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Quindici anni dopo

Alla Lega Nord di Umberto Bossi è riuscito ciò che 15 anni fa sembrava ormai perso: ha vinto al Nord. Non una cosa scontata, perché nel 1994, quando decise di scaricare il primo governo Berlusconi, il Carroccio rischiò grosso. Per un paio di anni ha navigato a vista, senza una vera mappa. Ha ceduto pure alle lusinghe del centrosinistra dalemiano per improbabili alleanza amministrative al solo scopo di portare a casa la riforma federalista. Alla fine, Bossi ha ripreso in mano il timone e ha condotto il suo movimento nei ministeri che contano e alla guida di due regioni come Piemonte e Veneto.

La Lega ha inoltre tenuto testa al Pdl in Lombardia: molti dei voti che da qualche tempo va guadagnando al Nord, una volta erano destinati non tanto alla berlusconiana Forza Italia, quanto ad Alleanza nazionale. La Lega è votata da quell’elettorato di destra che, per pregiudizio storico, in Italia non è mai stato riconosciuto perché nulla ha da spartite con quello sociale dell’Msi e con quello che ripiegava sulla Dc.

In compenso, qualcuno dovrebbe dire a Gianfranco Fini che quei voti che oggi sono del Carroccio, dieci anni fa erano suoi. Il presidente della Camera non si ponga nemmeno la domanda “perché è successo?”. La risposta la conosce già.

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Regionali 2010: liveblogging – La Lega sfonda, testa a testa finale in Piemonte

0.00: volata finale in Piemonte, è un testa a testa Cota/Bresso.

23.18: ormai è fatta. Il Piemonte è di Cota. Nel Lazio anche i dati del Viminale danno ora la Polverini in vantaggio sulla Bonino.

22.25: proiezione 100% Piemonte: Cota 47,8%, Bresso 46,3%.

21.35: da Vespa, Bossi ribadisce che Cota vincerà in Piemonte e attacca: “La sinistra è scomparsa al Nord”.

Continua il testa a testa in Piemonte e Lazio. Continuiamo su Notapolitica.it.

19.45: REGIONALI: PIEMONTE; LISTE (SEZ:1230/4835) (ANSA) – 1230 sezioni su 4835 LISTA VOTI % SEGGI

BRESSO MERCEDES PARTITO DEMOCRATICO 53.775 23,8

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 16.119 7,1

UNIONE DI CENTRO 8.706 3,8

INSIEME PER BRESSO 8.180 3,6

MODERATI 7.941 3,5

RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 6.570 2,9

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ 3.316 1,5

LISTA MARCO PANNELLA – EMMA BONINO 1.844 0,8

FED.VERDI-CIVICA 1.692 0,7

PENSIONATI INVALIDI 1.598 0,7

SOCIALISTI UNITI 1.432 0,6

PIEMONTESÌ-POPOLARI- REGION AUTONOMA 435 0,2

COTA ROBERTO IL POPOLO DELLA LIBERTÀ 54.821 24,3

LEGA NORD 35.345 15,6

VERDI-VERDI 4.248 1,9

PART.PENS. 3.621 1,6

AL CENTRO CON SCANDEREBECH 1.772 0,8

LA DESTRA 1.501 0,7

ALLEANZA DI CENTRO-DEMOCRAZIA CRISTIANA 728 0,3

NUOVO PSI 512 0,2 CONSUMATORI 351 0,2

BONO DAVIDE MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 7.958 3,5

RABELLINO RENZO LISTA DEI GRILLI PARLANTI-NO EURO 1.332 0,6

LEGA PADANA 451 0,2

FORZA TORO 431 0,2

FIAMMA TRICOLORE

VIMINALE (930 SU 4.835), TESTA A TESTA FRA BRESSO E COTA = I DUE CANDIDATI DI CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA ENTRAMBI SOPRA IL 47% Roma, 29 mar. (Adnkronos) – Si profila un testa a testa per la presidenza della Regione Piemonte fra la candidata del centrosinistra Mercedes Bresso, governatore uscente e il candidato del centrodestra Roberto Cota, esponente di spicco della Lega Nord. I dati del Viminale relativi a 930 sezioni scrutinate su 4.835 assegnano alla Bresso il 47,93% dei voti e a Cota il 47,06% dei voti. Al terzo posto Davide Bono, candidato dal Movimento 5 stelle di Grillo, con il 3,60%.

19.20: Bossi: “Sinistra ko, non ha saputo tenere”.

