Archivi del mese: dicembre 2008

Pera bacchetta Silvio: Parlamento sequestrato dal governo

Presidenzialismo, federalismo e legge elettorale: l’ex presidente del Senato dalle colonne della Stampa parla di un sistema democratico che sta degenerando. E non si trattiene nemmeno sui gazebo del Popolo della libertà

Marcello Pera

Marcello Pera

Una dichiarazione “estemporanea” che nasconde un problema da risolvere: una crisi degenerativa che ha eroso la natura democratica, rendendo “prigioniero” il Parlamento. E’ quanto si legge in un articolo apparso sulla Stampa di oggi, a firma di Marcello Pera, presidente del Senato dal 2001 al 2006 con il secondo governo Berlusconi. Il titolo lascia poco margine di interpretazione: “Il Parlamento prigioniero”. Così, il giorno dopo le richieste di Gianfranco Fini di tornare ad un dialogo vero tra le parti in Camera e Senato, Pera lancia qualche frecciatina nemmeno troppo anonima nei confronti del governo di centrodestra. Partendo dalle parole di Berlusconi sul presidenzialismo: una proposta “estemporanea”, ma “in sostanza Berlusconi ha detto: Io ho trasformato l’Italia in una repubblica presidenziale”. E poi via ad una serie di considerazioni su riforme e legge elettorale.
“E’ in corso da tempo una crisi degenerativa che ha cambiato il nostro sistema, ne ha eroso la natura democratica, lo ha lasciato in sospeso e ora lo espone persino ad avventure”, commenta Pera facendo riferimento al federalismo “che darà un colpo d’accetta al bilancio statale e di martello all’unità d’Italia”. Il filosofo toscano ricorda le lamentele dei parlamentari di maggioranza ridotti “a macchinette schiacciabottoni”, dal momento che sono chiamati semplicemente ad approvare o meno i decreti del governo, “gli unici provvedimenti che sono portati in Aula” dal momento che è quasi scomparsa l’iniziativa parlamentare.
Sotto sequestro Tutto parte da due sequestri: quello della rappresentanza e, di conseguenza, quello del Parlamento. La colpa si trova nella legge elettorale a liste bloccate, “esportato dalla Toscana”: il parlamentare eletto, dopo aver “assistito da spettatore televisivo” alla campagna elettorale, “ha perduto qualsiasi interesse al suo territorio di riferimento e il cittadino elettore non ha più avuto i suoi rappresentanti”. Un sistema che comunque fa comodo ai leader: “Chi oggi si lamenta della tanta piaggeria e cortigianeria che vede in giro dovrebbe anche riflettere che la legge toscana piace a tutti i capi partito, tanto che cercano di estenderla anche alle elezioni europee”.
In questo modo si finisce per avere un capo di partito che, una volta eletto presidente del Consiglio, ha dalla sua un Parlamento “composto di sola gente al seguito” che “si trasforma in una sua propaggine esterna”. E qui il riferimento al Cavaliere si fa marcato: “Non ci è forse toccato di sentir dire che in Parlamento basterebbero una trentina di persone, oppure che si potrebbe votare solo nelle commissioni, oppure che potrebbero votare solo i capigruppo?”. E ancora, una critica ai gazebo per eleggere i delegati al congresso del Popolo della libertà: “Già adesso siamo alle folle – ‘oceaniche’ si sarebbe detto una volta – sotto i gazebo e sotto le tende delle primarie. Approfittando delle lunghe file, anziché spingere il poveretto che sta davanti, sarebbe il caso di soffermarsi a riflettere” sulla degenerazione della democrazia.
Per concludere, una bella tirata d’orecchie ai colleghi di coalizione: “La nostra Costituzione è un patto che lega gli italiani? E’ ancora uno strumento efficiente e adeguato? C’è stato un tempo in cui, soprattutto nel centrodestra, queste domande erano all’ordine del giorno”. Chissà, magari a qualcuno le orecchie per lo meno stanno fischiando.

Dario Mazzocchi, Libero-news.it

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Rigenerando, ancora una volta

A scuola non si copia, ti insegnavano così le buone maniere. Poi si sa, scappava sempre l’occhio sul compito del vicino che, guarda caso, era quello più bravo. E quello più s*****o, perché diceva sempre di non sapere nulla. Lui, il mio socio, ha dato l’assenso a copiare e incollare qui una roba vecchia di un anno, ma troppo bella per non essere ripescata. E’ una gran bella lettura in vista del Natale. Un modo per farvi gli auguri. Pausa sotto l’albero, torniamo più avanti.

