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La rabbia e l’orgoglio dei blogger di destra

Nel centrodestra hanno cominciato a circolare termini come primarie e Internet, parole non così diffuse nel vocabolario del Pdl, ma che stanno facendo breccia. A spingere sono i blogger di destra. Che sono arrabbiati, non tanto con Berlusconi, ma con i “vecchi” che non capiscono più né il mondo né tantomeno il web

L’appuntamento al teatro Capranica di Roma è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nel centrodestra hanno cominciato a circolare termini come primarie e Internet, parole non così diffuse nel vocabolario del Popolo della libertà, ma che in queste ore hanno fatto breccia. Lunedì è cominciato quello che il direttore del Tempo Mario Sechi ha definito “il tam tam della foresta” ed è partito dal web, per iniziativa di due blog: da una parte Right Nation di Simone Bressan e Andrea Mancia, dall’altra Daw di Diego Destro. «Scegliere noi per non far sceglie loro» è l’appello dei firmatari che non le mandano a dire e affrontano di petto le questioni sul tavolo.

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Bersani ha votato 25 volte

Da Notapolitica.it

Camicia bianca, maglione grigio chiaro e una giacca blu sulle spalle. Niente cravatta. Pierluigi Bersani, nuovo segretario del Partito democratico, si è presentato così al seggio allestito in via XXIV Maggio, nella sua Piacenza, dove ha ottenuto all’incirca il 65% dei consensi.

«Una chiave che può farmi comprendere dagli italiani – ha detto ai giornalisti che lo seguivano – è anche il carattere piacentino, a noi piace essere normali». Ammesso che sia vero che ai piacentini piaccia essere normali, c’è qualcosa che stride nelle dichiarazioni di Bersani. Dopo aver votato, assieme alla moglie e alle due figlie, invece di lasciare i due euro previsti dall’organizzazione, ha regalato una banconota da 50. Per poi aggiungere alle parole precedenti che una delle priorità della sua Piacenza è «il lavoro».

La crisi economica si è fatta sentire anche nel capoluogo emiliano, dove sotto pressione sono le piccole-medie imprese che caratterizzano il territorio. Ma Bersani ha pensato bene di cavare di tasca comunque 50 euro, alla faccia della crisi. E di quella parte di elettori del Pd che faticano a tirare a fine mese. Se il motto di queste ore del neo segretario è, appunto, quello di essere “normali”, Bersani si è immediatamente tradito. Il suo voto non vale 2 euro come quello della gente normale, ma venticinque volte tanto.

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Ma sono davvero più bravi?

Simone è un bravo ragazzo che segue la politica e finisce per dannarsi l’anima. Ma qualche volta si lascia prendere la mano dagli eventi e, forse, va troppo lontano. Commentando le primarie del Partito democratico, azzarda:

Chi scrive non riesce a nascondere un pizzico di invidia per quanto succede sulla riva sinistra del fiume e proprio non riesce a non dispiacersi del fatto che il centrodestra non sappia importare un modello, quello americano delle primarie, che dovrebbe essere nel dna di una forza autenticamente conservatrice.

Da queste parti, l’invidia è l’ultimo dei sentimenti provati nei riguardi della riva sinistra del fiume. Perché se quelle del Pd sono state primarie improntate su un “modello americano”, allora i conti non tornano. Basta riepilogare il regolamento di voto per capirsi: votano gli iscritti, votano tutti, vota l’assemblea dei delegati. Se Bersani non avesse ottenuto il 50%+1 dei consensi, la sua nomina a neo segretario sarebbe stata decisa da un congresso dove anche l’ultimo arrivato, Marino, avrebbe avuto un peso maggiore di quello attribuitogli dalle urne. E avrebbe dato inizio al gioco del compromesso, che al contrario non dovrebbe influenzare la partecipazione popolare.

Ovviamente, anche da queste parti farebbe piacere vedere applicati “merito, competizione, opportunità” per nominare i gradi più alti del Popolo della libertà, nel disperato tentativo di importare in Italia un concetto americano ben più importante: che un partito riguarda tutti, non solo chi va in giro vantandone una tessera. Ma arrivare a dire che sulla riva sinistra sono stati più bravi di quelli che stanno sulla riva destra, tornando a sventolare la triste esperienza dell’Unione, ne scorre di acqua sotto i ponti.

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