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I malati di sesso del Pd – continua

Questa estate avevamo postato questo pezzo, “La questione morale e i malati di sesso del Pd“, che rimane uno dei più attivi e letti su questo blog. Non ce ne meravigliamo: d’altronde non si fa altro da parecchio tempo a questa parte che sbirciare nella serratura della vita privata dei nostri politici, soprattutto se sono presidenti del Consiglio.

Ma c’è dell’altro: che nel centrosinistra, a furia di guardare nel letto altrui, non si sono accorti di chi sguazzava nel proprio. Uno stupratore seriale, il medico indicato nel post linkato e, dulcis in fundo, un governatore regionale. Non è che ci fanno una grande figura, ecco.

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La questione morale e i malati sessuali del Pd

Roba che su Rep.it o affini non si trova. Eppure stava tra le agenzie.

gnocca3La questione morale nel centrosinistra c’è, eccome. È talmente grande che arriva anche in Germania, a Stoccarda, dove un circolo del Partito democratico si è rivolto direttamente al segretario Dario Franceschini. Una lettera firmata da 18 iscritti che inizialmente esprime solidarietà “per la triste vicenda che vede un esponente del Pd romano accusato del reato di stupro”, riferendosi alla vicenda di Luca Bianchini, “per la quale nessun dirigente del Partito democratico può portare responsabilità alcuna”. Ma a seguire il tono è meno amichevole.
L’affare tedesco – A Stoccarda, tra gli iscritti al circolo, compare infatti il nome di un medico condannato da un tribunale tedesco per un reato a sfondo sessuale nei confronti di una sua paziente, che dopo qualche tempo si è suicidata. “La vicenda è stata ampiamente riportata dalla stampa tedesca, dai giornali dell’emigrazione italiane a da diverse agenzie di stampa in Italia”, fanno presente da Stoccarda.
“Di ciò – continua la lettera – avevamo informato Te (Dario Franceschini, ndr), Piero Fassino e il responsabile del Pd-mondo Maurizio Chiocchetti, esigendo un doveroso intervento”. Che non è mai arrivato, né da parte di Franceschini né di Fassino. E tantomeno da Chiocchetti, “un dirigente che non è stato eletto dalla Circoscrizione estero né dagli italiani all’estero del Pd, ma direttamente nominato dall’alto”, pur non avendo “le competenze e le qualità per dirigere un settore così importante e delicato”.
La sentenza mai ascoltata – Lo scorso 14 aprile, grazie alla richiesta avanzata da esponenti del circolo Pd della Germania, c’è stato il pronunciamento della Commissione nazionale di garanzia, l’organo che “a norma dell’art.40, comma 1, dello statuto nazionale”, ha le funzioni di garanzia “relative alla corretta applicazione dello statuto e del codice etico nonché ai rapporti interni al Partito democratico e al sistema informativo”. La Commissione “ha stabilito che per la gravità del reato la persona in questione non possa ricoprire incarichi interni” ed “essere candidato nelle sue liste”.
Il fallimento del partito – A quel punto la vicenda sembrava conclusa, ma così non è stato, perché dopo la sentenza “è cominciata la riabilitazione di questa persona”. Quelli di Stoccarda non ci stanno: non solo il Pd ha perso “clamorosamente” le elezioni in Europa e in Germania, non solo la triste storia ha provocato “amarezza e sconcerto” tra i tanti che si sono impegnati per il partito, ma addirittura chi di dovere non ha risolto alcun problema.
“Abbiamo urgente necessità di eleggere un dirigente che rilanci l’immagine del Pd-mondo”, è la richiesta avanzata dai firmatari dell’appello, “e garantisca con spirito unitario la correttezza del processo congressuale”. La questione morale, tra i democratici, diventa ogni giorno sempre più ingombrante.

Libero-News.it

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Dove eravamo rimasti?

Un ex assessore che si toglie la vita. Parlamentari indagati. Comuni sulla graticola. Qui i conti tornano fin troppo bene. E’ presto dire se sia tutto falso o tutto vero o, semplicemente, cosa sia vero e cosa non lo sia. Di certo le ultime vicende politiche – giudiziare hanno posto il Partito democratico di fronte a quella che chiamano “questione morale”. Ma mica per niente: semplicemente ora capi e capoccia dovranno ammettere di non avere tutti santi tra le loro fila, dopo aver sbeffeggiato, sotto sigle diverse dal 1993 ad oggi.

Fermo rimane il fatto che i magistrati fanno il bello e cattivo tempo. E poi vanno in giro a dire che devono “resistere, resistere, resistere”.

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