Rigenerando, Abr

I beoti (al 50% “cog**oni”, non dimenticarlo mai) si affrettano e s’adoprano onde concluder l’opra delle Feste dei regali e dei Cenoni, affannati per sentirsi parte del rito vano e consumistico dalle vaghe ascendenze religiose. L’attivita’ e’ caratterizzante del Neo Proletariato del Nuovo Millennio: non piu’ Classe bensi’ “Il Consumatore”.
I nuovi Titolari (di Carte di debito come di Diritti e quindi di “tutela” statalista) sono definiti al singolare: una accozzaglia di individui beceri ignoranti e disinformati, monadi sconnesse, piene di risentimento, un tutti contro tutti; ansiosi stressati e infelici quindi aggressivi, privi di identita’ in cui riconoscersi al di sopra dell’Individuo solitario e al massimo del micronucleo familiare.
L’Uomo infatti e’ in primis un nodo di relazioni, prima ancora che individuo; quando rimane solo con la sua pancia e cervello e’ come la scimmia di un girovago: intento a ripetere senza posa lo stesso esercizio privo di senso per un tozzo di pane.
In un Paese dove (dice pare sembra) meta’ degli studenti medi non sa spiegare come mai il giorno segue la notte che a sua volta rimpiazza il giorno, cosa vuoi parlare del Solstizio d’Inverno? Ben che vada, i Pasdaran della mucillagine, quelli che han capito tutto, ti daranno del superstizioso, del tradizionalista, del mistico celtico-evoliano.

Eppure il Solstizio era un Evento che assumeva un valore simbolico in pressocche’ tutte le svariate forme assunte dalla Cultura Umana nell’Emisfero Boreale, liberando quindi il campo da integralismi e settarismi d’ogni tipo.
Nel giorno del Solstizio d’Inverno (21 o 22 dicembre) il Sole, nel suo moto annuo lungo l’eclittica – il cerchio sulla sfera celeste che corrisponde al percorso apparente del Sole nell’anno – viene a trovarsi alla sua minima declinazione e culmina a mezzogiorno alla sua altezza minima: la luce del giorno registra la sua durata minima nell’anno, a quell’ora il sole è allo Zenit lungo il Tropico del Capricorno nell’Emisfero Australe.
Da quel momento di minimo la durata del di’ riprende giorno dopo giorno il suo cammino espansivo, dapprima impercettibilmente poi sempre piu’ sensibilmente. Dall’antichita’ gia’ il fatto che l’avanzare spaventoso della notte si fermasse segnava la Svolta: la Luce riprende a guadagnare spazio, rinnovando il Mondo e la Speranza.
Quell’Evento era celebrato dai nostri antenati gia’ in epoca preistorica e protostorica, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge in Inghilterra, di Newgrange, Knowth e Dowth in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan in Iran e della Val Camonica.
Tale evento ispirò successivamente il “frammento 66” dell’opera di Eraclito (560/480 a.C), fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide). Quel fenomeno era atteso e magnificato da tutte le popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti (“Alban Arthuan”: rinascita del dio Sole), i Germani, i misteriosi Wends-Veneticos ancora piu’ a est lungo la Via dell’Ambra tra mar Valticus e golfo di Venetia, i loro affini Wndals e gli abitanti di Vinlandia nel nord.
Intorno alla data del Solstizio d’Inverno quasi molti popoli hanno celebrato la nascita di loro esseri soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horus e si credeva che suo padre Osiride fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli, Bacab nello Yucatan.
Il dio Bacco in Grecia nonché Ercole e Adone o Adonis, il dio Freyr figlio di Odino e di Freya era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian, Buddha in Oriente, Krishna in India, Scing-Shin in Cina. In Persia si celebrava il dio guerriero Mithra detto il Salvatore e a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con un’aureola di dodici stelle intorno al capo.
Nella Romanità si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre; era inclusa all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, dedicate a Saturno Dio dell’Età dell’Oro. A partire dal 217 a .C. queste si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia, la festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.
Il mito narra che anticamente regnasse il misterioso dio italico Giano, l’antica divinità dalle “due facce”, “dio del tempo” e, specificamente, “dell’anno”, il cui tempietto in Roma consisteva in un corridoio con due porte, chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di guerra.
Sulla base della sua ancestrale accezione il Gi-anus designa “l’andare” e più particolarmente la “fase iniziale del camminare” e del “mettersi in marcia”: la divinita’ regolava e coordinava l’inizio del nuovo anno, da cui Ianuarius, il mese di Gennaio. Poi dal mare giunse Saturno, che potrebbe essere inteso come la manifestazione divina del Grande Ritorno che ricrea il cosmo a ogni ciclo, colui che attraversa la notte del caos successivo alla dissoluzione per approdare alla nuova sponda, alla luce del nuovo creato. Giano e’ il corridoio lineare del progresso del tempo (annuale), Saturno la ciclica catastrofe caotica e rigeneratrice che ripiega il tempo su se’ stesso e dalla morte genera la vita. Vi è una analogia fra Saturno e il vedico Satyavrata, testimoniata dalla comune radice sat che in sanscrito significa l’Uno.
Quando la notte diviene padrona e il buio totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede, che con l’alba diverrà trionfante.
Significativo è il passo evangelico in cui Giovanni Battista, nato nel giorno del Solstizio d’estate, rivolgendosi a Gesù nato nel Solstizio d’Inverno, si pronunci in tal modo: “Bisogna che egli cresca e che io diminuisca”. Parimenti è la rappresentazione classica del dio iranico Mithra, raffigurato mentre uccide un toro con due dadofori ai suoi fianchi che simboleggiano il corso del Sole: Cautes con la torcia verso l’alto (21 Giugno) e Cautopates con la torcia verso il basso (21 Dicembre).
E’ il simbolismo tradizionale delle porte solstiziali che corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla Caverna Cosmica: la prima porta, quella “degli uomini”, corrisponde al Solstizio d’Estate, cioè all’entrata del Sole nel segno zodiacale del Cancro, la seconda, quella “degli dei”, al Solstizio d’Inverno, cioè all’entrata del Sole nel segno zodiacale del Capricorno.
La rigenerazione cosmica è sempre concepita con la discesa e con l’aiuto di un avatar (guida), di cui il Cristo Redentore è l’ultimo e più splendente esempio:”Il Sole ritorna sempre, e con lui la vita. Soffia sulla brace ed il fuoco rinascerà”.

