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Election 2008, I’ll be there

Mi trovate qui, a parlare e intento a spacciarmi per esperto. Certo sarò pro McCain. Sarò l’ultimo a cedere.

Ps: Ferrara strepitoso oggi sul Foglio.

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Gli italiani vogliono il federalismo

Quanto ne sanno gli italiani di federalismo? E’ la domanda alla quale prova rispondere un’indagine condotta dalla Confcommercio interrogando un campione di più di mille connazionali: in generale, gli italiani hanno dimostrato di conoscere in cosa consista, anche se una larga fetta della popolazione non nasconde i propri dubbi a riguardo.

Il 61% degli interrogati ha affermato di sapere cos’è il federalismo, anche se solo il 16% ha detto di esserne informato in modo completo. Al contrario, il 22,5% ne conosce a malapena l’esistenza. E se il 62% è convinto che sia una priorità per il nostro Paese, il 59,5% allo stesso tempo ritiene che il federalismo rappresenti un vantaggio soltanto per alcune parti d’Italia. Un po’ come accade nel dibattito politico di questi mesi.

Quanti ne sanno qualcosa A dimostrare di saper padroneggiare meglio la materia sono gli uomini, mentre le donne hanno parecchi dubbi. Guardando ai dati invece dal punto di vista “generazionale”, sono preparati soprattutto gli italiani compresi tra i 35 e i 45 anni (in particolare la fascia d’età 45-54 anni), ma colpisce la bassa conoscenza tra i giovani (25-34 anni) e i giovanissimi (18-25). Geograficamente parlando, si sono dichiarati meglio informati sul federalismo i residenti nelle regioni del Nord-Est e nelle regioni meridionali, mentre ci sono lacune tra il Nord-Ovest e il Centro Italia, in particolare nelle grandi aree urbane.

L’utilità delle istituzioni Il sondaggio si è rivelato anche una occasione per scoprire quale utilità viene conferita dagli italiani ad istituzioni come le Regioni e le Province. Le prime non devono preoccuparsi, il loro “gradimento” è pressoché diffuso in tutto il Paese, mentre alle Province è stato attribuito uno scarso livello di utilità in termini di servizi e gestione della cosa pubblica nelle regione settentrionali. Un risultato bilanciato, solo in parte, dai giudizi dei residenti al Centro e nel Sud dell’Italia. Nelle aree metropolitane sono i Comuni gli enti locali più apprezzati.

Tasse Chi sarà però a trarre maggiore vantaggio da una riforma federalista? Il 75% ritiene che alcune Regioni subiranno dei disagi, ma c’è pure un 63% favorevole all’introduzione della fiscalità di vantaggio a beneficio delle regioni meridionali, il 27,8% pensa al contrario che la riforma possa rappresentare un vantaggio per tutto il Paese. Il 59,5% crede al contrario in pochi faranno fortuna. Il sostegno arriva soprattutto dagli abitanti del Nord, assai meno convinti chi vive tra il Centro e il Sud.

In merito alla pressione fiscale, la torta è divisa quasi equamente tra chi ritiene che il federalismo fiscale abbasserà le tasse (il 29,8%), chi pensa che invece comporterà un aumento (il 32,3%) e chi, infine, non si fa illusione ed è convinto che tutto rimarrà come prima (25,2%). Facendo le dovute somme, il 55% degli italiani ritiene che con il federalismo la pressione fiscale diminuirà o al massimo resterà al livello attuale.

Servizi Nelle intenzioni dei promotori della riforma, il federalismo dovrebbe assicurare una maggiore efficienza dei servizi al cittadino. I diretti interessati effettivamente credono che il federalismo migliorerà la qualità dei servizi pubblici (il 58,7%). Il 29,6% è di parere totalmente opposto, l’11,8% ne se l’è sentita di dare una risposta. Il dato molto interessante è che non si registra una differenza marcata per aree regionali tra chi è positivista. Infatti, sono molti anche i cittadini del Sud che concedono un’apertura alla riforma per quello che riguarda il miglioramento della qualità dei servizi pubblici.