19.15: REGIONALI: LOMBARDIA; LISTE (SEZ:981/9213) (ANSA) – 981 sezioni su 9213 LISTA VOTI % SEGGI

FORMIGONI ROBERTO IL POPOLO DELLA LIBERTÀ 84.820 30,8

LEGA NORD 84.682 30,7

LA DESTRA 29 0,0

PENATI FILIPPO LUIGI PARTITO DEMOCRATICO 56.112 20,4

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 15.771 5,7

PART.PENS. 4.592 1,7

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ 3.271 1,2

FED.DEI VERDI 1.728 0,6

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO 792 0,3

PEZZOTTA SAVINO UNIONE DI CENTRO 12.423 4,5

CRIMI VITO CLAUDIO MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 6.002 2,2

AGNOLETTO VITTORIO EMANUELE RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 4.507 1,6

INVERNIZZI GIANMARIO FORZA NUOVA 872 0,3

19.00: REGIONALI: FORMIGONI, L’ASTENSIONISMO CI HA PENALIZZATO = Milano, 29 mar. (Adnkronos) – «L’astensionismo ci ha penalizzato, soprattutto ci ha penalizzato il grave torto subito dalla Corte d’appello di Milano che ha escluso la nostra lista per una settimana». Così Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, commenta i primi dati sulle Regionali che lo vedono in vantaggio sull’avversario Filippo Penati.

19.00: dati della Lega in alcune province emiliane: Piacenza 20,59%; Parma 18,69; Reggio 14,23; Modena 15,46; Bologna 10,13; Ferrara 14,20; Forlì-Cesena 13,15; Ravenna 12,60, Rimini 10,38.

18.00: sospendiamo per un po’ con una considerazione. In Emilia – Romagna la Lega è sempre attorno al 15%, mentre Errani è ben lontano dal 62% di cinque anni fa (per ora è al 51). E’ ancora presto, ma questi sono i numeri.

17.40: seconda proiezione Piemonte: Cota 48,4%, Bresso 46,8. Liguria: Burlando 51,9, Biasotti 48,1.

17.30: Roberto Formigoni al 59,47%, Filippo Penati al 29,25. La coalizione di centrodestra che sostiene Formigoni al 62,06%, con la Lega che supera il Pdl anche a livello lombardo: 32,35% contro il 29,71. Le sezioni scrutinate sono 108 su 9213 in tutta la Lombardia (via Bergamonews).

17.25: la Lega Nord è al 7% in Toscana. E c’è ancora chi crede che si tratti solo di Padania.

17.20: VENETO; LISTE (SEZ:103/4760) (ANSA) – 103 sezioni su 4760 LISTA VOTI % SEGGI

ZAIA LUCA LEGA NORD 4.258 46,0

IL POPOLO DELLA LIBERTÀ 1.887 20,4

ALLEANZA DI CENTRO-DEMOCRAZIA CRISTIANA 53 0,6

BORTOLUSSI GIUSEPPE PARTITO DEMOCRATICO 1.585 17,1

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 318 3,4

RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 120 1,3

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ-PSI 46 0,5

IDEA-NUCLEARE NO GRAZIE 21 0,2

LIGA VENETO AUTONOMO 16 0,2

DE POLI ANTONIO UNIONE DI CENTRO 515 5,6

UNIONE NORD EST 193 2,1

BORRELLI DAVID MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 170 1,8

POLO SILVANO VENETI INDEPENDENSA 29 0,3

CARATOSSIDIS PAOLO FORZA NUOVA 22 0,2

PANTO GIANLUCA PARTITO NASIONAL VENETO 21 0,2

17.10: EMILIA-ROMAGNA; LISTE (SEZ:157/4513) (ANSA) – 157 sezioni su 4513 LISTA VOTI % SEGGI

ERRANI VASCO PARTITO DEMOCRATICO 15.250 39,3

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 2.632 6,8

RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 1.072 2,8

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ-FED. VERDI 630 1,6

PART.PENS. 74 0,2

BERNINI ANNA MARIA IL POPOLO DELLA LIBERTÀ 9.811 25,3

LEGA NORD 5.798 14,9

LA DESTRA-AUTONOMIA PER L’EMILIA ROMAGNA 21 0,0

FAVIA GIOVANNI MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT 2.156 5,6

GALLETTI GIAN LUCA UNIONE DI CENTRO 1.381 3,6

17.05: Piemonte: Cota al 52,87%, Bresso al 42,73.