Tutto cio’ non e’ mistica sincretista o tradizionalista, e’ mera indicazione per sommissimi capi di come le Culture dell’Umanita’ travalichino il tempo e lo spazio (e i limiti dell’Individuo) e possiedano un consistente minimo comun denominatore. Se Dio e’ Colui che E’ atemporalmente, a nostra volta e a Sua immagine noi siamo mille anni prima di nascere e conseguiamo esperienze per mezzo dei nostri Avi. Le ritroveremo nostre, trasferite nel nostro patrimonio (genetico), attraverso sequenze intrecciate fatte di cesure e continuita’, susseguimenti continui e indistinguibili di Cambiamento e Ritorno.
Neppure il Cristianesimo nasce from scratch: si innesta si sviluppa e trae frutti e significati (signum fero: porto simboli) dalle tradizioni preesistenti (la Bibbia e molto, molto di piu’). Perche’ nulla che divenga parte della Identita’ si cala semplicemente dall’alto, con buona pace del termine “Rivelazione”.
Il Natale e’ questo, all’interno della (languente) Identita’ del mio Popolo: per chi Crede e’ la Nascita, per chi non, la Rinascita.
Ovviamente oltre ai due gruppi citati ci sono anche “the others”: moderni, individualisti, fanno parte della crescente schiera a-identitaria del “Consumatore”; novelli ebrei disuniti con Hitler in arrivo, sono destinati a fare una gran brutta fine, accerchiati e stritolati dalla Triade Sinistra: lavoro (“L’Italia e’ una repubblica fondata sull’Arbeit macht frei”) , riduzione delle nascite, immigrazione. La Creazione dell’Homo Novus Omogeneizzatus et Pacifintus: mucillaggine.

Buona Consapevolezza e Rigenerazione per tramite del Solstizio e Buon Natale a tutti – Santo o meno secondo fedi e pratiche (queste si) individuali.

(dati sulle tradizioni e usanze antiche tratti da un articolo Luca Valentini).

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Dove eravamo rimasti?

Un ex assessore che si toglie la vita. Parlamentari indagati. Comuni sulla graticola. Qui i conti tornano fin troppo bene. E’ presto dire se sia tutto falso o tutto vero o, semplicemente, cosa sia vero e cosa non lo sia. Di certo le ultime vicende politiche – giudiziare hanno posto il Partito democratico di fronte a quella che chiamano “questione morale”. Ma mica per niente: semplicemente ora capi e capoccia dovranno ammettere di non avere tutti santi tra le loro fila, dopo aver sbeffeggiato, sotto sigle diverse dal 1993 ad oggi.

