E’ l’ora che pia

Domani e domenica (con replica il prossimo fine settimana) gli elettori del Pdl sono invitati ai gazebo. Nuovamente, come un anno fa, pressapoco, quando venne alla luce l’idea di un partito unico a Silvio Berlusconi e le elezioni erano ormai prossime. Prima si votò per segliere il nome del raggruppamento, poi si raccolsero le idee per stendere il programma elettorale. Riassunte in una serie di punti alcuni già mantenuti (bene o male, è ancora presto per dirlo), altri in attesa di essere presi seriamente in considerazione. Vedi il caso province: qui vige la logica di Palazzo, non quella degli elettori.
Di nuovo in fila per scegliere chi parteciperà al primo congresso del Popolo della libertà, i così detti delegati. Non sono delle vere e proprie primarie, perché le liste sono state scritte dall’altro, dal vertice di coordinatori regionali su suggerimento di quelli locali. Un piccolo passi in avanti, dopo tutto.
Per il centrodestra arriva il momento dell’ora che pia. Una sfida per il futuro, per capire quanto possa essere compatta questa coalizione che, in teoria, non esisterebbe nemmeno più. Perché un partito unico non può essere solo un cartello elettorale.
Un uccellin di bosco sussurra: magari va a finire che più di un terzo di quelli che si ritroveranno ai gazebo saranno gli stessi di un anno fa. L’esercito mandato a far numero, pare di capire. Magari sarà davvero così. Però proviamo a stare sereni in questi giorni di pioggia. Perché poco ci importa dello show di fine settimana, sarebbe molto più bello non assistere a certi passi indietro compiuti in questi giorni.

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