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Una questione di numeri

Il britannico Simone ha aperto la lunga rincorsa alle elezioni in Albione. Da tenere d’occhio.

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Lui le ha!

Premetto che io non c’entro, io non ho preso parte, io nemmeno so chi siano F., S., D., il papà, la nipote, MVB. e tutto il resto, “quella là”, “quella lì”. Io non so niente, io semplicemente fiuto e ho capito che sì, lui le ha tutte. Le ha in mano, se le legge prima di andare a letto e mentre sorseggia il caffé americano con un goccio di latte in una città dell’est, roba friulana.

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Due parole all’amico friulano

Il caro Simone è una persona intelligente, si ferma a pensare e poi parla – eccetto quando alza il gomito, per quanto in quel momento sia lucidissimo nel ragionamento. Anzi, lo è ancor di più. Purtoppo a volte pensa più del dovuto. E finisce per dare ragione ad un Ezio Mauro qualunque.

La questione del lodo Schifani, lo abbiamo fatto intendere, ci interessa per un solo motivo. Se permette ad un presidente del Consiglio – e non necessariamente a Berlusconi – di governare questo paese senza correre il rischio di dover perdere tempo correndo dietro a giudici e processi. La magistratura dalle nostre parti è sempre attenta e pronta a finire sotto i riflettori, quindi il rischio che corre il Cav. potrebbe correrlo qualsiasi altro. Certo non è la priorità dell’Italia di adesso. L’Italia, ormai, è tutta una priorità.

Il caro amico Simone fa differenze tra decreti legge e disegni di legge. Onestamente, memore degli studi di diritto pubblico e costituzionale, qualcosa so. Ma, altrettanto onestamente, questa differenza non mi tocca. L’importante è che una cosa la si faccia e questa del lodo va fatta immediatamente. As soon as possible. Ma non per un favore a Berlusconi, ma alla macchina politica. Che deve mettersi in moto altrettanto as soon as possible.

Quale sia il paese reale lo sappiamo. Ce lo siamo detti un sacco di volte, anche faccia a faccia. Anche quando, lo scorso novembre, parlando del futuro del centrodestra in quel di Roma, c’era a chi non importava alcunché di televisione, rapporti interpartitici e affarucci vari. Gli premeva la sicurezza. Lo stare tranquilli a casa propria, in uno stato che fosse il suo stato e non quello docilmente piegato alla sopportazione delle richieste altrui – leggi: extracomunitarie.

Un’opera colossale. Una grande opera come la Tav o il ponte sullo stretto di Messina. Anzi, ancor di più, perché se funzionerà l’Italia funzioneranno anche i treni e le automobili. Occorre che il macchinista rimanga concentrato sul motore. Quindi che non si trovi a perdere tempo con ciarlatani di toga vestiti. Il lodo passi pure, passi subito. Poi è chiaro che, a quel punto e con i numeri in Parlamento, non ci sarebbero più scuse.

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Ben fatto

Non siamo friulani. Però lui lo è ed è anche nostro amico. Quindi di fronte a questa notizia siamo contenti.

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«Vale la pena fare politica. Prima o poi si occuperà di te»

Intervista a pochi giorni dalle elezioni ad un blogger di Tocqueville candidato alle amministrative di Udine. Un amico, un collega, un ragazzo con tanti progetti e voglia di fare.

 

Simone Bressan, 26 anni, affamato di politica. Candidato comunale per il Popolo della libertà a Udine. Talmente udinese che i santini della campagna elettorale se li è fatti stampare in lingua madre. Fuarce Udin, fuarce Simone. Come si legge dal suo profilo, era indeciso tra il giornalismo e la politica. Ha scelto quest’ultima. Difficile dire chi ci abbia perso o chi ne ha guadagnato. Conservatore compassionevole in tono azzurro, così British da tifare Liverpool anche quando ha giocato contro la squadra del suo presidente. Ha la faccia da bambino, commenta una ragazza alla quale ha soffiato un posto a tavola a Gubbio nello scorso settembre.

Simone, partiamo dal tuo ritratto sul blog. Perché alla fine hai scelto la politica e non il giornalismo?

Perché la politica è una grande passione, a cui non sfuggi. Raccontarla da giornalisti è qualcosa di stupendo ed è un grande privilegio. Però farla, stare dall’altra parte della barricata, stringere le mani, parlare con la gente, avere le sensazioni di poter cambiare le cose è di diverso, di impareggiabile.

Come si può capire leggendo Freedomland, sei uno che conosce il mondo politico inglese e quello che ruota attorno. Poi potremmo anche stare a discutere di quanto siano Conservatori questi conservatori alla Cameron. Ma la domanda è un’altra. Ritieni davvero che in Italia i blog, o in generale internet, siano la nuova frontiera della politica e dell’informazione politica?

Credo che ci vorrà ancora del tempo, ma le cose cambieranno. Se riuscirò ad entrare nel consiglio comunale della mia città non chiuderò il blog, lo potenzierò. E’ uno strumento meraviglioso per interagire, crescere, formarsi. Ed è gratuito. Giornalista è chi il giornalista fa. E io quando parlo di Cameron e dei Conservatori faccio giornalismo perché informo. Oltretutto lo faccio su un argomento di cui parlano in pochissimi. Lo stesso per i tanti che tengono un blog e fanno informazione senza nulla in cambio, in maniera indipendente ed onesta. Molto più di certi giornalisti prezzolati.

Il tuo profilo politico. Confermi che i modelli sono la Thatcher, Cameron e…? Chi è il terzo uomo, ammesso che i primi due siano esatti?