Fermo rimane il fatto che i magistrati fanno il bello e cattivo tempo. E poi vanno in giro a dire che devono “resistere, resistere, resistere”.

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E’ l’ora che pia

Domani e domenica (con replica il prossimo fine settimana) gli elettori del Pdl sono invitati ai gazebo. Nuovamente, come un anno fa, pressapoco, quando venne alla luce l’idea di un partito unico a Silvio Berlusconi e le elezioni erano ormai prossime. Prima si votò per segliere il nome del raggruppamento, poi si raccolsero le idee per stendere il programma elettorale. Riassunte in una serie di punti alcuni già mantenuti (bene o male, è ancora presto per dirlo), altri in attesa di essere presi seriamente in considerazione. Vedi il caso province: qui vige la logica di Palazzo, non quella degli elettori.
Di nuovo in fila per scegliere chi parteciperà al primo congresso del Popolo della libertà, i così detti delegati. Non sono delle vere e proprie primarie, perché le liste sono state scritte dall’altro, dal vertice di coordinatori regionali su suggerimento di quelli locali. Un piccolo passi in avanti, dopo tutto.
Per il centrodestra arriva il momento dell’ora che pia. Una sfida per il futuro, per capire quanto possa essere compatta questa coalizione che, in teoria, non esisterebbe nemmeno più. Perché un partito unico non può essere solo un cartello elettorale.
Un uccellin di bosco sussurra: magari va a finire che più di un terzo di quelli che si ritroveranno ai gazebo saranno gli stessi di un anno fa. L’esercito mandato a far numero, pare di capire. Magari sarà davvero così. Però proviamo a stare sereni in questi giorni di pioggia. Perché poco ci importa dello show di fine settimana, sarebbe molto più bello non assistere a certi passi indietro compiuti in questi giorni.

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Non lo avrei mai detto…

… ma sono d’accordo con Gian Antonio Stella che sta parlando, or ora, a Matrix.

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Silvio in paradiso

Il dialogo con l’opposizione? Al momento è alquanto impossibile perché “ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxisti – leninisti”. Parola di Silvio Berlusconi che oggi è intervenuto alla presentazione dell’ultima fatica letteraria di Bruno Vespa, “Viaggio in un’Italia diversa”. Un’occasione che il presidente del Consiglio ha sfruttato per parlare a tutto campo degli ultimi temi che tengono banco in politica. “Ci vuole un cambio di generazione per poter parlare di socialdemocrazia”, ha continuato Berlusconi ribadendo che con questa sinistra non si siederà al tavolo del dialogo.  Mentre il governo “è il paradiso”.
Nel corso del suo intervento ha parlato anche di Costituzione. “La Carta si può cambiare e poi l’ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”, ha dichiarato il premier. Giusta la “separazione degli ordini perché – ha chiarito Berlusconi – un pubblico ministero deve far parte di un ordine diverso e deve avere gli stessi diritti e doveri dell’avvocato e cioè andare dal giudice, bussare alla porta e prendere un appuntamento. In questo modo i cittadini sono garantiti”, ha continuato addentrandosi nel tema giustizia. Ma ha anche pronosticato che non sarà possibile procedere all’approvazione della riforma entro Natale per colpa dei tempi troppo stretti.
C’è dell’altro. “Siamo una piccola cosa, non la caput mundi che ha ispirato l’impero romano, e dovremmo imparare da altre realtà del mondo”, ha proseguito il capo del governo paragonando l’Italia ad altre realtà appunto, come quelle del Medio Oriente, dal quale ci divide “una grande distanza” sull’esperienza dell’ultimo tour in quella parte del mondo.
“Nel caso recente della proposta della Libia, credo che vi sia tutta la convenienza che la Libia sia parte in questa nostra impresa” ha affermato in merito all’annunciato ingresso di Tripoli in Eni. “Poi – ha aggiunto rispondendo ad una domanda se il governo sia aperto all’ingresso di altri Paesi nei capitali delle industrie italiane – decideremo di volta in volta perché, ad esempio, non gradiremo che questi interventi fossero fatti attraverso silenziose operazioni nei mercati borsistici”.
Capitolo commissione di Vigilanza Rai: “Oggi sono stato accusato da un tale Orlando di aver lavorato per l’elezione di Villari, che non ho mai conosciuto e con cui non ho mai parlato, come possono testimoniare i miei capigruppo”.
Alitalia. Il premier ha escluso qualsiasi ingresso nel capitale da parte di partner stranieri con i quali verranno siglati solo accordi economici. “Esprimo la mia posizione personale”, quella che la nuova Alitalia non deve arrivare a un partner straniero con Air France o Lufthansa, “ma solo ad accordi commerciali” sono state le sue parole. Alle prossime elezioni europee si voterà con l’attuale legge elettorale? “Credo proprio di sì”, ha risposto Berlusconi alle domande dei giornalisti.
Non sono mancati riferimenti alla sfera privata del premier. Bruno Vespa prima sottolinea l’eleganza della first lady Veronica Lario alla prima scaligera di domenica scorsa e Berlusconi ribatte: “Ho visto ed ho anche molto apprezzato”. Domenica sera “Sono tornato a casa ed ero solo solo – ha continuato  -, erano andati via tutti e si erano portati anche il cane. Volevo fare una sorpresa, non pensando che mia moglie rimanesse alla cena di gala. Ero tornato a casa per accoglierla al suo ritorno”.

