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Trotzkisti, futuristi

Anche a destra hanno imparato a farsi del male da soli, mutuando dalla sinistra la migliore tradizione autolesionista. Ora infatti nell’area di Futuro e Libertà sono due le testate che si spartiscono l’eredità di Fare Futuro, l’organo più agguerrito nella battaglia tra Fini e Berlusconi che ha chiuso i battenti il primo marzo. C’è ilfuturista.it, sito diretto da Filippo Rossi, prima a capo di Fare Futuro. Ma esiste anche Fare Italia Mag, alle cui spalle c’è Adolfo Urso. Le due testate si beccano quotidianamente aspettando la resa dei conti fissata per il 17 maggio, all’indomani della tornata elettorale.

(continua su Linkiesta.it)

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Niente orgoglio, solo pregiudizio

Silvio Berlusconi ha dunque deciso di tirare avanti con il governo. Tra le tante letture che sono state date a questa decisione, trova spazio anche quella per cui potrebbe essere un modo per lasciare i finiani allo scoperto: Pdl e Lega garantiscono la maggioranza, Futuro e libertà contratta su un 5% del programma definito dal Cavaliere una settimana fa e, a rigor di logica, se i numeri venissero meno, sarebbe per colpa di quest’ultimi.

Intanto tra i “dissidenti” si fa strada un virus pericoloso, quello del pregiudizio. Le omelie di Filippo Rossi su Farefuturo e di Italo Bocchino su Generazioneitalia hanno ben poco di orgoglioso, quanto piuttosto il sapore di pregiudizio nei confronti della figura del Cavaliere, sintomo diffuso dalle parti di Repubblica, Unità e il Fatto e che non ha mai portato a nulla. Dato per spacciato un sacco di volte, Berlusconi è ancora in sella.

Ci si è messa d’impegno anche Flavia Perina, urlando al linciaggio nei confronti di Elisabetta Tulliani. Ha aggiunto la sua, come sempre, Farefuturo. Eppure non ci pare, a memoria, di aver letto certe cose quando – molte volte – sono state messe in circolo insinuazioni, comprese quelle spudoratamente sessuali, sul conto del ministro Mara Carfagna. E pensare che arriva dalla scuderia campana di Bocchino.

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Farefuturo ha sepolto Guareschi

Non è per qualche fissa mentale che ci troviamo nuovamente fra i piedi Farefuturo: è solo che navigando in rete ci siamo imbattuti in questo pezzo di Filippo Rossi e lo abbiamo letto con calma e serenità. E abbiamo concluso il tutto con una bella risata.

Non è nemmeno nostra premura ribattere alle parole di Gaetano Quagliariello riportate nell’articolo in questione (parlare di “armate di Peppone” è troppo azzardato, significa non aver compreso la figura del Peppone di Giovannino o averlo fatto solo in parte), ma il Rossi è probabile che il Mondo Piccolo – quello vero – debba rileggerlo con la stessa calma con la quale abbiamo affrontato il suo affondo.

“Cosa c’entra l’Italia di oggi con quell’Italia del dopoguerra descritta teneramente da Guareschi?”, si domanda. Teneramente? Casomai ironicamente, modo ben diverso di raccontare un popolo ferito dalla guerra mondiale e dalla vendetta. Comunque, c’entra: perché quell’Italia esiste ancora, il dna rimane lo stesso e non si può cambiare. L’Italia che Guareschi ha raccontato non è solo quella delle vicende tra don Camillo e Peppone, ma è il paese dove la cecità della massa porta alla gogna mediatica, ai livori estremisti, al linciaggio pubblico, al pettegolezzo più infamante. Roba di stretta attualità, o almeno così ci pare.

I comunisti e i democristiani potranno anche non esistere più, ma in certi casi i dubbi restano. Rimangono d’altra parte i frutti di quel periodo, i genitori hanno partorito i figli. A quelli di Fare Futuro magari non pare, ma un certo odio che si respira contro Berlusconi e una certa presunzione contro chi vota per lui forse non è che la logica conseguenza del modus operandi di 50 anni fa.

E infine, la boiata pazzesca: quell’Italia “non esisteva realmente nemmeno allora”, “in quei paesi dove tanti don Camillo e altrettanti Peppone si confrontavano senza odio, all’insegna di quell’Italia popolana e popolare che voleva più il compromesso storico che la guerra civile”. Come no, infatti ci sono ancora cadaveri che ogni tanto riaffiorano dai campi che vengono arati ogni anno con il ritorno della bella stagione e orfani ormai anziani ai quali piacerebbe sapere che fine fecero i loro padri e le loro madri.

Caro Rossi, magari le conviene sfogliare veramente i libri di Guareschi, sarebbe bello ed istruttivo.

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