con un doppio turno alla francese….

S: [risate]

D: Porca miseria… che [lunga parentesi incomprensibile]

S: E allora che mi consigli?

D: Focalizzati! Focalizzati! Focalizzati! E vedrai che ce la farai. Adesso la chiamo e le dico che ti stai focalizzando?

S: Come la chiami? Hai il numero? Ehi, oh… ma dove sei finito? Pronto? Pronto?

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Ai rom no, a noi sì

Dario Mazzocchi – Libero-news.it

Ai rom non si possono prendere. E’ un atteggiamento razzista. E l’Unione europea certamente non vuole apparire tale, così ordina al ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, di non continuare sulla strada delle impronte digitali ai nomadi. Però le impronte digitali degli italiani sulle carte d’identità non fanno notizia, anzi. Ci sono già. Per esempio nel comune di San Bendetto al Tronto, località turistica in provincia di Ascoli, sulla costa adriatica dell’Abruzzo. La conferma non arriva solo dal sindaco della località, Giovanni Gaspari, ma anche dal vice prefetto Felice Colombrino, dirigente dell’ufficio stampa del Viminale: “E’ un progetto che era partito, poi era stato interrotto, poi ripreso nuovamente”, dichiara a Libero-news facendo riferimento alle carte d’identità elettroniche. “Contengono un microchip con tutti i dati, comprese le impronte digitali degli italiani. In questo modo non funzionano soltanto da carta d’identità, ma sono utili per altri scopi, ad esempio quelli sanitari”.
A San Benedetto del Tronto le carte elettroniche sono arrivate nel 2002 e, come si legge in articolo del 15 settembre di quell’anno su Sambenedetto oggi, “entro il 2003 tutti residenti del Comune di San Benedetto avranno in tasca la carta di identità elettronica, una piccola tessera. L’idea in fase di sperimentazione partì circa due anni fa e fu seguita dall’allora Assessore alle Finanze Giovanni Gaspari. Una tessera con microchip in grado di memorizzare dati e programmi, con la quale sarà possibile accedere ai propri dati in tutti gli sportelli di Enti Pubblici e Privati”. Poche righe sotto la conferma che queste carte contengono le tanto vituperate impronte digitali: “Inoltre nella smart card verranno inserite anche le impronte digitali non leggibili a occhio nudo ma solo con un lettore ottico”.
Ma non è tutto. E’ datato 10 dicembre 2004 un documento del Consiglio dell’Unione europea che ha per oggetto il “regolamento del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri”. Il linguaggio è quello tecnico e burocratico, ma basta sfogliare le pagine del regolamento per venire a sapere, all’articolo 2, che “i passaporti e i documenti di viaggio hanno un supporto di memorizzazione che contiene un’immagine del volto. Gli Stati membri aggiungono inoltre le impronte digitali in formato interoperativo”. L’articolo seguente riporta che “il presente regolamento si applica ai passaporti e ai documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri”. Interessante il fatto che “non si applica alle carte d’identità rilasciate dagli Stati membri ai loro cittadini”.
I documenti così prodotti sarebbero già dovuti essere in circolazione, ma alcuni problemi tecnici hanno compromesso il loro rilascio. Non erano mancate le polemiche in ambito europeo sull’adozione degli elementi biometrici, ma da un articolo di EurActiv.com pubblicato il 9 novembre 2004 e poi aggiornato il 24 aprile 2006, si possono reperire le pozioni ufficiali dell’Europa. Antonio Vitorino è l’ex commissario portoghese alla Giustizia e agli Affari interni per l’Unione e, di fronte alle critiche per questi provvedimenti, rispondeva che i nuovi documenti accoglievano le richieste dell’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale e che l’introduzione di elementi biometrici avrebbero dovuto migliorare l’accuratezza di identificazione e reso più sicuri i documenti dal rischio di contraffazione. Appare evidente come la strategia dell’Ue fosse condizionata anche dall’allarme terrorismo scattato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington da parte di Al Qaeda.
Evidentemente all’Europa devono fare più paura i suoi cittadini già in possesso di documenti d’identità piuttosto che le popolazioni nomadi che si muovono sul continente senza nemmeno poter essere censiti. Giusto per capire chi passa per casa nostra.

