Archivi del mese: novembre 2008

Ma allora…

un po’ pirla lo è.

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Parole al vento

Arriva la neve e così sia. Poi chissà se mai scenderà sul serio. Perché è sempre tutto un’attesa continua. E nel frattempo la gente perde la testa e non si ferma più. Rimane poi di stucco quando qualcosa succede, perché mica avevo messo in conto che quel qualcosa potesse avverarsi sul serio.

Oggi la gente è più che mai incazzata e per nasconderlo a se stessa, se la prende con tutti gli altri. Gioca allo scarica barile, non si convince che forse è il caso di mettersi di fronte ad un vero specchio e porsi delle domande per trovare la risposta. No, oggi non è così. Che poi magari così non è mai stato. Però, a differenza di qualche tempo fa, è la fiducia che è venuta a mancare. La gente non si fida più. Avrà pure le sue ragioni, ma ha anche, eccome se ne ha, le sue colpe. Chi presta un aiuto, chi allunga la mano finisce per essere visto con occhi diversi da quelli che si mostravano quando quell’aiuto lo si era ricevuto con un sorriso o quella mano la si era presa con gusto, piacere e soddisfazione.

A rimanerci fregato è sempre quello che è convinto che le cose, sotto sotto, possano andare diversamente. Che poi indossa pure lui l’abito del cinico, ma non fino in fondo. Anzi, aspetta solo il segnale per potersi levare di dosso ciò che non gli calza bene e tornare a mostrare quello che è sempre stato. La fiducia che qualcosa possa cambiare. Peccato che poi è una fiducia effimera. E il vento che annuncia l’arrivo della neve mostra la realtà per come è.

E buona notte al secchio se uno ha in mente di tornare a sistemare le cose e a fare un passo indietro o in avanti, a stare nuovamente ad ascoltare e voler riconcedere quella fiducia. No, mica si fanno sconti agli ingenui in questo mondo.

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Eh vabbé

Arriva la social card. Perché fa bello metterci di mezzo una parola come social quando c’è una crisi che si aggira. C’è qualche povero illuso che si aspetta un taglio delle tasse ed invece arriva la carta di credito per quelli che non tirano a fine mese. Insomma, dati alla mano, un po’ tutti a questo punto. Il governo di Silvio Berlusconi tiene fede alle dichiarazioni dei suoi ministri (“questo è un esecutivo di sinistra”, “io sono socialista”, “io sono obamiano” etc.) e forse si dimentica del suo programma elettorale. E dei principi che facevano da bandiera in Forza Italia. La rivoluzione liberale: nulla all’orizzonte, anche lo stesso premier venerdì, in occasione dello scioglimento di FI stessa, aveva ribadito che dal 1994 “nulla è cambiato”, che gli obiettivi sono sempre quelli di allora.

Arriva lo social card e siamo tutti più contenti. Al punto che mi metto in fila e chiedo pure io ‘sta benedetta carta. Non ho uno stipendio, sono un giornalista praticante presso una scuola di giornalismo per la quale sborso 4.000 euro all’anno e l’unico introito del quale dispongo è quanto riesco a mettere da parte con la collaborazione ad un giornale nazionale, con le rinunce e con la mancia di quei santi che sono i miei famigliari. Ma se dovessi arrangiarmi per conto mio, non arriverei a metà del mese. Insomma, presidente, io voglio la social card, credo di rientrare nei parametri.

Avrei preferito che questo governo si fosse impegnato a permettere all’economia di tornare a girare, a far girare i soldi si capisce. Avrei preferito che qualcuno, con i solidi numeri in Parlamento, si impegnasse a riformare il lavoro e le categorie (leggi ordini e affini) che fanno da barriera a chi vuole entrare e da scudo per chi ci è già dentro. Avrei preferito che venisse premiato l’intraprendente che non ha bisogno delle parole dal palco in Abruzzo per sapere che occorre ottimismo per uscire dai guai. Sic non est. E quindi, caro Cavaliere, sulla lista di Tremonti La prego di aggiungere il mio nome.

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Paradossi britannici

Domani l’agena politica inglese prevede un appuntamento da non mancare: il governo laburista guidato da Gordon Brown presenterà alla House of Commons il così detto Pre-Budget Report. In sostanza, verrà presentato il piano di bilancio come accade in qualsiasi azienda che si rispetti. E’ uno dei momenti chiave della politica britannica e quest’anno, di fronte alla crisi internazionale, offre uno spunto molto interessante.

