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La rabbia e l’orgoglio dei blogger di destra

Nel centrodestra hanno cominciato a circolare termini come primarie e Internet, parole non così diffuse nel vocabolario del Pdl, ma che stanno facendo breccia. A spingere sono i blogger di destra. Che sono arrabbiati, non tanto con Berlusconi, ma con i “vecchi” che non capiscono più né il mondo né tantomeno il web

L’appuntamento al teatro Capranica di Roma è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nel centrodestra hanno cominciato a circolare termini come primarie e Internet, parole non così diffuse nel vocabolario del Popolo della libertà, ma che in queste ore hanno fatto breccia. Lunedì è cominciato quello che il direttore del Tempo Mario Sechi ha definito “il tam tam della foresta” ed è partito dal web, per iniziativa di due blog: da una parte Right Nation di Simone Bressan e Andrea Mancia, dall’altra Daw di Diego Destro. «Scegliere noi per non far sceglie loro» è l’appello dei firmatari che non le mandano a dire e affrontano di petto le questioni sul tavolo.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/la-rabbia-e-l-orgoglio-dei-blogger-di-destra#ixzz1Oy2QCfA6

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Riapre la Città dei liberi

E per fortuna!

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Mica per niente è il sindaco

Constituency! Qui potete ascoltarlo all’opera 😉

E tutto il resto, chiaramente.

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Qualcuno informi Boniauti

Ripescando dal passato certe dichiarazioni, ecco che sta succedendo.

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Ora mi arrabbio

Vengo a sapere di questa cosa. E non è che ci sia rimasto male, dal momento che ho sempre pensato che la classe politica italiana vivesse su un altro pianeta. Il fatto è che, nelle diverse occasioni in cui ho partecipato a corsi di formazione politica promossi da Forza Italia, ho sempre trovato qualche membro (?) di tal partito che spiegava come tal partito si stava adoperando per invadare la rete. Obiettivo: conquistare i giovani ed avvicinarli alla politica. Io ho provato a far presente a costoro che il centrodestra la rete se la era già pigliata da tempo con un certo blog aggregator, in anticipo sulle loro proposte. Che poi sono sempre le stesse: collaborate con noi, mandateci i vostri pezzi, non promettiamo un compenso, ma verranno di certo pubblicati, aderite alle nostre campagna e bla bla bla.

I vani tentativi sono quasi tutti falliti anche perché, siamo franchi, un conto è fare un progetto, un conto è a chi affidarlo. Se sono sempre gli stessi, vale a dire quegli stessi che vivono su un altro pianeta, allora non c’è server che tenga e si conquistano solo magre figure.

Domanda finale: perché farsi del male con le proprie mani? Perché? Poi occorrerebbe parlare di quei giovani che applaudono Berlusconi quando urla contro i parrucconi, ma poi ambiscono alla carica perché così, almeno per un po’, faranno i disoccupati fingendo di lavorare. Ma questo è un altro paio di maniche ed il fegato si è già rovinato abbastanza per oggi.

Ps: ne parla anche il socio. Io una richiesta del genere l’avevo fatta qualche settimana fa.

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Se non leggete mi arrabbio

Dal Giornale di oggi. Tocqueville: non per vantarmi, ma tra i primissimi blog iscritti c’era anche mondopiccolo.

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Un accendino a te, uno a me

  Bisogna saper chiedere scusa. E io lo faccio rivolgendomi a lei. Perché è vero che c’è un sindaco, un parruccone, un socio, un siculo e un po’ di tutto. Ma c’è anche lei, incontrata per la prima volta a Montecatini e poi rivista a Roma.

  Donna in gamba, dal piglio deciso e che sa quello che vuole. Ad esempio un accendino da collezione, tutto verde e con un simbolo vagamente padano.

  Ecco, nella lista delle persone incontrate a Tocqueville Party 2.0 c’è anche lei.

  Ps: è chiaro che queste scuse hanno un solo scopo: che mi venga spedito as soon as possibile un accendino romano 😉

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