Archivi del mese: aprile 2008

Lettera ad uno scrittore che non è mai morto

Caro Giovannino.

cento di questi giorni! Cento di questi Primo Maggio, come quello del 1908, roba di tanto tempo fa, quasi impossibile da ricordare come fosse fatto oggi come oggi. Eppure c’è da immaginarselo: quella campagna che si preparava per il maggengo e la vita dell’estate, il sole alto sulle strade costeggiate dai filari di alberi, la vita quieta dei paesi che erano città, tutto nasceva e si compiva lì. Vita bucolica, ma pure vita di sudore e duro lavoro.

Caro Giovannino, nel giorno in cui noi tuoi affezionati lettori celebramio il centenario della tua nascita, io ripesco quella pagina dell’Unità del 23 luglio 1968, quando osò dire che era morto uno scrittore mai nato. A conti fatti, è come se tu non fossi mai morto mentre l’Unità se l’è vista brutta in diverse occasioni ed ora è più anonima che mai.

Per chi ti conosce non sei solo l’anima del Mondo piccolo, di don Camillo e Peppone. Sei il giornalista del Candido e delle battaglie giornalistiche che così potevano essere condotte solo da chi la sa lunga, da chi è fiero di essere come è, del mestiere che fa e della cultura semplice che si porta sulle spalle. Sei il padre di famiglia che facendo le prediche ai tuoi Carlotta e Alberto, inevitabilmente finiva per farle agli altri, grandi e piccoli. Sono valide ancora oggi, peccato la gente non sappia più leggerle.

Sei l’ex Internato militare che prese la via della Germania, affrontadola con il sorriso in attesa dei giorni migliori, anche quando la loro alba pareva lontanissima. Sei l’uomo che non si è mai tradito, che non ha mai rinnegato, perché quanto hai fatto nella tua vita, troppo breve, è sempre nato dall’orgoglio di essere te stesso. Sei quell’artista che la mattina presto guardava fuori dalla finestra di casa, dopo una lunga notte al lavoro, per vedere i contadini che marciavano verso i campi, scovando in quell’attività così umile il senso di tante cose.

A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga.

Hai reso felici migliaia di persone. Le hai risollevate, fatte sorridere e pensare, riflettere e meditare. Hai lasciato centinaia e centinaia di progetti incompiuti, bozze di racconti, vignette e articoli che stanno tornando alla luce per i tuoi cento anni. Hai superato i confini della letteratura italiana, della critica e del ben pensare, conquistando tutti gli angoli del mondo. Hai fatto commuovere e, ancora oggi, riesci a far rivivere quel Mondo piccolo che non c’è più. O se c’è, non è quello di un tempo, non è il tuo Mondo piccolo. Sei morto nel ’68, non credo tu abbia fatto apposta, ma è come se avessi voluto dire che il tuo tempo era scaduto, che era il momento di levare il disturbo da un mondo che in quell’anno si rovinò parecchio. Lasciando ai tuoi amici lettori l’eredità di pensare con la propria testa e di rimanere quelli di sempre, quelli alla Peppone che nel bel mezzo di un comizio, assalito dalle note dei suoi trascorsi di soldato sul fronte della Prima guerra mondiale, ammetteva che sono la patria, la fede e la famiglia a contare davvero. Tre pilastri magari un po’ logorati dal tempo, ma ancora ben saldi. Per lo meno, nei tuoi lettori, che sono ben più di 23, Giovannino.

Manchi a tutti noi. Però sappiamo che non sei mai morto.

Buon compleanno, Zuanin.

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Buon compleanno Giovannino!

1 maggio 1908: nasce Giovannino Guareschi.

Qui trovate la biografia minima curata dal sottoscritto.

Qui tutto quanto scritto dal sottoscritto su Giovannino. Anche qui, quando eravamo nella vecchia casa.

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Passare per il mio tumblr

E scoprire che le donne sono sempre le prime.

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Political map

Qui trovate la cartina geografica britannica in vista delle prossime elezioni amministrative. Occhi puntati su Londra, incrociando le dita per Boris Johnson.

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Sentenze

«Ma come fai ad essere contento? Sei un berlusconiano e pure un po’ leghista!». E’ quello che mi sono sentito dire una volta venuti a galla i risultati di Roma. Come se fosse proibito ad un elettore di centrodestra del nord essere soddisfatto per una netta vittoria nella capitale. Invece sì, sono ben contento. Per una lunga serie di motivi, come si suol dire in codesti casi.

