Archivi del mese: maggio 2011

La secessione scozzese conviene a Londra

Alex Salmond, leader dello Scottish National Party, è uno dei vincitori della scorsa tornata elettorale del 5 maggio. Con i suoi 69 seggi conquistati, può portare avanti con fierezza la sua battaglia per ottenere l’indipendenza della Scozia. Di fronte alla possibilità di un referendum per la secessione, il premier David Cameron si è detto disposto a tutto per mantenere l’unità del Paese. Eppure, fatti alcuni conti, non gli converrebbe: Edinburgo costa caro, alla Gran Bretagna. Più o meno 11 miliardi di sterline all’anno. Se la Scozia dice addio, per Londra potrebbe essere perfino un sollievo.

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UK alla prova referendaria

Domani mattina i britannici andranno alle urne non solo per le amministrative ma soprattutto per votare il referendum sul sistema elettorale. I sudditi di Sua Maestà si dovranno esprimere sul passaggio dall’attuale maggioritario uninominale a meccanismo proporzionale con preferenza: una svolta a U per un Paese dove da sempre il primo della lista prende tutto. L’Alternative vote, come è stato ribattezzato, è un vecchio cavallo di battaglia liberaldemocratico. Non è un caso che Nick Clegg e i suoi abbiano imposto il referendum come condizione per aiutare Cameron a formare una maggioranza parlamentare dopo il risultato di un anno fa. Dopo decenni di dominio di laburisti e conservatori, per la prima volta in UK i partiti minori potrebbero avere uno spazio nell’arena politica.

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Il Regno dopo la festa

Smaltita la sbornia, è ora di cercare di capire cosa significhi per la Gran Bretagna il tanto celebrato Royal Wedding. Perché non è stato solo il pretesto per scatenare il gossip, la cronaca rosa e per spedire giornalisti a Londra in caccia di notizia, prontamente apprese dai quotidiani locali o internazionali. Non è stata solo l’occasione per alcuni cosiddetti esperti di dare i voti agli abiti, ai cappelli, ai fiori, agli abbinamenti dei colori e di porsi domande esistenziali (una su tutte quella di Francesca Senette su La7 che, turbata dall’eventualità del cattivo tempo, si è chiesta se Kate Middleton indossasse biancheria intima bianca sotto il vestito da sposa). Il Royal Wedding avrebbe potuto fornire una panoramica sullo stato di salute di quello che fu un impero, poi uno stato che si è trovato da solo a contrastare l’espansione nazista, poi un regno dove hanno trovato spazio alcune rivoluzioni culturali e popolari del Novecento.

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