Sfigati

A conti fatti, il viceministro del Lavoro Michel Martone non ha torto quando dice che chi arriva a 28 anni e non si è ancora laureato è uno “sfigato”. Ha toppato nella forma, non nella sostanza (d’altronde è un professore, lui, vive di teoria e non di pratica), dal momento che la generalizzazione è il più scontato degli errori: sarebbe stato più efficace se avesse affermato che è da sfigati impiegare otto anni per laurearsi nei panni di uno studente universitario a tempo pieno. Tant’è, il sasso è stato lanciato nello stagno e la rivoluzione dei girini ha avuto inizio. E il fatto che a lanciarlo sia stato un ragazzo che ha un padre che conta è lo specchio di questo Paese. Ma al puzzle manca un tassello, ancora più importante e comunque complementare.

L’altro giorno un’amica ha provato a fare il punto della situazione: “Viviamo in una società sempre più competitiva, per moltissimi aspetti crudele, a volte penso che ci siamo dimenticati anche chi siamo e che questa dannata velocità ci abbia chiesto un prezzo troppo alto da pagare”. È il legittimo e comprensibile – nonché condivisibile – sfogo di chi si ritrova fuori dal cosiddetto mercato del lavoro, dopo aver faticato e dato tanto. Il guaio è che non siamo una società competitiva: la competizione parte dal presupposto che sia lecito partecipare, ciascuno con le proprie armi a disposizione.

(Continua su The Right Nation)

1 Commento

Archiviato in Cultura, Politica

Una risposta a “Sfigati

  1. Caro amico,
    in questi giorni orribili per l’Italia , sia sotto il profilo politico, sia finanziario, mi viene dal cuore scrivere questa lettera al nostro presidente del consiglio.
    Politici ed economisti ci propinano mille soluzioni per risolvere il problema.
    Si interrogano se e meglio la patrimoniale, l’ICI anche sulla prima casa, lotta all’evasione fiscale, aumento dell’Iva, della benzina, sigarette e tasse varie.
    Io non sono ne un economista ne un intellettuale, ma un semplice persona che a lavorato 50 anni ma anche a mio livello risulta evidente che il problema dello stato italiano e semplicemente che esso spende e sperpera troppo.
    Sig. Presidente pagherò volentieri il bollo di 100 euro sul mio cc/corrente bancario se lei mette in cassa integrazione a 1.000 euro mensili la gran parte dei 4.600 dipendenti di palazzo Chigi che sono molto di più dei 1.337 del Cabinet Office di David Cameron.
    Pagherò volentieri l’aumento della benzina se lei eliminerà affitti 35 milioni di euro l’anno che la camera paga .
    Pagherò volentieri l’aumento del contributo Inps se eliminerà le doppie e triple pensioni sono che sono migliaia e molte per importi di decine di migliaia di euro al mese.

    Andro volentieri in pensione 5 anni più tardi se lei da una sforbiciata ai dipendenti di camera e senato che costano mediamente 137.525 euro. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama,
    Paghero volentieri l’aumento dell’ IVA se lei eliminerà le migliaia di enti inutili produttrici semplicemente di consigli di amministrazione e di stipendi fuori da ogni logica .
    Pagherò volentieri gli l’IMU sulla mia prima casa se lei metterà un tetto di 50.000 euro all’anno per le decine di migliaia di burocrati della pubblica amministrazione, dipendenti senza nessuna responsabilità managgeriale o rischio di licenziamento.
    Vede sig. Presidente quando la sig.ra Angela Merkel le dice che l’Italia può farcela da sola, intende dire che lei può fare proprio quei tagli che io le suggerisco.
    Sig. Presidente non vada con il cappello in mano in giro per l’Europa a chiedere aiuti, non facciamo bella figura e mortifica tutti gli imprenditore che fanno valere nel mondo le proprie genialità e spirito di iniziativa.
    Chiedo che il suo governo che prima di decidere nuove tasse, usi la scure e tagli questi sprechi e privilegi, senza raccontarci che non si possono toccare i diritti acquisiti, i privilegi non sono mai acquisiti, sono semplicemente un furto ai danni dei cittadini. Ascolti la voce di quei movimenti siciliani che sono spontanei e disperati, la disperazione e sempra cattiva consigliera,
    Sig. presidente se davvero riuscirà ad ottenere questo risultato ritornerebbe la fiducia sull’ Italia e lo spread verso i Bund si abbasserebbe immediatamente,
    Sig. Presidente ascolti la voce dei milioni di imprenditori che sebbene abituati a lavorare sodo e a mai lamentarsi si sentono schiavi di questo castello burocratico che lo stato si e dato e che pesa come un macigno sulle spalle delle persone che lavorano d’avvero e che tirano la carretta con enormi sacrifici.
    Maggiori tasse risolvono solo momentaneamente il problema ma non lo eliminano alla radice
    Giuseppe Quarto
    Club L’Imprenditorie.
    Via Canneto 7
    Brescia
    Tel 030 347099

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...