16.45: parlando al Tg1, Rocco Buttiglione ha commentato i primi dati dalla Puglia e ha fatto intendere a Vendola che “non potrà governare” se non terrà conto dell’Udc.

Ricordiamo che siamo all’opera anche su Notapolitica.it

16.30: in Lombardia, a poche schede scrutinate, il Pdl è attorno al 36%, la Lega al 37. Il Pd è fermo al 14%. In Veneto la Lega è quasi al 38%, il Pdl al 30. Il Pd poco sopra il 20%.

16.15: prima proiezione Rai per la Lombardia: FORMIGONI 55%; PENATI 33,8%; PEZZOTTA 5.8%.

16.10: è ufficiale: mentre all’estero all’ora di cena sanno già le cose che bastano, qui occorrerà un lungo caffè.

15.52: in Piemonte la partita è aperta.

15.37: secondo gli house poll del Consiglio regionale del Veneto, il candidato del centro destra, Luca Zaia, avrebbe ottenuto tra il 57 e il 59% dei consensi. Il suo avversario del centro sinistra, Giuseppe Bortolussi avrebbe il 30-32%. Lega Nord 31-33%, PdL 23,5-25,5%, Pd 20,5-22,5%.

15.31: è la provincia di Roma quella che avrebbe segnato il dato di astensione più alto.

15.27: (Adnkronos) – Il Pdl attende con il fiato sospeso l’esito delle urne, specialmente in Piemonte e Lazio. Un’affermazione elettorale in queste due regioni chiave «vale doppio», riferiscono ambienti del partito, preoccupati dal forte astensionismo. Un’affluenza al 60%, infatti, viene considerata un risultato «negativo», mentre si spera di raggiungere almeno la soglia del 65% che consentirebbe al Popolo della libertà di giocarsi (anche se sul filo di lana) la partita a Roma e Torino. Silvio Berlusconi si trova ad Arcore e con i suoi più stretti collaboratori sta seguendo l’andamento del voto. Il Cavaliere è atteso a Roma in serata a palazzo Grazioli.

15.20: secondo i dati dell’in house poll di Sky, per quanto resi difficili dall’astensionismo, in Piemonte e in Lazio sarebbe un testa a testa tra i candidati del centrodestra e del centrosinistra. Primi dati sull’astensione: l’affluenza alle urne alle ore 15 è stata del 62,18% e riguarda 9 regioni su 13. I dati sono stati diffusi dal Viminale e fanno riferimento a 354 comuni su 5068.

15.10: prime proiezioni in esclusiva da Notapolitica.it

LOMBARDIA
Roberto Formigoni 55,2
Filippo Penati 35,2
Savino Pezzotta 5,5

VENETO
Luca Zaia 63,5
Giuseppe Bortolussi 28
Antonio De Poli 7,4

PIEMONTE
Roberto Cota 45,7
Mercedes Bresso 51,3

LIGURIA
Sandro Biasotti 49,5
Claudio Burlando 50,5

EMILIA ROMAGNA
Anna Maria Bernini 36,9
Vasco Errani 54,1
Gianluca Galletti 5,7

MARCHE
Eminio Marinelli 40,4
Gianmario Spacca 52,0
Massimo Rossi 7,6

TOSCANA
Monica Faenzi 31,1
Enrico Rossi 60,4
Francesco Bosi 5,0

LAZIO
Renata Polverini 47,6
Emma Bonino 50,9

BASILICATA
Nicola Pagliuca 39,1
Vito De Filippo 55,3
Magdi Cristiano Allam 3,3

PUGLIA
Nichi Vendola 50,0
Rocco Palese 41,4
Adriana Poli Bortone 7,7

CAMPANIA
Stefano Caldoro 49,0
Vincenzo De Luca 43,9
Paolo Ferrero 3,1

CALABRIA
Giuseppe Scopelliti 47,1
Agazio Loiero 41,9
Filippo Callipo 11,0

15.06: Sky aveva realizzato degli “in house pol” che avrebbero potuto dare una primissima tendenza del voto, ma è stato deciso di non renderli più noti per le troppe astensioni.

14.55: manca davvero poco alla chiusura dei seggi. Si comincia. Per gli ultimi aggiornamenti, premere F5 per il refresh della pagina.

14.45: Umberto Bossi, leader della Lega Nord – osservata speciale di queste elezioni tra Piemonte, Lombardia e Veneto, è nella sede federale del Carroccio in via Bellerio, a Milano. Con lui anche il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.