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La secessione di Galan

Dario Mazzocchi – Libero-news.it

Il Pdl Veneto va alla guerra. E chiede un Popolo della libertà che sia davvero veneto. Di origine controllata. L’appuntamento è a Padova, lunedì prossimo 14 luglio, al Centro papa Luciani. Una convocazione che parte dal basso e che sta raccogliendo adesioni dal web, tramite il sito Vogliounpdlveneto. Un’operazione pensata in grande e che parte dal piccolo, dagli elettori, ma che ha ricevuto l’appoggio di alcuni esponenti parlamentari, come i senator Maurizio Castro e Maurzio Saia. E poi l’assessore regionale Oscar de Bona, il sindaco di Belluno Antonio Prade, il vice sindaco di Crespano del Grappa Antonio Guadagnini, leader della rivolta sull’Irpef. Il motto è uno: “Vogliamo un Pdl alla bavarese”, un partito federato che però non debba seguire per forza di cose quello che si riunisce a Roma.
Ufficialmente non ci sarà il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, ma lui è senza dubbio uno dei protagonisti della vicenda. Vicenda che parte da un incontro non proprio amichevole con Denis Verdini, fresco di nomina a coordinatore nazionale di Forza Italia. Verdini ha girato l’Italia per parlare di Pdl e partito unico di centrodestra, mettendo piede anche in terra veneta, escludendo la possibilità di un Pdl autonomo su base regionale. Nel frattempo Galan aveva dato alle stampe il suo manifesto politico, nel libro intitolato “Il Nordest sono io”: legame partito-territorio, autonomia partitica per una regione strategica come il Veneto, qualche sassolino da levarsi dalla scarpa. Come queste battute su Verdini apparse sul Gazzettino il 24 giugno 2008, tre giorni dopo il passaggio dell’ambasciatore di Roma: “L’uso della forza, l’autoritarismo senza autorevolezza sono intollerabili. Nel mio partito questo non potrà succedere. Il punto è che a Roma non capiscono, non c’è niente da fare”.
Niccolò Ghedini, deputato forzista e avvocato di Berlusconi, padovano, ha provato a ricucire lo strappo. Inutilmente.
Su inziativa di alcuni si consolida l’idea di ritrovarsi a metà luglio per chiedere al Cavaliere e a Fini di essere autonomi, di poter scegliere chi mandare in Parlamento e di istituire delle primarie per le scelte del sindaco. Tutto regolarmente in controtendenza con la linea “romana” di Forza Italia. Voci dicono che lunedì a Padova ci saranno pure sostenitori di Biella e Bolzano.
“E’ una richiesta che viene dal basso di fronte alla necessità di identificarsi fortemente per difendere dei valori da tenere saldi”, commenta a Libero-news l’onorevole Giustina Destro, che di Padova è stata sindaco dal 1999 al 2004. E se qualcuno se la prende con Galan per la sua azione da “deus ex machina”, risponde tranquillamente: “Sono soltanto dei personalismi. Il ruolo della coalizione deve prevalere su tutto, altrimenti ci si fa del male. Se sarò a Padova? Dipende dai lavori per la Finanziaria, altrimenti lunedì parteciperò anche io”.
“E’ il progetto di un Galan che cerca di arginare il risultato di una Lega saldamente radicata sul territorio e che ha dimostrato di essere presente in ogni parte del Veneto”, ribatte Maurizio Conte, segretario provinciale della Lega Nord a Padova. “Vuole ridimensionare la Lega e soprattutto vuole eliminare qualche concorrente leghista per la successione alla presidenza del Veneto”, continua Conte. Galan ha il fiato sul collo? “Sì, Galan ha il fiato sul collo, ma inventare certe partiti non serve perché creare un partito che possa essergli d’aiuto non è affare che interessa l’elettore”, chiude Conte.
Dove c’è terra, c’è guerra. Ed il Veneto è bello grande.

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