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Vorremmo fare gli americani

Come scrive Giuliano Ferrara quest’oggi. Ma meglio abbandonare sin dall’inizio i sogni quando è certo che saranno impossibili.

Nei partiti, per usare il gergo fesso dei mozzorecchi, si “rubava” e si “ruba” a man bassa, anche perché se non rubi tu ruba un altro e ti porta via il partito di sotto il naso, e che che conta non è il finanziamento illegale della politica ma la politica. Se si voglia un sistema moralizzato, con la corruzione limitata, bisogna che i partiti siano agili comitati elettorali, che la politica si faccia solo nelle assemblee elettive e nel potere esecutivo, e che l’attività dei politici in pubblico si riduca sostanzialmente al fund raising regolarmente denunciato nelle liste pubblice del lobbying. Il modello c’è, è quello americano. Sono passati vent’anni dal regno di Craxi, dieci dalla sua morte, e nessuno ha nemmeno pensato di andare in questa direzione.

Craxi e i quattrini, il Foglio, 19 gennaio 2010

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Presidente, sveglia!

Una volta tanto, dati i precedenti, Gianfranco Fini se n’è uscito con un’affermazione che dovrebbe far ragionare attentamente sia Silvio Berlusconi sia tutta la maggioranza: il processo breve non è la riforma della giustizia. Vero, sacrosanto: perché non basta una legge che preveda due anni per ogni grado di giudizio di fronte reati che comportano pene fino ai dieci anni, piuttosto occorre ribaltare molto altro. E dato che la guerra con l’Anm è cominciata, tanto vale portarla avanti. Purtroppo quella battuta di Fini è caduta nel silenzio, soffocata dalle risse Tremonti – Brunetta e dai guai privati del presidente del Consiglio. Il Cavaliere, dalla sua, avrebbe detto nel corso del vertice di presidenza del Pdl che è in atto una persecuzione giudiziaria che potrebbe portare addirittura alla guerra civile. L’ufficio stampa del partito ha prontamente negato, ma il senso rimane, anche senza quella guerra civile tra i piedi.

L’immobilità dell’esecutivo è, d’altra parte, imbarazzante: questa mattina, intervenendo su La 7, l’abile direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi, ha ricordato come in tempi di crisi le aziende per campare abbiano eliminato le spese inutili, mentre questo governo non lo ha fatto. Il riferimento era soprattutto all’abolizione delle Province e di tutti gli enti che rendono il nostro Paese burocratico, lento, vecchio. A parte la riforma dell’istruzione, dalla scuola all’università, non si registra molto altro di significativo.

L’ennesima chance arriva, guarda caso, dalla giustizia che non deve essere vista solo come un’occasione per permettere ad un capo di governo di svolgere il suo lavoro, ma anche come la possibilità di dare uno scossone ad un sistema che interessa la vita dei cittadini nel profondo, ogni giorno. Quindi facciano pure questo processo breve, ma non si limitino a quello.

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Queen’s Speech: The Tradition

A Londra si celebra un momento particolare della vita politica, il discorso del sovrano al Parlamento riunito in seduta comune. Si inaugura così ufficialmente il nuovo anno legislativo che, nell’occasione, sarà fondamentale in vista delle prossime elezioni dove si affronteranno da una parte Gordon Brown (per non far affondare il Labour Party), dall’altra David Cameron (per sancire definitivamente il ritorno dei Tories).

Forma, formule, formalità: qui alcune curiosità. Interessante notare come ci si adoperi perché la residenza del re o della regina non venga presa in ostaggio durante la sua assenza. Se non ci sbagliamo, negli Stati Uniti esiste un procedimento simile: mentre il Presidente è al Congresso per il Discorso sull’Unione, un segretario del suo governo viene sorteggiato perché rimanga alla White House, pronto a prendere il comando se il Commander in Chief dovesse cadere vittima di un attentato.

Particolari che dicono molto.

