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Troppo facile

C’è gente che si è stracciata le vesti per un paio di articoli pubblicati dal Corriere (1 e 2) e per alcuni passaggi nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sensazioni condivise, voglia di speranza per un anno quantomeno decente, la forza delle idee che non tramonta mai, la solita minestra riscaldata. Non occorrevano certo due editoriali sul quotidiano di via Solferino o un messaggio istituzionale per sollevare la coperta sui guai del nostro Paese: i poveri cristiani che tutti i giorni non vivono nei palazzi della politica, ma sul luogo di lavoro o no li conoscevano da tempo. Ma l’abilità della classe dirigente attuale e futura – o forse futurista? – nel ribadire “noi sono anni che lo diciamo!” è meravigliosamente scandalosa.

E’ troppo facile mettersi ad applaudire ora. E’ troppo facile ipotizzare che sia solo il Cavaliere la causa dello stallo di questa nazione, per quanto con 20 anni di carriera politica alle spalle, anche Silvio Berlusconi ha le sue responsabilità: attendiamo ancora non la rivoluzione liberale, ma almeno un taglio delle tasse, manco che vengano dimezzate, ma giusto una sforbiciata per dare un senso alla dignità dei contribuenti, giusto per fare un esempio tra i mille.

La colpa è di tutti quelli che da vent’anni cavalcano la scena e non hanno combinato granché. In compenso, a quanto pare, leggono i giornali e così rubano passaggi dai commenti pubblicati e vi appongono il proprio marchio di fabbrica. Il guaio è che non c’è da rallegrarsi: i curriculum di chi aspira al potere in Italia ci dicono che siamo davanti a personaggi che hanno gravitato da sempre attorno ai salotti della politica, che hanno fatto della politica il loro lavoro, senza rispondere al principio della responsabilità per cui se uno sbaglia sul luogo di lavoro, qualcosa dovrà pure pagare. Scene che abbiamo già visto e che ci hanno ridotto a ciò che siamo.

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Cacciatori di teste

A quanto pare in Italia sette persone su dieci sono contrarie alla caccia. Così riporta una ricerca dell’Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf. Tra le tante cifre che compaiono nell’indagine, un 86% degli intervistati chiede di aumentare la distanza di sicurezza tra cacciatori e le case e i sentieri battuti dagli escursionisti, mentre il 78% domanda una tregua la domenica e i festivi, quando le campagne e i boschi sono più affollati del solito (ma siamo sicuri che la gente si riversi in campagna e nei boschi di domenica?).

Ecco spiegato perché le cose vanno male nel nostro Paese: gli animali ormai godono di maggiori diritti degli uomini. Poi accade che la caccia alle teste nei restanti ambiti della società sia lo sport preferito dalla cosiddetta opinione pubblica. Che poi uno potrebbe ribattere: ma che diavolo c’entrano le due cose? Beh, ci sarebbe tal popolo viola – mai colore fu più azzeccato – che in cuor suo vorrebbe ribaltare nemmeno senza decreto il voto del 38% degli italiani, rispondendo al motto che i governi devono temere i cittadini. A comandarlo l’ultimo esemplare di fascista in Italia: quell’Antonio Di Pietro che non si accontenta più di brandire metaforicamente il manganello nei confronti di chi non la pensi come lui. Ora punta in alto, in altissimo, direttamente al Colle.

La caccia alle bestie no, ma quella agli uomini sì. I soliti livorosi violacei.

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Il partito dei Repubblica

A sinistra la linea la detta il quotidiano di De Benedetti. Si sapeva da tempo, ma oggi è giunta l’ennesima conferma: perché mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspica un “ripensamento” dopo l’aggressione al premier e afferma che occorre una “larga condivisione” per le riforme, pur non essendoci al momento il “clima propizio” (e da qui la richiesta di un ripensamento), ecco che sul sito di Repubblica si legge che il Capo dello Stato se l’è presa con il governo. “Non paventare complotti contro esecutivo, la Costituzione non li permette”, si legge nel sommario di apertura.

Corretto, ma la “larga condivisione” intende anche quella dell’opposizione che, guarda caso, per bocca del segretario del Pd Bersani, poche ora prima aveva fatto sapere di essere pronta a confrontarsi con la maggioranza in Parlamento, dopo che La Stampa, nell’edizione in edicola sempre oggi, aveva indicato la possibilità di un vertice ufficiale Berlusconi – Bersani a Palazzo Chigi. Ma da largo Fochetti è arrivato il tassativo altolà.