14.30: nel Lazio si litiga per Radio Radicale. Dal Pdl arrivano accuse di aver fatto campagna elettorale anche nelle ultime ore. Per quei quattro gatti che ascolteranno Radio Radicale, probabilmente.

Ore 14: in attesa di avere i primi dati, sul Corriere della Sera il governatore uscente del Veneto, Giancarlo Galan si è sfogato: «Non pretendevo di fare per la quarta volta il Governatore, ma passare il testimone a uno degli assessori del Pdl che hanno lavorato meglio in questi anni: Renato Chisso o Fabio Gava, che ha portato la sanità veneta al primo posto in Italia». «I primi sentori che qualcosa non andava li ho avuti a giugno scorso, una settimana prima del matrimonio con Sandra. Poi, le cose sembravano essersi aggiustate», con «Berlusconi che aveva detto che chi prendeva un voto in più alle europee avrebbe avuto la presidenza della Regione. Noi del Pdl qui in Veneto abbiamo fatto un bel passo in avanti. Se a queste elezioni il centrodestra può attestarsi attorno al 60% un pò di merito mi sembra di averlo. Ma nessuno, tra i veneti che contano a Roma del mio partito, ha inteso dirmi grazie».

Oggi pomeriggio liveblogging dello scrutinio delle Regionali 2010, con particolare attenzione a Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria. Saremo attivi anche da a.man. e Simone. E ovviamente su Notapolitica.

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Vota Lega, non Pdl: Della Vedova prima faccia un giro in strada

Un po’ alla volta, nel Pdl mettono le mani avanti di fronte all’ipotesi che qualcosa possa andare storto nella due giorni elettorale ormai alle porte. O per lo meno, questo ci pare leggendo anche Benedetto Della Vedova e il suo ultimo appello perché si voti per il Popolo della libertà e non per la Lega Nord, i cui interessi “non coincidono affatto con quelli del Pdl”.

È chiaro, Della Vedova tira acqua al suo mulino ed è sacrosanto. Ma evidentemente, a furia di stare a Roma, nel suo partito non hanno capito una cosa molto importante: che spesso agli elettori del centrodestra che stanno al Nord poco importa che “lo schiacciamento sul Carroccio” finirebbe per “allontanare dal Pdl un’opinione pubblica liberale”. A quello, casomai, ci pensano le nomine di ministri dal passato orgogliosamente socialista. Se il partito di Berlusconi e Fini ha dei brividi alla schiena temendo un superamento della Lega in regioni come il Veneto e, forse, la Lombardia, la colpa è di quello che non è stato fatto a Roma.

Il Carroccio è effettivamente un problema per il Popolo della libertà che non ha saputo competere con un alleato di governo. “Bossi non è ‘uno di noi’ e non lo vuole neppure diventare”, prosegue Della Vedova: ma se non fosse per i deputati e i senatori leghisti, i banchi del centrodestra sarebbero quasi sempre desolatamente vuoti. Se non fosse stato per gli iscritti alla Lega, il centrodestra non avrebbe fatto breccia in territori come il Piacentino, il Parmense e il Reggiano. Se non fosse stato per gli attivisti lumbard, il centrodestra non avrebbe trovato spazio nella classe operaia che ha deciso di tradire il comunismo tutto trans e salotti buoni, per puntare su chi chiedeva, anzitutto, un lavoro per gli italiani.

Certo: la Lega non è campione di liberalismo o di liberismo economico; non è una rivoluzionaria reaganiana come piacerebbe a noi; è populista e spregiudicata negli slogan. Ma non ci risulta che la corrente liberale di Forza Italia prima e del Pdl poi sia stata in grado di imporsi in occasione di alcune scelte – ultima fra tante, la gestione Alitalia. Lo schiacciamento sul Carroccio, a differenza di quanto sostiene Della Vedova, è stato voluto dalla maggioranza, non subito: lo ha voluto nel momento in cui si è messa a bisticciare dietro le finestre di casa mentre per strada c’erano solo gli alleati con il foulard verde al collo.

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Il divino Zaia

Così domandavamo a Camillo Langone lo scorso gennaio nell’intervista per Notapolitica.it:

C’è qualcuno nel centrodestra che le piace?

Potrei farti una lista lunga un chilometro, per non tediare mi limito a citare Alfredo Mantovano, Luca Zaia, Renato Farina, Giancarlo Gentilini, Isabella Bertolini…

Oggi lo scrittore parmense ha fornito ulteriore conferma tramite il sito del Foglio.

