A mano armata

Nel Paese dove “i fumogeni non hanno mai ucciso nessuno”, anche se finiscono nel giubbotto di un segretario sindacale, ieri sera hanno provato a far la pelle al direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Per fortuna nessuno si è fatto male: né il giornalista né il capo della scorta che lo accompagna dall’abitazione in redazione e viceversa. L’attentatore si è dato alla fuga. Sembrano cronache di trent’anni fa, gli Anni ’70. E’ accaduto una sera di ottobre del 2010.

Fosse accaduto a qualcun altro, uno che non rientra nel gruppo di Belpietro, avremmo le volanti dei difensori civici per le strade, campagne on line con post-it e volti preoccupati, appelli firmati da Saviano e quant’altro. Ma questo è il Paese dove la gente va in fibrillazione per chi accusa un capo del governo di essere uno “stupratore della democrazia”: la quale, ben si sa, la si costruisce anche a colpi di rivoltella se necessario. Brutti tempi, signori miei.

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