Archivi del mese: ottobre 2010

E allora sia

Volete che Silvio Berlusconi si levi dalle scatole per dare ampio respiro alla democrazia, alle manovre di palazzo, ai partiti che decidono gli equilibri parlamentari al di là dell’effettivo mandato ricevuto dagli elettori? Prego, avanti.

Perché se il Cavaliere non lo si riesce a mandare a casa affossando le sue leggi, si tenta disperatamente di attaccare la sua persona che si presta al gioco. Sguinzagliate flotte di giornalisti per misurare i centimetri della sua erezione, per capire se alle feste andavano più di moda i tanga o le guepière, i bunga bunga o i missionari. Poi andate in piazza a manifestare per la libertà di stampa e fatevi largo a spintoni per accaparrarvi l’ultima copia di Repubblica o del Fatto con tutti i particolari in prima.

Scaricate tonnellate di foto, video e audio da internet, chiudetevi bene in bagno prima di dedicarvi all’autoerotismo.

Al diavolo il lodo Alfano e tutte le altre porcate di leggi ad personam! Ora ci sono pure i dipietristi di destra a darvi una mano, quelli che confondono la legalità con la forca mediatica. Dateci dentro perché ora o mai più. E’ arrivato il vostro momento, voi che insultate chi osa mettere il becco in casa vostra senza il vostro consenso, ma che fate i moralisti dalle finestre degli altri.

Da che mondo è mondo, apprezzare le donne non è peccato. Noi siamo dei poveri diavoli, ancorati al vecchio mondo, all’età della pietra e pure oscurantisti per cui taciamo sui vizi privati, non ce ne frega granché delle attitudini sessuali dei personaggi pubblici, anche se nel profondo preferiamo dieci veline con un solo satiro a uno che in auto blu va a visitare uomini travestiti da donne.

E’ giunta l’ora. E allora sia. Chissà che questa volta siate in grado di celebrare un funerale con il morto dopo i tanti tentativi andati male. Auguri.

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Che parlino pure

Viene sempre da domandarsi perché facciano così tanto casino. Santoro ce l’ha con la Rai che lo paga, perché colonizzata dai brutti ceffi di Berlusconi? E che lo dica pure. La Gabanelli sente puzza di bruciato sulla villa del Cavaliere ad Antigua? Mandi in onda il reportage, senza che Ghedini ne faccia un caso nazionale. Fazio e Saviano scrivono un programma per pontificare nuovamente su come l’Italia sia messa male? Gli diano una collocazione in prime time.

Che parlino pure, lor signori. Non tanto perché sia un loro diritto, ma perché così eviteremmo di assistere, ogni volta, al flusso continuo di dichiarazioni, smentite, retroscena e pubblicità gratuita per le loro ultime fatiche. Tanto si sa che poi, una volta data un’occhiata allo share, si mettono in coro a cantare “Meno male che Silvio c’è”. E che, alla lunga, anche i telespettatori si rompono le scatole di sentire le solite cose, al punto che temono di essere già di fronte a delle repliche.

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Omertà

Non si capisce per quale motivo una notizia finisca sempre in secondo piano. Ieri il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, è stato fatto oggetto di minacce con una lettera inviata all’Ansa di Bari: “Bersani deve morire, la sua macchina esploderà”. Un messaggio recapito in quel clima di scontro che è tornato a farsi sentire nel mondo del lavoro, con le sedi della Cisl prese di mira perché il sindacato, a detta di chi rimpiange la lotta di classe, è troppo molle con gli imprenditori. O meglio, i padroni, sempre secondo quei tali.

Non basta il sostengo espresso dalla classe politica nei confronti di Bersani. Occorre portare la questione a galla, mettendo in evidenza che in Italia, nel 2010, le polveri della violenza – anche solo verbale – che nasce nei substrati sociali non sono bagnate. Basta anche solo un zolfanello perché attacchi fuoco, non un gesto eclatante come un fumogeno sparato contro Bonanni.