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Più di un alleato

Ci interessa poco, se non nulla, la querelle su quanti fossero a san Giovanni in Laterano ad ascoltare il premier Silvio Berlusconi. Ancor meno ci interessa la preghiera dei candidati del centrodestra alle Regionali. In compenso, c’è un’immagine della manifestazione di sabato pomeriggio che vale più di tante parole e commenti: quell’Umberto Bossi che non avrebbe dovuto parlare e che invece si è appropriato per qualche minuto del microfono, sancendo ben più di un’alleanza con il Cavaliere.

Considerata la carica di presidente della Camera di Gianfranco Fini – che giustamente non era alla manifestazione perché se ci fosse stato un presidente del centrosinistra ad una manifestazione del centrosinistra noi pure avremmo storto il naso -, il leader della Lega non è solo un collega di coalizione, ma un aggancio tra il Pdl e quel popolo che magari voterebbe pure per Berlusconi, ma poi ripiega sulla Lega perché non gradisce particolarmente certa gente che sguazza nel partito di maggioranza. Non è un caso che i lumbard stiano rubando voti anche al Pdl stesso.

C’è dalla rivalità, senza dubbio. Ma c’è soprattutto un movimento che ha una strategia chiara e un peso massiccio che sarà destinato ad aumentare dopo le urne: basterà confrontare le percentuali in Lombardia e in Veneto e attendere la sorpresa dal Piemonte. L’augurio che poi quelli del Pdl non finiscano per fare i piagnucolosi e rovinino tutto sta nel fatto che per l’appunto Berlusconi e Bossi non sono come Berlusconi e Fini.

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Scheda bianca

“Basta! Finiamola qui, mettiamoci a discutere dei problemi che interessano alla gente”, ha detto giovedì il segretario del Pd Bersani, in risposta alle dichiarazioni del premier Berlusconi, definito “un disco rotto”. Giusto, finiamola qui e cominciamo a parlare di programmi.

Come? Adesso l’opposizione è impegnata ad organizzare la manifestazione di sabato? Beh, allora si può fare da domenica. Però no, aspettate, perché quello è il giorno del riposo e non si possono offendere gli elettori cattolici a urne quasi aperte. Magari se ne riparlerà lunedì. Magari lo farà anche il Pdl, così ci spiegherà perché dovrebbe avvalersi ancora del diritto di chiamarsi maggioranza.

Queste Regionali le ricorderemo come le elezioni del pasticciaccio brutto, delle carte bollate e delle inchieste che riguardano il Cavaliere pronte a sbucare a due settimane dal voto. È una noia tremenda, oltre che un’offesa al povero contribuente. Se dunque tornano sullo schermo i dibattiti, noi chiudiamo qui con questa vicenda e non ne parliamo più fino a che non avremo la certezza di un risultato. Tanto da queste parti è da parecchie settimane che abbiamo deciso di non andare al seggio.

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Cacciatori di teste

A quanto pare in Italia sette persone su dieci sono contrarie alla caccia. Così riporta una ricerca dell’Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf. Tra le tante cifre che compaiono nell’indagine, un 86% degli intervistati chiede di aumentare la distanza di sicurezza tra cacciatori e le case e i sentieri battuti dagli escursionisti, mentre il 78% domanda una tregua la domenica e i festivi, quando le campagne e i boschi sono più affollati del solito (ma siamo sicuri che la gente si riversi in campagna e nei boschi di domenica?).

Ecco spiegato perché le cose vanno male nel nostro Paese: gli animali ormai godono di maggiori diritti degli uomini. Poi accade che la caccia alle teste nei restanti ambiti della società sia lo sport preferito dalla cosiddetta opinione pubblica. Che poi uno potrebbe ribattere: ma che diavolo c’entrano le due cose? Beh, ci sarebbe tal popolo viola – mai colore fu più azzeccato – che in cuor suo vorrebbe ribaltare nemmeno senza decreto il voto del 38% degli italiani, rispondendo al motto che i governi devono temere i cittadini. A comandarlo l’ultimo esemplare di fascista in Italia: quell’Antonio Di Pietro che non si accontenta più di brandire metaforicamente il manganello nei confronti di chi non la pensi come lui. Ora punta in alto, in altissimo, direttamente al Colle.

La caccia alle bestie no, ma quella agli uomini sì. I soliti livorosi violacei.

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