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Baraonda laica

Hanno avuto un merito le parole del ministro Calderoli sull’arcivescovo milanese Tettamanzi: hanno scatenato una serie di reazioni che costringeranno i loro autori a pensarci sopra due volte quando dalla Chiesa giungeranno parole fastidiose su Ru486, eutanasia e coppie civili. Il fatto che un leghista abbia duramente criticato un porporato ha fatto sollevare le anime belle del politicamente corretto, impegnate a sottolineare la centralità e l’importanza del ruolo di Chiesa e Vaticano nell’attualità italiana. Questione di tempo e gli stessi si rimangeranno tutto.

Tanto vale godersela finché funziona, anche perché nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è trattenuto: “La religione è un fatto pubblico” e “l’impegno della Chiesa è essenziale”.

In questo clima di presa in giro, Benedetto XVI ha tirato fuori dal cassetto una delle lezioni più belle in occasione delle celebrazioni di Maria Immacolata a Roma. Ha parlato di individuo e non di individui, ha fatto capire che è l’uomo che deve essere al centro dell’attenzione, non quell’insieme poco definiti che passa sotto il generico termine di uomini. “C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto”, ha affermato dopo aver duramente criticato il gioco al ribasso messo in atto dai media e l’indifferenza della città “che prima nasconde e poi espone al pubblico”.

E’ l’uomo al centro di tutto in queste righe che potrebbero essere state lette da un’autorità qualunque, non per forza dal Papa. Le anime belle sono rimaste in silenzio, ma viene da pensare che le sparate di sostegno all’importanza della Chiesa siano già andate di traverso.

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E allora perché lo ha firmato?

“Io sto dalla parte della Costituzione”

Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, oggi, dopo la bocciatura della Consulta.

E allora perché firmò il lodo Alfano, lo scorso 22 luglio?

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Adesso è colpa nostra

I rifiuti tossici in gran parte provengono dal Nord. L’opinione pubblica di quelle regioni ne sia consapevole.

Giorgio Napolitano intervenendo a Napoli in occasione dell’inaugurazione di un’aula universitaria dedicata a Giancarlo Siani, cronista partenopeo ucciso dalla camorra.

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Perché non lo lasciano perdere?

  Dal viaggio in Cile il presidente Napolitano tira le orecchie alla politica italiana. Prima se la prende (indirettemanete) con Pdl e Pd perché a tutti gli italiani venga garantito il diritto di votare chi vogliono. Onestamente, non mi pare che né Berlusconi né Veltroni girino a prendere i nomi di quelli che non sono intenzionati a mettere una croce sui loro nomi. Semplicemente, piuttosto, stanno facendo campagna elettorale e tirano acqua al proprio mulino come logica comanda. Se questo atteggiamento mette a rischio la libertà di voto, allora Napolitano ha un concetto tutto suo, magari sovietico, di libertà.Poi punta l’indice contro il qualunquismo e la sensazione di intolleranza nei confronti della classe dirigente politica: non si lasci insultare il Parlamento, ammonisce da Santiago del Cile. Non è un caso che la sortita cada a fagiolo in seguito all’inchiesta che Libero sta pubblicando in questi giorni con l’esperienza di un deputato dei Verdi, Roberto Paoletti, volto conosciuto tra le tv private per i suoi programmi di denuncia. Sprechi, pennichelle, fancazzismo: tutte cose già note, che noi comuni mortali potevamo immaginare standocene fuori dal Parlamento e che adesso trovano maggiore conferma.

Se il primo degli interventi ha accolto l’applauso di Giordano, Bertinotti e Casini, il secondo ha strappato un mezzo applauso da parte di tutta la così detta classe politica. Boselli approva il no a “un qualunquismo che colpisce in primo luogo la democrazia parlamentare. Castagnetti definisce l’intervento ineccepibile. L’azzurro Maurizio Lupi osserva che il capo dello Stato “restituisce dignità, voglia e passione a chi intende la politica come un servizio a favore della gente”.

Tutto questo per dire cosa? Per chiedere a Berlusconi di tenere a freno i suoi, di metterli a lavorare seriamente per vincere queste maledette elezioni e invitarli a non perdere tempo a rincorrere il vecchio che, purtroppo, ancora avanza.

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