Archivi del mese: luglio 2009

La rivoluzuone libertina

Il settimanale inglese The Spectator ha pubblicato una classifica dei 50 scandali più clamorosi in Gran Bretagna. Al primo posto, ovviamente, non poteva che esserci quello che tra il 1961 e il 1963 coinvolse John Profumo, segretario alla Guerra ai tempi del governo Macmillan e che aveva per amante la modella Christine Keeler, che a sua volta se la filava con una spia sovietica, Yevgeny Ivanon.

Lo scandalo Profumo è un capitolo degli avvincenti anni ’60 e, secondo lo Spectator, rappresentò il momento in cui l’opinione pubblica britannica arrivò a conoscenza della vita privata dei suoi politici. L’affaire D’Addario lo rappresenta per l’Italia. Non che quanto accaduto da noi abbia qualcosa a che spartire con la vicenda Profumo, dove di mezzo c’erano intrighi internazionali, guerre di servizi segreti e con la partoriente Swinging London a fare da scenario. Però le vicende di letto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno cambiato le cose. Come la sua discesa in campo nel ’94, quando abbiamo assistito alla personalizzazione della politica e al suo stravolgimento. Proprio per questo il Cavaliere è così odiato, ha cambiato lo status quo. Ma prima di lui, ad esempio, delle primarie in un qualsiasi Partito democratico sarebbero state impensabili.

Gli italiani sono entrati nelle vite private dei suoi rappresentanti politici. L’amore Casini – Azzurra Caltagirone, il divorzio di Gianfranco Fini con un figlio fuori dal matrimonio, la scappatella di Sircana per le strade romane e chissà che altro salterà fuori nei tempi a venire.

(Continua su Notapolitica.it)

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Masturbazione radical-chic

E via, ci sono le registrazioni. Quelle che in teoria erano sigillate dal pm di Bari e che invece L’Espresso ha messo on line. Si sentirebbero la D’Addario e Berlusconi che parlano di presunte trombate a Palazzo Grazioli. La D’Addario, nel frattempo, ha ricevuto 32.000 euro da una rivista scandalistica spagnola per posare senza veli. Insomma, si è venduta come fa qualsiasi prostituta. Il Cavaliere ha fatto sesso con lei? Beh, con le prostitute di solito non si fanno grandi chiacchierate.
Ma la morale monta. La gente si fionderà in edicola (sicuri?) per comprare Repubblica e L’Espresso e farà i commenti: ma come si fa, un uomo pubblico?
Kennedy, Mitterand, Brandt, Clinton e tre quarti dei reali nella storia hanno fatto lo stesso, chi non lo faceva era uno sfigato. Fior fiori di commendatori che sostenevano la Dc e si facevano fotografare con i vescovi nascondevano le amanti dalle mogli, mantenendole. Il potere corrompe, è un dato oggettivo. Chi ha potere ha pure le donne.
Ma la morale monta. Certi sinistrosi con attico in centro protesteranno, le donne dei salotti buoni liquideranno Berlusconi come un “imprenditore arricchittosi”, non è mica un signore nato, lo è diventato. Sono gli stessi sinistrosi con attico in centro che non sanno di chi è il loro figlio, talmente i loro salotti buoni sono alcove segrete, come quella di Togliatti con Nilde Jotti in Botteghe Oscure. Ci hanno raccontato che il loro amore era sincero e privato, ma intanto lui si faceva un’altra mentre stava con una terza, la moglie cornuta.
Ci sono le registrazioni e tutti diventano moralisti. Noi ci complimentiamo con Silvio perché, tra una prostata birichina e uno svenimento, ha trovato le forze per divertirsi alla sua età. Poco ci importa se per quelli antropologicamente superiori finiamo per essere parte di un branco di brontosauri. Loro il cervello all’ammasso lo hanno versato molto prima di noi.

E via, ci sono le registrazioni. Quelle che in teoria erano sigillate dal pm di Bari e che invece L’Espresso ha messo on line. Si sentirebbero la D’Addario e Berlusconi che parlano di presunte trombate a Palazzo Grazioli. La D’Addario, nel frattempo, ha ricevuto 32.000 euro da una rivista scandalistica spagnola per posare senza veli. Insomma, si è venduta come fa qualsiasi prostituta. Il Cavaliere ha fatto sesso con lei? Beh, con le prostitute di solito non si fanno grandi chiacchierate.