Dario Mazzocchi, IFG On line

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Acquedotti colabrodo

L’Italia fa acqua da tutte le parti: è il risultato che si ricava dall’ultima indagine Istat sullo stato di salute dei nostri acquedotti che, evidentemente, perdono per strada gran parte della loro portata effettiva. Il tema torna al centro delle cronache ora che ci avviciniamo all’estate, dopo le polemiche già sorte negli anni scorsi durante i temuti pericoli siccità che venivano costantemente lanciati dal governo e dalla protezione civile. Scorrendo i dati, non c’è alcun dubbio che la situazione se non è preoccupante, di certo fa pensare.
UN BUCO NELL’ACQUA – Appena il 70% (esattamente il 69,9%) dell’acqua immessa in rete nel 2005 è stato effettivamente erogato agli utenti finali. Le differenze tra nord e sud si fanno sentire. Le regioni più efficienti sono infatti il Trentino – Alto Adige ed in particolare la provincia di Bolzano, con una percentuale che arriva all’86%, poi la Liguria (80,9%) e la Lombardia (78,9%). Tutte cifre al di sopra della media nazionale anche in Emilia, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, il Friuli – Venezia Giulia è l’unica eccezione, con il 66,5% dell’acqua che viene davvero erogato ai consumatori.
Gli acquedotti del centro Italia godono anche loro di una sufficiente salute, con valori al di sopra della media nazionale. Anche in questo caso però va segnalata una eccezione, quella del Lazio (66,8%).
Il Mezzogiorno al contrario è ben lontano dall’obiettivo che era stato prefissato in vista del 2013: arrivare ad una capacità funzionale del 75%. La Calabria è al 70,7%, la Sicilia  al 68,7%, la Basilicata al 66,1% e la Campania al 63,2%. Le regioni più distanti dal raggiungimento dell’obiettivo sono Abruzzo (59,1%), Sardegna (56,8%) e Puglia (53,7%), condannata ad indossare la maglia nera.
TREND NEGATIVO – I problemi non finiscono qui però. Rispetto alla precedente rilevazione, avvenuta nel 1999, si è infatti registrato un trend negativo dei dati in quasi tutti i casi presi in considerazione, sono solo la Valle d’Aosta, le provincia autonome di Bolzano e Trento, il Veneto, la Sicilia e la Puglia ad aver migliorato, anche se non di troppo, o per le meno non abbastanza – vedi il caso Puglia – per abbandonare l’ultimo gradino della classifica. Le potenzialità per fare meglio ci sono, dal momento che l’Italia ha un patrimonio idrico notevole grazie alla presenza di numerosi bacini di approvvigionamento sia sotterranei sia superficiali, come sottolinea l’Istat. Eppure in alcune regioni si presenta ancora una carenza d’acqua destinata al consumo umano, molto spesso imputabile anche al cattivo funzionamento della rete di approvvigionamento.

Anche su IFg on line.

