Archivi del mese: dicembre 2011

Natale a casa Guareschi

Ci vuole dello spudorato coraggio a cominciare una favola con «C’era una volta un prigioniero… No: c’era una volta un bambino… Meglio ancora: c’era una volta una Poesia… Anzi, facciamo così: c’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero». Giovannino Guareschi ne aveva, tanto da convincersi che «non muoio nemmeno se mi ammazzano» mentre trascorreva lunghi anni dietro il filo spinato dei campi di prigionia nazisti: ci finì dopo l’8 settembre 1943, come Internato militare italiano, tra Germania e Polonia.

Un’esperienza raccontata nel “Diario clandestino”, dove l’autore parmense insegna a rimanere umani nel bel mezzo di una tragedia dalla quale in molti non fecero ritorno. «Non abbiamo vissuto come i bruti – scrive GG -. Non ci siamo richiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, con un passato e un avvenire».

E nel dicembre del 1944 la sua mente ha elaborato “La favola di Natale”. È notte buia, il mondo è pieno di gentaglia, le città fanno i conti con le bombe, ma il piccolo Albertino affronta il pericolo e va a fare visita al padre lontano, prigioniero chissà dove perché c’è una poesia di Natale da recitare. È accompagnato dal cane Flik e della nonna che ha avuto la stessa idea. In mezzo ad un bosco inondato dalla magia, incontra il babbo, riuscito a scappare con un sogno dalle sentinelle di guardia. La favola diventerà un libro l’anno successivo.

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Qui non c’è aplomb

I luoghi comuni sono fatti per essere messi in discussione. Tra i commentatori italiani si è fatta immediatamente largo l’opinione che il nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti, sfoggi un aplomb tutto britannico, a sostegno dell’idea che l’Italia stia vivendo una nuova epoca politica, lontana anni luce dal berlusconismo e dai suoi connotati. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, e non ci sarebbe da stupirsi se nei prossimi giorni i quotidiani svelassero che Monti, alle cinque, si ritira nello studio a bere una tazza di tè.

L’aplomb britannico, in sede politica, non porta lontani. Se il nuovo premier italiano si presentasse alla House of Commons così come ha fatto alla Camera e al Senato, si ritroverebbe nel giro di pochi minuti con le spalle al muro. La battaglia dialettica non risparmia nessuno a Londra e la retorica è materia nella quale applicarsi al massimo, soprattutto per schivare i colpi, tanto che i futuri avvocati e professionisti cominciano ad esercitarsi durante gli anni universitari. Sono quattro i punti da tenere a mente: definire la mozione, presentare il caso, rispondere alle istanze, rimanere pertinenti al tema.

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