Tremonti, ovvio. I primi due sono esatti, ci aggiungerei Reagan e George W. Bush. Ma non sono un ortodosso, credo di avere un mio profilo politico, e lo dico senza supponenza. Non abbiamo bisogno di gente che si accodi ai politici esistenti e scimmiotti dei modelli, abbiamo bisogno di uomini capaci di rielaborare, di inventare, di creare una politica nuova.

Ok, ok. Con ordine però. Tremonti e Maggie insieme?

Se la Thatcher avesse governato in un periodo diverso, avrebbe preso scelte diverse. Il liberalismo non è una ideologia, ma un dato di mezzo tra politica e cultura. Qualcosa di più di un semplice dato politico. Credo che non sempre non il libero mercato coincida con l’esaltazione della libertà dell’uomo.

Un conservatore compassionevole, come volevasi dimostrare. Giovani e Pdl. Questo partito quanto spazio saprà dare, secondo le tua esperienza, alle nuove leve?

La sfida è proprio questa. Svecchiare la politica, non per decreto, ma con metodo. Quello che i giovani devono rilanciare con forza non è la creazione di “quote”, altrimenti rientriamo nello strettissimo giro della cooptazione e della baronia politica. Le nuove leve devono puntare sulla democrazia come metodo, sul merito come discrimine. Primarie ovunque possibile, congressi elettivi nei partiti, partecipazione sempre e comunque. Non deve esserci niente di blindato in politica. Ma competizione di idee e non ricerca di posti sicuri.

Qui cadiamo su un punto delicato. Assistendo a certe scene, è lampante che i giovani di oggi del Pdl non vogliano sostituirsi ai vecchi, ma semplicemente prendere il loro posto. Aspirano sin dall’inizio a diventare dirigenti senza un percorso professionale che faccia loro apprendere il merito, la responsabilità e la professionalità. Sono io ad essere troppo polemico e pessimista o concordi?

Allora, i problemi sono due: una legge elettorale sbagliata e i partiti carismatici che fanno del leader l’unico referente con potere decisionale su ogni cosa. Nasce così l’idea che è necessaria la cooptazione per diventare dirigenti: vanno avanti quelli fedeli al capo e quindi bisogna farsi scegliere dal capo. C’è stato un gruppo di giovani con una forte identità culturale che si è messa in gioco. Ma è stato sempre premiato chi era il più fedele al capo, senza primarie o reali congressi. Il Popolo della libertà è una grande occasione per i giovani, serve però la fortuna che questo sistema di cooptazione venga cambiato.

In poche parole: poco merito, tanto servilismo. Sarà anche per questo che un dopo Berlusconi è quasi impensabile. Al suo posto, e al posto degli altri chi? Proviamo a fare qualche previsione? Berlusconi quanto a lungo può essere ancora leader del centrodestra?

Berlusconi dovrebbe cominciare seriamente a pensare di lasciare. Questo lo nobiliterebbe ancora di più come padre del centrodestra italiano che ha fatto il suo corso ed è pronto a lasciare il posto. A qualcuno eletto in un congresso. Personalmente mi piacerebbe molto Formigoni, che ha saputo gestire la Lombardia e che ha una grande tradizione politica. Sarebbe anche un simbolo politico: la Roma incasinata gestita dal centrosinistra e la Lombardia efficiente governata dal Pdl.

Riassumendo quanto detto fino ad ora, la politica italiana oggi cos’è?

E’ un gran casino. Ma è ancora qualcosa per cui vale la pena battersi.

Ti sei mai detto che avresti fatto meglio a non fare politica?

(Momento di silenzio) Sì,  me lo sono chiesto tante volte. A volte sembra di svuotare l’oceano con un cucchiaino. Ma la politica prima o poi si occuperà di te. Vale la pena fare politica. Sento la tensione morale a cambiare le cose. Lamentarsi non basta. Se continuassimo a delegare ad altri, gli altri farebbero sempre delle scelte che non ci piacerebbero.

Cazzeggiamo? Essere candidato ti agevola nell’abbordare belle ragazze?

Cazzeggiamo? Questa è la parte più seria! Comunque mi tengo aperta la porta del giornalismo perché fa sempre e comunque figo dire “sono un aspirante giornalista” o “uno scrittore”.

Sarà, ma io dico che sono giornalista praticante e nessuna pare avere un sussulto. Ultima domanda: dovessi perdere – non voglio portare sfortuna, ma non voglio nemmeno fare una domanda scontata – continuerai ad impegnarti come sempre?

Rimarrò a disposizione del partito, come ritengo dovrebbe fare ognuno di noi. Non ho disillusione per questo ambiente, anzi: ho molta voglia di fare qualcosa per cambiare. E comunque vedremo, non dico niente per scaramanzia, ma prima di questa campagna elettorale stavo lavorando ad alcuni progetti interessanti. Ne parleremo.

D’accordo, Simone. Ne parleremo di quel romanzo che stai scrivendo, augurandoci che tu riesca a superare i primi quattro capitoli messi nero su bianco.

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Rialzati, Simone!

Fossi di Udine, voterei per lui, l’unico parruccone che mi sta simpatico. Per quanto sia compassionevole.

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E pace sia. Ma non compassionevole

Lui si sforza, si applica e si ingegna. Ma io, soprattutto da quando bazzico da quelle parti, sono un mulo friulano. Però è un bravo ragazzo che si è bruciato subito con la politica. Quindi bisogna avere anche un po’ di compassione. Ma solo per questo e nient’altro.

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