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La presunzione del narratore

Noi vivremo anche in un mondo piccolo, ma quando accadono dei fatti cerchiamo per prima cosa di capire che cosa è accaduto anche tutt’attorno. Da sabato gli esperti di robe americane che scrivono sui giornali italiani o compaiono dietro gli schermi delle televisioni hanno focalizzato il “mandante” della tragedia di Tucson, Arizona, nella quale è rimasta coinvolta anche la deputata democratica Gabrielle Giffords. E hanno chiuso il caso, tanto che oggi sulle prime pagine la notizia è scomparsa.

Non importano gli sviluppi delle indagini, quelle condotte dalla FBI e della polizia locale. D’altronde, accusare Sarah Palin è fin troppo facile dal momento che al pubblico italiano l’ex governatrice dell’Alaska è stata presentata come una pazza pasionaria e il movimento dei Tea Party come una sorta di milizia ultraconservatrice ai suoi ordini. Le approssimazioni hanno fatto proseliti e per i Vittorio Zucconi di turno non c’è altro da aggiungere. I sospetti – nemmeno gli indizi – parlerebbero da soli.

Pare che pochissimi cronisti di casa nostra si siano presi la briga di guardare alcuni dei video postati su YouTube dal 22enne Jared Lee Loughner: filmati senza senso, dove non compare alcun riferimento politico attuale, messaggi senza senso che danno l’idea della confusione mentale che naviga nel cervello del ragazzo. Eppure, imbevendosi del verbo incarnato nei media liberal statunitensi, le redazioni italiane hanno copiato e incollato i vangeli di turno, salvo poi affidare al Zucconi ritratti di angoli d’America rimasti al tempo del Fra West. Quelli tirano sempre, la firma è una garanzia dell’eterna presunzione dei narratori che ambiscono a diventare protagonisti della storia. Pur non capendone una mazza.

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Zucconi l’allucinato

La notizia che il Texas se ne andrebbe volentieri per conto suo, causa tasse sempre più alte pretese da Washington, non poteva che stimolare quel geniaccio di Vittorio Zucconi, l’uomo di Repubblica nel curriculum può vantare di essere sopravissuto al doppio mandato di George W. Bush.

Gli hanno regalato un paginone da Largo Focchetti e lui ha, come al solito, ben speso il suo tempo per raccontarci che il Texas è uno stato di sbandati, di gente che ha affrontato la frontiera senza arte né parte, in barba alle regole della civiltà. E’ lo stato che ha ucciso il sogno americano togliendo la vita a John Fitzgerald Kennedy. E pare insinuare, memore delle teorie del procuratore di New Orleans Garrison, che dietro alla morte del cool president ci fosse proprio lo zampino di un texano doc, il vice Lyndon Johnson.

“Noi siamo gente diversa, che agisce e pensa in maniera diversa. Non dovete pestarci la coda”, scrive Zucconi riprendendo le parole del governatore Rick Perry. E allora solo in Texas poteva sgorgare la collera anti Obama: i pezzenti di campagna contro il bel ragazzotto cresciuto in una dura città come Chicago che ti insegna a stare al mondo, figlio del mondo globalizzato che però ha ben chiare le minacce del sistema del libero mercato.

Villani, brutti, sporchi e cattivi. Gente che ha strappato alla natura selvaggia una terra che altrimenti sarebbe rimasta al Messico. “E agli Stati Uniti sarebbero stati risparmiati otto anni di governo del texano George Bush il giovane”, conclude Zucconi. Ignorante del fatto che da Est ad Ovest, in America non amano un governo che si infila pesantemente nelle tasche dei contribuenti, parola sacra da quelle parti. Ma soprattutto, Zucconi non si ricorda che se ha la gran fortuna di vivere negli Stati Uniti, lo deve proprio a gente come quella che popola il Texas.

I coloni che altro erano se non disperati pronti a costruire una casa dalle solide fondamenta?

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