Ma la morale monta. La gente si fionderà in edicola (sicuri?) per comprare Repubblica e L’Espresso e farà i commenti: ma come si fa, un uomo pubblico?

Kennedy, Mitterand, Brandt, Clinton e tre quarti dei reali nella storia hanno fatto lo stesso, chi non lo faceva era uno sfigato. Fior fiori di commendatori che sostenevano la Dc e si facevano fotografare con i vescovi nascondevano le amanti dalle mogli, mantenendole. Il potere corrompe, è un dato oggettivo. E chi ha potere ha pure le donne. Ce lo siamo sempre detti: “Chissà quante se ne tromba quello?” commentiamo riferendoci ad uno che sappiamo essere – in piccolo o in grande – un potente. E poi, scusate?, ma tutte quelle belle figliole che se ne stanno con dei cessi perché questi hanno i soldi? Funziona così dai tempi di Adamo ed Eva.

Ma la morale monta. Certi sinistrosi con attico in centro protesteranno, le donne dei salotti buoni liquideranno Berlusconi come un “imprenditore arricchittosi”, non è mica un signore nato, lo è diventato. Sono gli stessi sinistrosi con attico in centro che non sanno di chi è il loro figlio, talmente i loro salotti buoni sono alcove segrete, come quella di Togliatti con Nilde Jotti in Botteghe Oscure. Ci hanno raccontato che il loro amore era sincero e privato, ma intanto lui si faceva un’altra mentre stava con una terza, la moglie cornuta.

Ci sono le registrazioni e tutti diventano moralisti. Noi ci complimentiamo con Silvio perché, tra una prostata birichina e uno svenimento, ha trovato le forze per divertirsi alla sua età. Poco ci importa se per quelli antropologicamente superiori finiamo per essere parte di un branco di brontosauri. Loro il cervello all’ammasso lo hanno versato molto prima di noi.

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Investire costa, ma magari rende pure

Su Affaritaliani c’è una interessante intervista a Layla Pavone, presidente di Iab Italia (associazione dedicata allo sviluppo della comunicazione pubblicitaria interattiva). Condivisibile o meno, offre spunti. Soprattutto per ciò che riguarda i contenuti e,  sarà perché il sottoscritto è un partigiano, pare che quanto scritto su questo blog nei giorni scorsi sia condiviso anche da chi deve metterci i soldi.

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La questione morale e i malati sessuali del Pd

Roba che su Rep.it o affini non si trova. Eppure stava tra le agenzie.

gnocca3La questione morale nel centrosinistra c’è, eccome. È talmente grande che arriva anche in Germania, a Stoccarda, dove un circolo del Partito democratico si è rivolto direttamente al segretario Dario Franceschini. Una lettera firmata da 18 iscritti che inizialmente esprime solidarietà “per la triste vicenda che vede un esponente del Pd romano accusato del reato di stupro”, riferendosi alla vicenda di Luca Bianchini, “per la quale nessun dirigente del Partito democratico può portare responsabilità alcuna”. Ma a seguire il tono è meno amichevole.
L’affare tedesco – A Stoccarda, tra gli iscritti al circolo, compare infatti il nome di un medico condannato da un tribunale tedesco per un reato a sfondo sessuale nei confronti di una sua paziente, che dopo qualche tempo si è suicidata. “La vicenda è stata ampiamente riportata dalla stampa tedesca, dai giornali dell’emigrazione italiane a da diverse agenzie di stampa in Italia”, fanno presente da Stoccarda.
“Di ciò – continua la lettera – avevamo informato Te (Dario Franceschini, ndr), Piero Fassino e il responsabile del Pd-mondo Maurizio Chiocchetti, esigendo un doveroso intervento”. Che non è mai arrivato, né da parte di Franceschini né di Fassino. E tantomeno da Chiocchetti, “un dirigente che non è stato eletto dalla Circoscrizione estero né dagli italiani all’estero del Pd, ma direttamente nominato dall’alto”, pur non avendo “le competenze e le qualità per dirigere un settore così importante e delicato”.
La sentenza mai ascoltata – Lo scorso 14 aprile, grazie alla richiesta avanzata da esponenti del circolo Pd della Germania, c’è stato il pronunciamento della Commissione nazionale di garanzia, l’organo che “a norma dell’art.40, comma 1, dello statuto nazionale”, ha le funzioni di garanzia “relative alla corretta applicazione dello statuto e del codice etico nonché ai rapporti interni al Partito democratico e al sistema informativo”. La Commissione “ha stabilito che per la gravità del reato la persona in questione non possa ricoprire incarichi interni” ed “essere candidato nelle sue liste”.
Il fallimento del partito – A quel punto la vicenda sembrava conclusa, ma così non è stato, perché dopo la sentenza “è cominciata la riabilitazione di questa persona”. Quelli di Stoccarda non ci stanno: non solo il Pd ha perso “clamorosamente” le elezioni in Europa e in Germania, non solo la triste storia ha provocato “amarezza e sconcerto” tra i tanti che si sono impegnati per il partito, ma addirittura chi di dovere non ha risolto alcun problema.
“Abbiamo urgente necessità di eleggere un dirigente che rilanci l’immagine del Pd-mondo”, è la richiesta avanzata dai firmatari dell’appello, “e garantisca con spirito unitario la correttezza del processo congressuale”. La questione morale, tra i democratici, diventa ogni giorno sempre più ingombrante.