Il Primo ministro è seriamente convinto di abbassare le tasse ai cittadini per agevolare l’immissione di denaro nel mercato. I Conservatori non sono per nulla d’accordo, temendo un effetto boomerang. Ma a quanto pare, c’è gente che ammette che l’operazione di Brown è da accettare e non da respingere.

Ci ricordiamo anche delle parole di Berlusconi, poco tempo fa: “Abbasso le tasse”. Non un riferimento al programma del Pdl per le elezioni, ma un messaggio quando la crisi galoppava anche verso di noi. Restiamo in attesa di aggiornamenti. Forza, un gesto concreto.

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“Nulla è cambiato”

Silvio Berlusconi, ieri durante lo scioglimento di Forza Italia.

E però lui dal 1994 ha governato tre volte. Insomma, qualcosina si poteva fare.

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Che il governo torni a fare il governo

Ci risiamo. Basta sondaggi o calcoli astrusi, che la gente normale ne ha piene la scatole. Il governo di centrodestra mantiene la tradizione di addormentarsi: sono ormai tre mesi (se non di più) che non si fa altro che parlare della riforma Gelmini, del salvataggio di Alitalia e della nomina per la commissione di Vigilanza Rai. Insomma, qui c’è qualcosa che non funziona. Avrà anche le sue ragioni Berlusconi quando si lamenta che all’operato dell’esecutivo non viene lasciato abbastanza spazio di informazione, ma almeno se lo vada a prendere questo stramaledetto spazio proponendo qualcosa di concreto.

Forse, e qui mi tocca fare pubblica ammenda, davvero questo è un governo di sinistra, come ha affermato la Gelmini. Nel senso che parla tanto e combina poco. Magari è solo una personalissima impressione, però, di fronte alle proteste anti – riforma della scuola, so che si stanno attivando forme di volantinaggio per dire quanto al contrario questa sia utile. Bello ed istruttivo, ma se invece di scendere in strada ci si mettesse seriamente al lavoro?

Sicurezza, federalismo, economia, piccole e medie imprese, infrastrutture. Già si dovranno fare rinunce visto che vengono a mancare i dané, però non sarebbe male impegnarsi giusto un po’. Tra le altre, cinque argomenti che una volta sistemati, farebbero solo del bene a tutti noi. E invece siamo qui, a rispondere alle provocazioni di chi non ha nulla da dire, invece di rimboccarsi le maniche.

Ricordate l’augurio dopo che si erano chiuse le urne? Con questa maggioranza, ora, possiamo fare ciò che vogliamo, ciò che abbiamo promesso senza troppa fatica. Eh sì, come no.

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Ripetizioni per Mariastella

La Gelmini ci sta simpatica. Ha dimostrato carattere e ha tirato (fino ad ora) dritto. L’augurio è che non cambi idea a proposito. Anche se nel frattempo sembra essere caduta nella trappola delle dichiarazioni facili e mal calibrate. D’accordo quella parte del Pdl che ha tifato Obama, d’accordo quel Brunetta che ricorda sempre le sue origini socialiste, ma cara Mariastella dire che il governo “crede nel cambiamento” al punto da essere “per certi versi, un governo di sinistra”, forse è troppo. “Noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli”. Insomma, molto più semplicemente quello dovrebbe essere l’impegno di qualsiasi governo, di destra o sinistra che sia.

Il ceto medio, oggi, fatica pure ad essere individuato, perché la vita costa e di soldi in tasca non ce ne sono come una volta. E poi essere un esecutivo di centrodestra non vuol dire che oltre al beneamato ceto medio non ci sia dell’altro. I conservatori sono i veri innovatori, la storia lo ha dimostrato. Guardiamo solo al passato recentissimo, alla rivoluzione liberista di Reagan e Tatcher che hanno innsecato lo sviluppo di cui abbiamo goduto negli anni ’90, prima che il ciclio terminasse per poter però ripartire. Sempre che i G20 abbiano imparato la loro lezione.

Stando alle parole della Gelmini, sembra quasi che si sia data una mazzata da sola e abbia offerto un assist all’opposizione: ecco, ha sbugiardato Berlusconi che ha sempre governato per i ricchi. E’ il caso di fare un passo indietro e mettere un freno a certi slanci rivoluzionari nel sengo del “siamo oltre alla politica, siamo oltre agli schieramenti”. Anche perché se non funziona il ceto medio, quello che investe, non funziona tutto il resto e così, magari, sarebbe il caso di non continuare nell’opera di negare.

Cara Mariastella, le tue parole in questo caso non hanno senso. Una ripetizione non sarebbe male.

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