Archivi del mese: dicembre 2010

Buon anno

Non so come la vediate voi, ma da queste parti abbiamo infilato il 2011 sotto l’albero di Natale, come buon auspicio. Quello che si va a chiudere è stato un anno difficile, perché la ruota gira così: a volte bene, a volte si sgonfia o si infila in una buca. Non pretendiamo granché: fare il nostro lavoro onestamente, con soddisfazione personale senza richiedere la luna o altri satelliti o pianeti sparsi nell’universo. Abbiamo un motto da queste parti, nella side bar:

Ci sono due cose che contano veramente nella vita di un uomo: trova un lavoro che ti piace e trova qualcuno da amare con cui dividere la tua esistenza.

Non è questione di mediocrità: mediocre è colui che pur avendo il pane, non ha i denti; chi non pensa nemmeno per un attimo di mettersi a sudare per guadagnarsi la pagnotta. Alle persone oneste basta poco per rimboccarsi le maniche.

Buon anno.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Life

In origine doveva essere un melo

Pensare alle tante volte in cui ci dicevano che il presepe era cristiano, mentre l’albero un’importazione illecita o meno del paganesimo. Forse perché il Natale cade nel giorno che nell’antica Roma era dedicato al “Solis invictus”, il dio sole e allora un po’ di confusione nella tradizione ci può anche stare. Ma a quanto pare non è del tutto vero perché anche l’albero di Natale è un simbolo della cristianità, nato dal collegamento fra redenzione e creazione, un binomio che a lungo ha accomunato la festa della nascita di Gesù, venuto al mondo per redimere il peccato originale.

C’è un libretto molto interessante intitolato “L’origine della festa del Natale” ed è firmato da Oscar Cullmann, professore universitario nato nel 1902 a Strasburgo e vincitore nel 1993 del Premio Internazionale Paolo VI per l’ecumenismo, che aiuta a capire meglio il significato dell’albero sotto il quale mettere i regali per le festività. Anzitutto, non ha un’origine antichissima: all’incirca ha poco più di 400 anni o comunque non oltre il Medioevo quando si tenevano delle rappresentazioni durante le quali, alla vigilia del Natale, si metteva in scena la storia del peccato originale in Paradiso. Nei calendari antichi al 24 dicembre venivano infatti abbinati i nomi di Adamo ed Eva. Tant’è che in Renania, regione della Germania, durante lo spettacolo comparivano anche il diavolo e un albero, quello del frutto del peccato. Nella Bibbia non viene indicata esattamente la sua specie e allora veniva identificato con le piante locali, a seconda delle zone. In Renania si trattava di un melo, ma è un’impresa impossibile trovarne uno in fiore in pieno inverno e allora la scelta ricadeva sul sempreverde abete.

Questo tipo di rappresentazione ha dato all’albero di Natale il suo significato cristiano: nella Santa Notte il peccato dell’uomo è stato espiato per mezzo dell’incarnazione di Cristo.

Non è quindi un caso che l’abete venisse decorato per l’occasione con delle mele (il frutto del peccato) accompagnate dalle ostie, il corpo del redentore. Da una parte la mela che ha condotto l’uomo alla morte, dall’altra l’ostia, il pane che significa vita.

Proseguendo nel tempo, risale all’incirca al 1605 una testimonianza che giunge proprio da Strasburgo dove sui rami comparivano delle rose, altri antichi simboli del Natale: “Un germoglio spunterà del tronco di Iesse, / un virgulto germoglierà dalle sue radici” si legge infatti nell’Antico Testamento, Isaia 11, 1.

Luci, stelle, addobbi e quant’altro: così oggi ce lo immaginiamo un albero di Natale che si rispetti, ma il mistero in parte svelato che accompagna la sua nascita trova altri interessanti elementi, sempre dal Medioevo (hanno voglia a definirlo “Secolo buio” certi benpensanti, non sanno che si perdono).

A quell’epoca il periodo del solstizio d’inverno (21 dicembre) veniva celebrato appendendo dove possibile ogni genere di rami o ramoscelli, usanza adottata anche a Capodanno o a San Nicola, il 9 dicembre. Chissà se i bambini sanno che è Sancta Claus il vero e unico Babbo Natale?

Tornando ai rami di albero che servivano da decorazioni, spesso erano quelli di betulle e querce, ma soprattutto di abeti, il cui verde perenne simboleggia l’immortalità: «Mentre normalmente la natura si risveglia solo in primavera, in questo caso essa riprende vita nel momento più cupo dell’anno, “nel mezzo del freddo inverno”, “non solo nella stagione estiva”», scrive Cullmann nel suo libro.

Capita così di scoprire cose nuove dal sapore fortemente natalizio, molto più delle pubblicità che compaiono in televisione o sui giornali quasi un mese prima dell’atteso giorno. Molto meglio arrivarci con calma, senza frenesia e concedendosi un po’ di fantasia guardando un albero illuminato.

