Archivi del mese: aprile 2011

Trotzkisti, futuristi

Anche a destra hanno imparato a farsi del male da soli, mutuando dalla sinistra la migliore tradizione autolesionista. Ora infatti nell’area di Futuro e Libertà sono due le testate che si spartiscono l’eredità di Fare Futuro, l’organo più agguerrito nella battaglia tra Fini e Berlusconi che ha chiuso i battenti il primo marzo. C’è ilfuturista.it, sito diretto da Filippo Rossi, prima a capo di Fare Futuro. Ma esiste anche Fare Italia Mag, alle cui spalle c’è Adolfo Urso. Le due testate si beccano quotidianamente aspettando la resa dei conti fissata per il 17 maggio, all’indomani della tornata elettorale.

(continua su Linkiesta.it)

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I guai sanitari di Cameron

C’è un doppio fronte dalle parti di Downing Street al quale prestare attenzione. Perché se il governo britannico è alle prese con la matassa Musa Kusa, il ministro degli Esteri libico che nei giorni scorsi è fuggito da Tripoli a Londra, che per alcuni è una risorsa nella guerra con Gheddafi mentre per altri non rappresenta il massimo delle garanzie, c’è una campagna interna da portare a casa e presto. Durante l’ultima campagna elettorale, David Cameron fece infatti della riforma della sanità uno dei punti cruciali del programma conservatore, ma ad un anno di distanza le cose si sono complicate e i nodi sono venuti al pettine nella settimana decisiva per la sua discussione.

(continua su Linkiesta.it)

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Senza alternative

È sconfortante leggere le ultime vicende che riguardano Futuro e libertà. Non che ci si scrive abbia mai pensato – anche per un solo attimo di mancamento – che il partito di Gianfranco Fini potesse rappresentare qualcosa di utile per l’Italia. Ma la sceneggiata di Latina e la storia di Olbia, dove i futuristi si presenteranno alle Amministrative al fianco del Partito democratico, getta nello sconforto. Perché? Perché FLI non offre un’alternativa e per quanto quella alternativa possa non essere prendere in considerazione, quantomeno offrirebbe un po’ di sana competizione nello schieramento che in teoria sta a destra del panorama politico. E la competizione fa del bene, in particolare a chi ormai è adagiato su se stesso e invece di raccogliere i consensi delle generazioni che sono cresciute guardando alle esperienze conservatrici in Gran Bretagna e Stati Uniti, alla Right Nation, li allontana con scelte e dichiarazioni che si adattano maggiormente ad un partito socialdemocratico, non certo al Popolo della libertà che dovrebbe essere di ispirazione opposta, almeno sulla carta.

(continua su Right Nation)

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