Archivi del mese: gennaio 2009

Fai il tuo mestiere

Qualche settimana fa sul Telegraph è apparso un articolo molto interessante a firma di Alasdair Palmer, nel quale veniva fatto riferimento ad alcune dichiarazioni di Jonathan Evans, il capo dell’MI5, il servizio segreto interno di Sua Maestà. Un’intervista durante la quale Evans ha giurato che l’MI5 giocherà secondo le regole di fronte alle minacce di terrorismo sul suolo britannico, senza andare oltre i limiti. Leggi: senza torturare o robe di questo genere.

Palmer, già nel titolo, si augurava che stesse scherzando. Mi è tornato alla memoria in questi giorni, mentre il paladino dei benpensanti Barack Obama sta facendo di tutto per fare chiudere Guantanamo e ora si becca l’invito di Fidel che, a ragione dal punto di vista logico, chiede indietro quel pezzetto di terra. La tortura è una sporca faccenda perché il carnefice (quello che ha campiuto un atto terroristico) rischia di far la figura del buono di fronte all’inquisitore di turno. Il quale sa bene, sempre nel caso di terrorismo, di trovarsi di fronte ad uno che crede in una causa e quindi ha la bocca ben cucita.

Che fare a quel punto? Rispettare le regole internazionale sui diritti dell’uomo et similia o giocare a poliziotto buono / poliziotto cattivo? A ben vedere, visto che in questo mondo non esistono i puri, eccetto chi finge di passare per tale, preferirei sapere che il servizio segreto vada un po’ oltre pur di tenermi al sicuro. Jack Bauer insegna. Fai il tuo mestiere, fai tutto il necessario.

Buona lettura.

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Anche lui è abbronzato…

… ma in pochi ci faranno caso.

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La rivoluzione dello sciacquone

Barack Obama va forte: auto ecologiche, limiti alle emissioni, green revolution che campeggia su tutti i giornali. Se oggi dovesse dire agli americani di tirare di meno lo scarico del cesso per consumare meno acqua, da domani i bagni di Corsera e Rep. profumerebbero di più.

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Buon riposo, Mr. Bush

Barack H. Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Ha giurato, ha messo piede alla Casa Bianca, è il Commander in Chief delle truppe americane. George W. Bush ha chiuso i suoi otto anni alla guida del Paese, farà ritorno a Crawford. A casa, in Texas. Lo hanno liquidato come se niente fosse, la gente ha pure dimenticato di contestarlo come avrebbe dovuto – stando al mainstreaming – per gli errori che ha compiuto nel corso dei suoi due mandati. La Storia, certo quella non ufficiale, ci racconterà chi aveva ragione. Se lui o i suoi contestatori. Noi, da questo blog, gli diamo ragione sin da ora, tenendo conto anche degli errori che ha compiuto perché se uno non facesse errori, allora non sarebbe umano. E cominceremmo a porci dei seri quesiti.
La presidenza repubblicana di George W Bush ha avuto a che fare con un affaruccio da pochi: un atto di guerra sul territorio statunitense che non sono state le Hawaii disperse nel Pacifico, ma New York e Washington. Twin Towers e Pentagono. Tutte le critiche mosse contro di lui hanno dimenticato, per l’appunto, questo piccolo particolare. Hanno scordato lo sguardo vuoto degli americani nei giorni di ansia post 11/9. L’antrace, i falsi allarmi, i controlli serrati lunghi i confini, il Patriot Act. Perché l’approssimazione la fa da padrona.
Un trauma che ha inciso sul suo mandato, inizialmente ipotizzato come “facciamoci gli affari nostri” e “piantiamola di mettere grane in giro per il mondo come ha fatto Bill Clinton”. La politica è fatta anche di piccole cose che poi si accumulano fino ad esplodere definitivamente. Il nemico che ha affrontato Bush ha (perché il nemico non ha ancora alzato bandiera bianca) due alleati: la matrice fondamentalista e l’opinione pubblica che, al giorno d’oggi, impone di porre la mano a chi risponde con la violenza. La guerra in Iraq ne è stata la dimostrazione: mass media infilati come bastoni tra le ruote dei soldati nel deserto, pronti a mettere alla berlina gli eccessi che un conflitto porta con sé. Perché è nella logica della Storia che anche il buono, quando capita, si trasforma in cattivo. Le bombe al fosforo, le torture di quattro pirla sui prigionieri, i civili ammazzati. I “puristi” hanno urlato allo scandalo. I pragmatici sanno che in guerra nemmeno una democrazia si salva l’anima, ma almeno ha dalla sua il fatto di essere una democrazia.
Negli Usa la democrazia intesa come libertà, every day life, speranza e paure è sopravvissuta – anche – grazie a George W Bush, odiato in partenza perché figlio di un altro Bush, direttore della Cia ai tempi di Reagan, petroliere e mica un fighetta della East Coast, ma un cowboy con tanto di ranch. E poi ci fu quella lunghissima notte elettorale contro Al Gore, beniamino degli ambientalisti. Bush aveva perso in partenza agli occhi dell’opinione pubblica. Ed infatti gli americani lo hanno rieletto nel 2004. Diventando il Presidente con più voti popolari in tutta la Storia degli Stati Uniti.
C’è stata la cattiva gestione irachena, la crisi finanziaria, l’uragano Kathrina (una della balle più colossali pompate dai media, che basta avere un po’ di affinità con l’altra parte dell’Oceano per capire che le colpe maggiori furono del governatore della Louisiana, giacché gli Usa sono federalisti in senso pieno, ma anche questo è spesso difficile da ricordalo). Ma, soprattutto, c’è stato uno scenario internazionale inedito e imprevisto. Roba che anche Obama sarebbe sbiancato, perdendo la sua abbronzatura.
Buon riposto, Mr. President. Se lo merita.