Libero-News.it

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Finalmente dice qualcosa di serio

Lo sciopero di Adinolfi

Mario Adinolfi oggi rimane zitto. E’ già qualcosa.

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Colpevole fino a prova contraria

Noi e loro, c’è una gran bella differenza. Sarà pure vero che Murdoch è stato beccato con le dita nel vasetto di marmellata per via delle cosiddette indagini condotte da News Of The WorldThe Sun, ma la cosa non avrebbe dovuto sorprendere più di tanto perché non esiste redazione vergine, figurarsi quella di due tabloid popolari e che puntano sul gossip. Il fatto che dovrebbe meravigliare direttori e cronisti italiani – e non è successo – è che le controinchieste portate avanti dai giornali inglesi si fondano su un elemento essenziale: le prove. Che poi rivelino una verità o meno, spetta ad altri giudicarlo, ai giudici che hanno in mano le indagini. Ma il Guardian in questi giorni ha portato in prima pagina non dieci domande basate su documenti secretati dalle procure e i cui contenuti, al momento, si basano solo sul “sentito dire”, bensì copie di note spese per investigatori privati usati dai giornali del gruppo Murdoch. Stessa cosa dicasi per il Telegraph nella sua inchiesta sui rimborsi per i parlamentari: non indizi, ma prove, documenti che accertassero quanto accaduto.

In Italia siamo fermi alle foto di Zappadu che non svelano molto, se non un paio di seni o le intimità di un ex primo ministro non italiano, mentre non si vede un Berlusconi pescato in flagrante – che non vuol dire una passeggiata mano nella mano con una ragazza, intendiamoci. Giuseppe D’Avanzo ha riportato le registrazioni di Patrizia D’Addario, ma come detto, quei nastri sono secretati e, quindi, potrebbero essere solo delle dichiarazioni di qualche talpa della procura barese che vuole divertirsi a far presagire scenari orgiastici e perversi a Palazzo Grazioli. Non c’è alcuna prova nelle inchieste dei giornali italiani, addirittura, in alcuni casi, non ci sono nemmeno indizi.

Oltremanica, per quanto abbiano fatto la pipì fuori dal vasino in occasione del G8 (d’altronde gli inglesi ci detestano quando non si tratta di cibo o cascinali sparsi tra Toscana e Umbria), almeno hanno il coraggio di fare inchieste come giornalismo comanda. Senza millantare che il capo del governo è un pedofilo, come si intende leggendo alcune delle domande di Repubblica, per di più senza un minimo indizio che sostenga la tesi. Noi e loro, c’è una gran bella differenza. Invece di prendere per oro colato tutto quanto è riportato dai corrispondenti di Sua Maestà in Italia, sarebbe il caso che i signori direttori della stampa italiana imparassero, anzitutto, a rispettare le regole di un buon giornalismo.

Notapolitica.it

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