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Altalena Italia

Qual è lo stato di salute dell’Italia? E’ la domanda che in molti si pongono tutti i giorni, commentando le cronache che appaiono sui giornali o le notizie che passano per radio e televisione. Le ricerche ci dipingono come uno stato sempre in bilico, con un fascino un po’ appassito e come una popolazione triste e un po’ depressa. Eppure l’Italia rimane il Bel Paese che sa esportare una stile di vita che fa gola a molti. I numeri hanno una logica scarna, teoricamente non sono una opinione, ma inevitabilmente diventano oggetto di dibattito. Così ecco che l’Istat pubblica il volume “100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare”, un percorso di 103 schede distribuite su 17 settori di interesse che spaziano dall’economia alla cultura. Un paragone tra noi e l’Europa, nord e sud l’Italia di dieci e passa anni fa e di oggi.
TRASPORTI, INFRASTRUTTURE, TURISMO – Il 2006 indica senza dubbio che l’Italia è uno degli stati preferiti come destinazione turistica: 94 milioni di arrivi e 370 milioni di presenze con un periodo medio di permanenza di quasi 4 notti. Si è così rafforzata l’attività turistica, grazie in modo particolare all’effetto della componente straniera: arrivi +5,3% e presenze +3,2% rispetto al 2005. In media i turisti risiedono da noi 4 notti, ponendoci nella media europea immediatamente dietro a Malta, Cipro (6 notti) e Danimarca (4,7 notti). Di fronte a questi dati rassicuranti, come rispondono due componenti funzionali al turismo come trasporti ed infrastrutture? Nel 2005 le merci trasportare su ferrovia ammontano a poco più di 42 milioni di tonnellate in partenza e 57 milioni in arrivo, al di sotto degli indici comunitari. Nel 2006, invece, la rete autostradale si è sviluppata per quasi 22 km ongni 1.000 km quadrati di superficie territoriale. Nel 2005 l’Italia si è posizionata al secondo posto per trasporto di passeggeri via mare, dopo la Grecia. D’altra parte meno del 40% dell’infrastruttura ferroviaria è a binario doppio elettrificato.
CULTURA E ISTRUZIONE – Nel corso del 2005 le famiglie italiane hanno destinato in media il 6,9% della spesa complessiva per consumi finali alla cultura. Una quota già inferiore alla media europea e diminuita rispetto all’anno precedente, ponendoci al quint’ultimo posto nell’Unione. Nel 2006 il 40% delle famiglie italiane e il 49% di quelle europee disponevano di un proprio accesso alla rete web da casa. Nel 2007 solamente un terzo degli italiani con almeno quindici anni di età ha ammesso di aver visitato almeno un sito museale o una esposizione, valore che colloca il nostro paese al diciannovesimo posto nella graduatoria europea.
Le cose non vanno meglio nell’istruzione. L’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil del 2005 è stata del 4,4%, quando la media europea raggiunge il 5,1%. Nel corso del 2007 il 48,2% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza della scuola media inferiore, valore distante della media europea considerata a 27 stati membri del 30%, collocandoci nelle ultime posizioni insieme a Spagna, Portogallo e Malta. Il Friuli – Venezia Giulia è la regione con la quota più contenuta di abbandoni prima di concludere l’obbligo formativo (6,2%), i valori più alti si registrano in Sicilia e Campania, dove sono rispettivamente 15 e 14 studenti su 100 a non completare la scuola dell’obbligo. Circa il 41% dei giovani in età compresa tra i 19-25 anni risulta iscritto a un corso universitario nell’anno accademico 2005/06.
LA FOTOGRAFIA DELLA POPOLAZIONE – L’Europa conta 495 milioni di abitanti, gli italiani rappresentano il 12% del totale, facendo del nostro paese il quarto per dimensione demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito. Nel 2006 si sono contati in Italia 142 anziani (di 65 anni e più) ogni 100 giovani: l’Italia è così il paese più anziano d’Europa. In un confronto interno, è la Liguria la regione più anziana (239 anziani ogni 100 giovani), la più giovane la Campania (90 a 100). Le donne vivono in media 84 anni e gli uomini 78,3. Parlando di matrimoni, solo in Slovenia e Lussemburgo ci si sposa meno che in Italia, dove troviamo 4,1 matrimoni ogni 1.000 abitanti di fronte ad una media europea del 4,9. Ma l’Italia è anche il paese europeo con la più bassa incidenza dei divorzi, 8/1.000. Dato interessante è che il 41% della popolazione italiana è sedentaria: sono infatti 23 milioni gli abitanti che non praticano alcuna attività sportiva.
I NUMERI DELL’ECONOMIA – Nel 2006 l’Italia è stato il paese con il rapporto debito pubblico/Pil più elevato, arrivato al 106,8%. La situazione è leggermente migliorata nel 2007, con il valore sceso al 104%. Sempre nel 2007 il settore pubblico ha rappresentato il 14,5% della forza lavoro impiegata, ponendoci nella parte bassa della graduatoria europea. Deteniamo il 7,9% dei flussi di esportazioni all’interno dell’Unione europea e una quota pari all’11,2% delle esportazioni di paesi europei verso il resto del mondo. Il marchio made in Italy, evidentemente, rimane un punto a nostro favore da sfruttare ancora meglio.
E gli italiani come spendono i loro soldi? La composizione della domanda aggregata (consumi + investimenti) è in linea con la situazione europea: circa l’80% delle risorse è destinata ai consumi e il 20% agli investimenti. A livello nazionale, si registra l’insufficienza della produzione del Mezzogiorno, dove tutte le regioni (Abruzzo escluso) sono costrette a importare beni e servizi per sostenere i consumi e gli investimenti.

Anche su IFG on line.

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1 maggio 1908 / 2

Milano Ore 13, free press dell’Istituto per la formazione al giornalismo “Carlo de Martino” di Milano.

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Se vi chiedete dove sia finito

 

Sono qui.

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Si balla

Nella redazione dell’Ifg Carlo de Martino di Milano.

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