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The 9/11 Presidency

By his own standard, Mr. Bush achieved the one big thing he and all Americans demanded of his Administration. Not a single man, woman or child has been killed by terrorists on U.S. soil since the morning of September 11. (…) Memories fade fast. Recall the fear about imminent strikes, the anthrax panic anche the 98-1 Senate vote for the Patriot Act in the weeks after 9/11. (…) He calmed the fears and urged tolerance at home, saying on thtat memorable evening, “We are in fight for our principles, and our first responsability is to live by them.

(…) The failure ti discover WMB gave opponents the opening to claim the war (in Iraq) was fought in false premises, but Bill Clinton, Democrats on Capitol Hill and every major intelligence service also believed Saddam had WMD.

(…) Tough you won’t hear this from the media, relations with Europe are stronger than at the beginning of the Bush years. France, Germany and the U.K. – aware of the rising threat from Russia and their own shortcomings – are eager for U.S. support and leadership, out of self-interest in noti any deep love.

(…) After the Clinton decade in which al Qaeda and proliferation went unchallenged, the Bush Presidency had to scramble to defend againts a terror threat that with WMD could kill milions of Americans.

The 9/11 Presidency, The Wall Street Journal Europe., Monday, January 19, 2009

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Nulle le nozze in Chiesa se marito e moglie fanno sesso protetto