Lascia un commento

Archiviato in Cultura, Life

Politica al lavoro in UK

Le cronache che ci giungono dalla Gran Bretagna dimostrano che la politica è più che mai viva, per lo meno in quella parte d’Europa. Perché se in Italia siamo alle prese con un crisi che di politica ha ben poco – è solo una resa dei conti tra due leader che hanno tentato di vivere forzatamente sotto lo stesso tetto -, a Londra qualcosa si sta muovendo.

Con gli scontri tra polizia e studenti che hanno coinvolto anche l’automobile a bordo della quale c’era il principe Carlo, i liberaldemocratici sono dovuti venire a patti con la realtà. Durante la scorsa campagna elettorale, fu infatti Nick Clegg a dichiarare che il suo partito non avrebbe assolutamente ritoccato le rette universitarie: ieri, invece, ha definito “sognatori” i manifestati che hanno invaso strade e piazze attorno alla House of Parliament per mostrare tutta loro rabbia sulle “tuition fees”, la big issue fresca di approvazione alla maggioranza di governo. Non bisogna infatti dimenticare che Clegg deve il (magro) successo alle General Election ai favori raccolti dal suo partito nelle fasce d’età più giovani dell’elettorato, specie tra gli universitari.

C’è poi dell’altro che apparentemente fa da sfondo, ma che in realtà è la cornice del quadro attuale. Risuonano ancora negli ambienti conservatori le parole dell’ex Primo ministro John Major che qualche settimana fa si augurò di vedere all’opera per lungo tempo la coalizione Tories – Libdem. Sono però in tanti a pensarla in modo diverso, tanto che sul blog di riferimento dei conservatori britannici (http://conservativehome.blogs.com/thetorydiary/2010/12/what-is-mainstream-conservatism.html) sono al lavoro per mettere nero su bianco un manifesto politico, quello del Mainstream Conservatism, dove far trovare alloggio alla social justice di Iain Duncan Smith, al civil libertarianism di David Davis, all’internationalism di Andrew Mitchell. Il punto centrale è quello della crescita economica perché se questa sarà garantita, allora i conservatori potranno vincere nuovamente le elezioni. Una spicciola esemplificazione del concetto per cui quando i cittadini si recano alle urne, guardano alla salute delle loro tasche.

A concludere il tutto, il colpo di spada nei riguardi degli alleati che i Tories più puri proprio non sopportano. Il Mainstream Conservatism è il Popular Conservatism, vale a dire l’opposizione ad un superstato europeo, una tassazione più bassa e il conseguente trattamento corretto nei riguardi dei contribuenti, un contrasto duro al crimine. Temi sui quali cerca di far presa la destra britannica dello United Kingdom Independent Party e del British National Party. Sono cause queste “sostenute dalla maggioranza del popolo, ma non dalla maggioranza di sinistra del Liberal Democrat party”.

La politica, Oltremanica, è ancora sveglia. Tanto che i conservatori al governo non temono di ricordare al premier David Cameron che un progetto di Big Society esiste già (il civil libertanism sopra citato di Davis) o di rammentargli che la coalizione ha al suo interno due anime troppo diverse su alcuni punti chiave dell’agenda. Tutto questo senza cadere nel teatrino del gioco delle parti e delle ripicche personali, perché dopo tutto c’è un Paese da rimettere in sesto.

Da Right Nation

Lascia un commento

Archiviato in Politica

E’ sempre tempo di calciomercato

Il calciomercato dei parlamentari è l’essenza del fare politica a casa nostra: d’altronde, è o non è una questione di poltrone? Moralmente scorretto, tanto che la giostra ormai gira da legislature e legislature perché questa è la nazione dove la costituzione prevede che in caso di crisi di governo, come prima opzione non si torni al voto, ma si proceda perché venga garantita una maggioranza alle camere. E allora come si fa? Si va alla caccia di sostenitori.

Si accontentino, i difensori della carta. Nemmeno il precedente esecutivo prodiano – nel quale il livoroso fascista Antonio Di Pietro copriva il ruolo di ministro delle Infrastrutture, mentre oggi ordina e la procura immediatamente esegue – fu immune dalla cosa.

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Costituzionale, ma non democratico

Il guaio è che quando il presidente della Camera afferma, da leader di partito e non da terza carica dello Stato, che il governo non c’è più e non bisogna andare al voto, ma passare ad altro esecutivo, costituzionalmente ha ragione. Nel senso che la carta italiana prevede tutto un iter di consultazioni e giri di parole per permettere, a chi non è stato eletto presidente del Consiglio, di sedersi sulla poltrona in questione. E’ stata la prassi di tutta la Prima Repubblica, poi le vicende sono leggermente cambiate, ma è chiaro che l’ambiente politico quello rimane e tende a tornare indietro.

Poi verrebbe da dire che la strategia di Fini sarà pure “nel solco della costituzione”, di certo però non è democratica (nel senso che dovrebbe governare chi ha vinto le elezioni e che se le condizioni venissero meno, allora bisognerebbe procedere a nuove consultazioni elettorali). Ma è un altro discorso che si sarebbe potuto evitare, se si fosse messo mano alle riforme istituzionali.

Lascia un commento

Archiviato in Politica