Anzitutto, la sconfitta di Rutelli è la sconfitta di Veltroni, ex sindaco di Roma nonché leader di quel Pd che, magari, a Roma davvero ci sperava di vincere. Almeno per rialzare la testa. Seconda cosa, ha vinto un esponente di Alleanza nazionale, che certamente commise qualche errore da ministro dell’Agricoltura, però è pur sempre un candidato che non ha mai nascosto – né si è mai vergognato – della sua storia politica. Non sarà di certo quella catenina con la croce celtica a rendermelo antipatico e distante anni luce perché cammino sul sottile confine Pdl – Lega. Almeno imparino un po’ di storia.

Concerti e notti bianche. ‘A bamboccioni, sveglia!

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Scontati

Questa mattina sono venuto a conoscenza di un fatto interessante – per il semplice motivo che me lo ero lasciato scappare. Renato Brunetta, professore universitario nonché deputato del Pdl nonché europarlamentare per Forza Italia, se l’è presa con quelli di Libero per l’inchiesta sui “papponi di stato”, pubblicata qualche tempo fa dal quotidiano di Feltri ed ora ripresa in un libro venduto come allegato. Lo ha fatto durante una puntata di Porta a porta dove erano presenti Andrea Scaglia e Roberto Poletti, autori dell’inchiesta. La cosa deve aver dato un po’ di fastidio a Feltri che oggi lo ha con grazia mandato a quel paese dalle pagine dello stesso giornale sul quale il Brunetta, almeno un tempo, scriveva.

Il sottoscritto ha avuto pure lui il suo momento di gloria ribattendo ad un intervento del professore, in quel di Verona lo scorso gennaio, dopo una parentesi aperta dall’economista veneto sulla politica agricola comunitaria. Da bravo professore universitario qual è, ovviamente Brunetta pretendeva di essere nel giusto. I fatti, tra qualche anno, daranno ragione ad uno dei due.

Per uno che se la prende con un quotidiano in particolare, un altro che ce l’ha a morte con l’intero Ordine dei giornalisti. Diritto sacrosanto, non ci piove. Ma leggendo per la prima volta il blog del Beppe, ecco che rimango un po’ spiazzato: fascismo? Nella stampa italiana? Porca vacca, in tutto questo tempo non me ne ero accorto. Forse è il caso che mi metta seriamente a leggere i giornali di qui, a scovare in Corsera, Repubblica, Stampa e magari pure nella Gazza rosa odore di stile ducesco e ventennale. E dire che mi avevano sempre convinto che giornalisti ed editori fossero, per lo più, di sinistra.

Ogni scusa è buona per attribuirsi una parte di 25 aprile. Poveri noi, in cerca di quiete e perseguitati dai soliti scontati giri di parole.

 

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Sconfitta su tutta la linea. Gotica

Ve lo ricordate il Pd? Quel Partito democratico che aveva aperto una nuova era nella politica italiana? Quello delle primarie già scontate, ma comunque sempre primarie erano? Eccolo, il nuovo Pd: sembra così vecchio dopo nemmeno tre mesi di campagna elettorale. E dopo le elezioni, dove è rimasto sconfitto dal Popolo della libertà, nato da un predellino in piazza San Babila, dato per spacciato e considerato tomba politica del Cavaliere, ora partito di governo.

Walter Veltroni, nell’ultima settimana, ha infilato ancora di più il coltello nel cuore. Ha segato dal principio l’idea di un gemello del nord, che si interessasse esclusivamente del nord e che sapesse rialzare la testa dopo il successo della Lega nord. Proprio lui, quel Walter che aveva candidato quel Calearo e che era sbarcato in Veneto e Lombardia per dire che lui del nord si sarebbe preso cura. Per fortuna, non lo sapremo mai se diceva bugie o meno.

Ps: ve lo ricordate lo spot del Pd? Carino, simpatico. Con quel tema ripreso dai Village People. Bene: avete notato il nuovo spot della Coop? Carino, simpatico. Con quel tema ripreso dalla canzone “Si può dare di più”. Ma è davvero così difficile essere originali a sinistra?

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