Dario Mazzocchi, Libero-news.it

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La Fenice risorge dalle fiamme, ma con i soldi è un’altra storia

Per due volte è risorta dalle ceneri, come le se addice già dal nome, Gran Teatro La Fenice. Il primo incendio divampò il 18 dicembre 1836, il secondo molto più recentemente, la notte del 29 gennaio 1996: le fiamme furono appiccate da un elettricista, Enrico Carella, nel tentativo di evitare penali contrattuali per un ritardo nel suo operato. Oggi rischia grosso per una questione di soldi. E così il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha lanciato l’allarme: “La Fenice è a rischio chiusura”. Tradotto: siamo al verde e la colpa, per il filosofo dalla folta barba e esponente di spicco del Partito democratico del Nord, è del governo e dei tagli del Fondo unico per lo spettacolo (Fus).
Cacciari ha illustrato tre possibilità di finanziamento alle quali va incontro la struttura ed il mondo che le gira attorno. La prima con il mantenimento dei fondi statali assegnati alla Fenice per un ammontare di 16 milioni e 600mila euro, con un deficit sempre di 600mila euro, non impossibile da gestire. La seconda possibilità, conosciuta anche con il nome di “opzione Bondi”: apporterebbe una minima riduzione del trasferimento statale (15 milioni e 500mila euro) e un deficit già più sostanzioso pari a 1 milione e 700mila euro. Infine l’opzione monetaria più difficile da digerire, il colpo di forbici di Tremonti: trasferimento statale di 14 milioni e 400mila euro e un deficit che volerebbe a 2milioni e 800mila euro.
Cacciari ha provato ad essere diplomatico, ma anche non: “Una situazione delicata. Un teatro non può tirare avanti in questo modo, anche se al Fus aggiungiamo pure i denari degli enti locali”. In questo modo “se la stagione 2008-09 sarà difficile, quella 2009-10 lo sarà ancor di più”. Bisognerà tirare la cinghia e ciò significa, per il primo cittadino della Laguna, “meno star o ‘signorine grandi firme’ e lavorare di più sulle giovani promesse”. Il che può trasformarsi nell’altro lato, quello buono, della medaglia.
Dovrebbe continuare a questo punto la strategia attuata dall’ente lirico del fund raising attraverso bookshop, gadget, sponsorship, Fenice Day, donazioni e visite guidate, capaci di raccogliere 4 milioni e 800mila euro ai quali vanno aggiunti i 5 milioni dalla vendita dei biglietti. “A giorni – ha ricordato Cacciari – il consiglio di amministrazione del Teatro darà il via libera alla costituzione dell’associazione Filarmonica tra gli orchestrali che consentirà loro di agire, sotto il marchio la Fenice, anche come oggetto indipendente”.
Sulla vicenda ha preso posizione anche Galan (Pdl), attraverso il suo portavoce Franco Miracco che quando parla ai giornalisti non manca di dire che è come se parlasse lo stesso governatore del Veneto in quell’istante: “Noi ci aspettiamo soprattutto una riforma e un taglio netto agli sprechi e a formule di contratto milionarie”. Un’azione “riformatrice” che porti ad un rinnovamento culturale in quel di Venezia.

Dario Mazzocchi, Libero-news.it

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