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Contrapposizioni

Liberalismo e socialismo sono culture contrapposte e sono destinate ad esserlo qualsiasi cosa dicano gli apprendisti stregoni alle prese con nuove e incredibili alchimie politiche. Da una parte l’esaltazione dell’individuo e delle sue forme di aggregazione (dall’individualismo libertario fino alla Big Society cameroniana), dall’altra il ricorso allo stato, alla spesa pubblica, al prelievo fiscale come strumento per garantire equità sociale.

Simone Bressan.

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Senza enfasi

Forse tra i futuristi c’è chi crede di essere più furbo degli altri o magari è semplicemente annoiato e così, per trascorrere al meglio la giornata, si inventa una battuta giusta per le agenzie stampa e per farsi quindi un po’ di pubblicità. Stranamente non si tratta di Italo Bocchino, ma di tale Maurizio Saia, esponente di Fli in commissione Affari costituzionali. Il quale ha fatto sapere di aver parlato con Giulia Bongiorno e che lui i suoi voteranno sì al lodo Alfano, “ma senza enfasi”, ha tenuto a precisare. E’ un po’ come Fabio Granata, talmente fedele alla linea finiana che ha votato no alla fiducia al governo settimana scorsa.

Senza enfasi è l’espressione migliore per riassumere il tutto. Non è ancora chiaro se i futuristi ci siano o ci facciano, ma assomigliano e non poco ai leghisti a questo punto, visto che assieme al Cav. pure i lumbard sono il loro pallino fisso: dicono di sì, ma con tutte le riserve del caso. Se Bossi dichiara di aver dato il via libera a Roma Capitale perché il sindaco Alemanno si era presentato in Consiglio dei ministri piangendo, Futuro e libertà non gradisce molto lo scudo giudiziario, però via, darà il suo assenso. E’ appena nato, questo partito, che già è sulla buona strada. In qualsiasi direzioni porti.

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Bestemmia

Silvio Berlusconi si è lasciato andare ad una bestemmia al termine di una barzelletta e certamente non è una gran lezione di stile. Soprattutto, ha offerto involontariamente agli avversari una mano per dargli contro, anche se bisogna applaudire la tempestività con la quale il gruppo Espresso pubblica certe cose non appena torna l’aria di funerale, anche se formalmente il morto non c’è ancora. E’ l’epoca di internet e bisogna stare attenti quando si scambiano due parole per strada se si è un personaggio famoso: il video della chiacchierata irrimediabilmente finirà su YouTube o da qualche altra parte, in particolare se c’è di mezzo una gaffe.

Dunque il Cav. ha tirato una bestemmia e si è lasciato andare ad una barzelletta sugli ebrei. Walter Veltroni ha detto che il premier “perde il suo tempo raccontando storielle indegne e blasfeme”. Come gran parte degli italiani che fanno, di tanto in tanto, commenti cinici o politicamente scorretti con gli amici, per poi alzare il ditino indignati pubblicamente. I laicisti non hanno fiatato: potevano congratularsi con Berlusconi, dire che ha sdoganato l’Italia dall’intromissione vaticana, ma è Berlusconi quindi non va bene.

Una bella confessione come Dio comanda e poi via, tutti ad affrontare cose serie. Speriamo.

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A mano armata

Nel Paese dove “i fumogeni non hanno mai ucciso nessuno”, anche se finiscono nel giubbotto di un segretario sindacale, ieri sera hanno provato a far la pelle al direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Per fortuna nessuno si è fatto male: né il giornalista né il capo della scorta che lo accompagna dall’abitazione in redazione e viceversa. L’attentatore si è dato alla fuga. Sembrano cronache di trent’anni fa, gli Anni ’70. E’ accaduto una sera di ottobre del 2010.

Fosse accaduto a qualcun altro, uno che non rientra nel gruppo di Belpietro, avremmo le volanti dei difensori civici per le strade, campagne on line con post-it e volti preoccupati, appelli firmati da Saviano e quant’altro. Ma questo è il Paese dove la gente va in fibrillazione per chi accusa un capo del governo di essere uno “stupratore della democrazia”: la quale, ben si sa, la si costruisce anche a colpi di rivoltella se necessario. Brutti tempi, signori miei.

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