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I malati di sesso del Pd – continua

Questa estate avevamo postato questo pezzo, “La questione morale e i malati di sesso del Pd“, che rimane uno dei più attivi e letti su questo blog. Non ce ne meravigliamo: d’altronde non si fa altro da parecchio tempo a questa parte che sbirciare nella serratura della vita privata dei nostri politici, soprattutto se sono presidenti del Consiglio.

Ma c’è dell’altro: che nel centrosinistra, a furia di guardare nel letto altrui, non si sono accorti di chi sguazzava nel proprio. Uno stupratore seriale, il medico indicato nel post linkato e, dulcis in fundo, un governatore regionale. Non è che ci fanno una grande figura, ecco.

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Cameron: ready to lead Britain

Giovinciuffo abbandona il pettine e impugna la spada.

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Il Senatur serra i ranghi

«Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione sul Lodo Alfano. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perchè dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?». Umberto Bossi ha il dono di non usare mezzi termini e dire quanto va detto. Fortuna che nel centrodestra c’è lui: che prima fa sapere che la Lega non teme il responso delle urne, dando un chiaro segnale di come la maggioranza della popolazione riponga ancora fiducia in questo esecutivo. Poi aggiunge che, comunque, un voto è già stato espresso un anno e mezzo fa, che è stato confermato a giugno alle Europee e alle Amministrative e che, quindi, «non vogliamo le elezioni, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?».

Ci voleva tanto per capire che la democrazia funziona così?

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Scusate, ma qui non si applaude

E’ un tripudio di commenti euforici per il discorso di Silvio Berlusconi a Onna in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. Io non applaudo, perché a me non pare questo discorso storico di cui tutti parlano. Che quella del Cavaliere sia stata una genialata non ci piove, al punto che ha costretto Dario Franceschini a contraddire il presidente della Repubblica sul senso di pietà nei confronti dei soldati della Rsi.

Ecco, appunto, i soldati della Rsi. I partigiani da queste parti non sono mai stati glorificati per diversi motivi: non sono stati determinanti per la liberazione dell’Italia; si sono macchiati di omici assurdi una volta firmata la resa in tutto il Paese; sono diventati proprietà dell’ideologia sinistrosa che ha cancellato il valore dei partigiani cattolici, repubblicani, monarchici e azionisti. Non venendo ricordati questi, non ci sprechiamo a ricordare quelli delle cosiddette compagnie Garibaldi.

Eppure è giusto rendere loro il nostro tributo perché loro hanno dato la vita. Come per noi hanno dato la vita i repubblichini. Che credevano in un’altra Italia, in un altro ideale che era indicato in quelle tre parole: Repubblica sociale italiana. Da queste parti non siamo nemmeno fascisti e facciamo espressioni dubbie quando il centrodestra si fa prendere la mano dalle correnti sociali – ed ecco perché anche il discorso di Fini alla convention del Pdl non aveva riscosso grandi favori in questo mondopiccolo. Ma arrivare a dire che occorre pietà per i repubblichini, si compie un passo indietro.

Ci sono voluti anni per riuscire a far ammettere che dal 1943 al 1945 in Italia si era consumata una Guerra civile. Con le espressioni di ieri, usate pure dal presidente del Consiglio, alla fine la si è data vinta a chi per anni ci ha fatto una testa così con zuppe congelate di retorica. Le parole del Cav. ci hanno lasciato l’amaro in bocca. Pietà la si prova per gli sfigati e per chi crede di essere il migliore senza esserlo. Pietà si prova per un Franceschini che non sa che pesci pigliare. Non per gli italiani che decisero di stare da una parte solo perché in quella parte vedevano qualcosa che agli altri non piaceva.

La grande coalizione nazionalpopolare a tarallucci e vino, sul 25 aprile, è stata servita. Preferivamo la vecchia versione, lasciando a certa gente il vanto di spacciarsi per eroi senza prenderli in considerazione. Però, alla fine, Berlusconi ha fregato tutti. E almeno questo riusciamo a digerirlo. Ma niente applausi da parte nostra.

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