Nozze gay e confine tra legge canonica e statale: la Corte di Cassazione di Roma è nuovamente al centro di polemiche dopo la sentenza 814 di ieri che ha annullato un matrimonio concordatario di una coppia della capitale. Infatti Secondo i giudici della prima Sezione civile, i coniugi che fanno sesso protetto corrono il rischio di vedersi annullate le nozze, anche se le misure precauzionali vengono prese per tutelare la salute della moglie e del nascituro di fronte ad una malattia trasmissibile del marito.
I protagonisti della vicenda sono Elisabetta T. e Fabio N., convolati nel 1992 a nozze, poi sciolte nel 1999 con tanto di imprimatur nel 2003 della Segnatura Apostolica, dicastero della Curia di Roma che si occupa anche di cause matrimoniali. Fabio aveva avviato le pratiche davanti ai giudici vaticani sostenendo l’invalidità del “sì”, dal momento che entrambi avevano concordato di non avere bambini. Una scelta presa di fronte alla malattia di cui soffre il marito, la “sindrome di Reiter”, un’infiammazione ad articolazioni, occhi e organi genitali che è sessualmente trasmissibile. Può essere curata nel giro di 3-4 mesi, ma Fabio ha preferito cancellare tutto. Secondo il diritto canonico, la consumazione di rapporti protetti che escludono la procreazione, fa venire meno il legame matrimoniale, come se non fosse mai stato celebrato.
A questo punto è partita la difesa di Elisabetta, destinata a non ricevere un aiuto economico da Fabio. Tramite il suo avvocato Ettore Travarelli ha impugnato la decisione della Corte di Appello di Roma che nel frattempo aveva ratificato, nel 2005, l’annullamento. Il legale della donna in Cassazione ha puntato sul fatto che lo Stato non può accettare tale provvedimento per contrasto con i principi dell’ordine pubblico, tra i quali compare quello della salute, da tutelare come valore in generale: i coniugi facevano sesso sicuro per il semplice fatto che in questo modo Elisabetta non rischiava di contrarre la malattia del marito. Argomento troppo debole per gli uomini in ermellino che hanno replicato: «La nullità di un matrimonio concordatario per esclusione della prole, quando tale intenzione sia accettata da entrambi i coniugi, non trova ostacolo sotto il profilo dell’ordine pubblico, nella circostanza che la legge statale non include la procreazione tra i doveri scaturenti dal vincolo matrimoniale». Un’ammissione, quest’ultima, che ha acceso la miccia. Perché se dunque è vero che la legge italiana non include la procreazione come vincolo matrimoniale, «la Cassazione apre un grande portone al riconoscimento dei matrimoni gay». È la provocazione dell’avvocato matrimonialista milanese Annamaria Bernardini De Pace che non ha risparmiato critiche: «La Cassazione cade in grande contraddizione perché rattifica la decisione della Chiesa che ritiene indispensabile la procreazione all’interno delle nozze». Un’occasione persa per “prendere le distanze” dal Vaticano, lo stesso che «ha dichiarato di non volere recepire le nostre leggi». Insistendo su questa linea, l’avvocato ha sottolineato che «nella Costituzione si parla di coniugi, non di moglie e marito».
Nel merito è entrata anche l’Associazione matrimonialisti italiani, che ha chiesto «maggiori tutele» per la donna che decide di «non procreare figli al fine di non sottoporli al rischio concreto di gravi patologie genetiche»: il presidente nazionale, Gian Ettore Gassani, ha ricordato ai giudici italiani che «quando sono chiamati alla deliberazione di una sentenza straniera» com’è quella ecclesiastica «devono verificare se e quanto i principi di questa sentenza siano compatibili con l’ordine pubblico ed i principi dell’ordinamento italiano».

Dario Mazzocchi, Libero del 17 gennaio 2009, pag. 15

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Silvio e Gianfranco

Fini ha ragione: a furia di voti di fiducia, i parlamentari sono oggi ridotti a semplici pigiatori: contrario o favorevole, basta un click. A fare la figura di lavoratori a cottimo sono soprattutto quelli del Pdl: vengo, voto e posso tornarmene a casa tranquillo, il mio lavoro l’ho fatto.

Berlusconi, però, e in particolare forse, non ha tutti i torti: parrebbe aver voglia di lavorare, superando i lunghi tempi parlamentari. Vuole un governo forte e così cerca di togliere più tempo possibile agli iter di occasione per arrivare dritto al sodo.

Dei due, l’uno: alla fine ha fatto bene Fini che ha alzato la voce dando prova di autonomia politica. Ma più che altro ha offerto al Cavaliere un assist importante. Questa maggioranza ha i numeri per dormire suoni tranquilli, sia alla Camera che al Senato. Basta col regalare pretesti all’opposizione moritura, occorre solo un po’ di calcolo. E che le beghe politche del Pdl vengano sacrificate alle emergenze governative, fornendo una prova di compattezza.

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