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Zucconi l’allucinato

La notizia che il Texas se ne andrebbe volentieri per conto suo, causa tasse sempre più alte pretese da Washington, non poteva che stimolare quel geniaccio di Vittorio Zucconi, l’uomo di Repubblica nel curriculum può vantare di essere sopravissuto al doppio mandato di George W. Bush.

Gli hanno regalato un paginone da Largo Focchetti e lui ha, come al solito, ben speso il suo tempo per raccontarci che il Texas è uno stato di sbandati, di gente che ha affrontato la frontiera senza arte né parte, in barba alle regole della civiltà. E’ lo stato che ha ucciso il sogno americano togliendo la vita a John Fitzgerald Kennedy. E pare insinuare, memore delle teorie del procuratore di New Orleans Garrison, che dietro alla morte del cool president ci fosse proprio lo zampino di un texano doc, il vice Lyndon Johnson.

“Noi siamo gente diversa, che agisce e pensa in maniera diversa. Non dovete pestarci la coda”, scrive Zucconi riprendendo le parole del governatore Rick Perry. E allora solo in Texas poteva sgorgare la collera anti Obama: i pezzenti di campagna contro il bel ragazzotto cresciuto in una dura città come Chicago che ti insegna a stare al mondo, figlio del mondo globalizzato che però ha ben chiare le minacce del sistema del libero mercato.

Villani, brutti, sporchi e cattivi. Gente che ha strappato alla natura selvaggia una terra che altrimenti sarebbe rimasta al Messico. “E agli Stati Uniti sarebbero stati risparmiati otto anni di governo del texano George Bush il giovane”, conclude Zucconi. Ignorante del fatto che da Est ad Ovest, in America non amano un governo che si infila pesantemente nelle tasche dei contribuenti, parola sacra da quelle parti. Ma soprattutto, Zucconi non si ricorda che se ha la gran fortuna di vivere negli Stati Uniti, lo deve proprio a gente come quella che popola il Texas.

I coloni che altro erano se non disperati pronti a costruire una casa dalle solide fondamenta?

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Buon riposo, Mr. Bush

Barack H. Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Ha giurato, ha messo piede alla Casa Bianca, è il Commander in Chief delle truppe americane. George W. Bush ha chiuso i suoi otto anni alla guida del Paese, farà ritorno a Crawford. A casa, in Texas. Lo hanno liquidato come se niente fosse, la gente ha pure dimenticato di contestarlo come avrebbe dovuto – stando al mainstreaming – per gli errori che ha compiuto nel corso dei suoi due mandati. La Storia, certo quella non ufficiale, ci racconterà chi aveva ragione. Se lui o i suoi contestatori. Noi, da questo blog, gli diamo ragione sin da ora, tenendo conto anche degli errori che ha compiuto perché se uno non facesse errori, allora non sarebbe umano. E cominceremmo a porci dei seri quesiti.
La presidenza repubblicana di George W Bush ha avuto a che fare con un affaruccio da pochi: un atto di guerra sul territorio statunitense che non sono state le Hawaii disperse nel Pacifico, ma New York e Washington. Twin Towers e Pentagono. Tutte le critiche mosse contro di lui hanno dimenticato, per l’appunto, questo piccolo particolare. Hanno scordato lo sguardo vuoto degli americani nei giorni di ansia post 11/9. L’antrace, i falsi allarmi, i controlli serrati lunghi i confini, il Patriot Act. Perché l’approssimazione la fa da padrona.
Un trauma che ha inciso sul suo mandato, inizialmente ipotizzato come “facciamoci gli affari nostri” e “piantiamola di mettere grane in giro per il mondo come ha fatto Bill Clinton”. La politica è fatta anche di piccole cose che poi si accumulano fino ad esplodere definitivamente. Il nemico che ha affrontato Bush ha (perché il nemico non ha ancora alzato bandiera bianca) due alleati: la matrice fondamentalista e l’opinione pubblica che, al giorno d’oggi, impone di porre la mano a chi risponde con la violenza. La guerra in Iraq ne è stata la dimostrazione: mass media infilati come bastoni tra le ruote dei soldati nel deserto, pronti a mettere alla berlina gli eccessi che un conflitto porta con sé. Perché è nella logica della Storia che anche il buono, quando capita, si trasforma in cattivo. Le bombe al fosforo, le torture di quattro pirla sui prigionieri, i civili ammazzati. I “puristi” hanno urlato allo scandalo. I pragmatici sanno che in guerra nemmeno una democrazia si salva l’anima, ma almeno ha dalla sua il fatto di essere una democrazia.
Negli Usa la democrazia intesa come libertà, every day life, speranza e paure è sopravvissuta – anche – grazie a George W Bush, odiato in partenza perché figlio di un altro Bush, direttore della Cia ai tempi di Reagan, petroliere e mica un fighetta della East Coast, ma un cowboy con tanto di ranch. E poi ci fu quella lunghissima notte elettorale contro Al Gore, beniamino degli ambientalisti. Bush aveva perso in partenza agli occhi dell’opinione pubblica. Ed infatti gli americani lo hanno rieletto nel 2004. Diventando il Presidente con più voti popolari in tutta la Storia degli Stati Uniti.
C’è stata la cattiva gestione irachena, la crisi finanziaria, l’uragano Kathrina (una della balle più colossali pompate dai media, che basta avere un po’ di affinità con l’altra parte dell’Oceano per capire che le colpe maggiori furono del governatore della Louisiana, giacché gli Usa sono federalisti in senso pieno, ma anche questo è spesso difficile da ricordalo). Ma, soprattutto, c’è stato uno scenario internazionale inedito e imprevisto. Roba che anche Obama sarebbe sbiancato, perdendo la sua abbronzatura.
Buon riposto, Mr. President. Se lo merita.

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The 9/11 Presidency

By his own standard, Mr. Bush achieved the one big thing he and all Americans demanded of his Administration. Not a single man, woman or child has been killed by terrorists on U.S. soil since the morning of September 11. (…) Memories fade fast. Recall the fear about imminent strikes, the anthrax panic anche the 98-1 Senate vote for the Patriot Act in the weeks after 9/11. (…) He calmed the fears and urged tolerance at home, saying on thtat memorable evening, “We are in fight for our principles, and our first responsability is to live by them.

(…) The failure ti discover WMB gave opponents the opening to claim the war (in Iraq) was fought in false premises, but Bill Clinton, Democrats on Capitol Hill and every major intelligence service also believed Saddam had WMD.

(…) Tough you won’t hear this from the media, relations with Europe are stronger than at the beginning of the Bush years. France, Germany and the U.K. – aware of the rising threat from Russia and their own shortcomings – are eager for U.S. support and leadership, out of self-interest in noti any deep love.

(…) After the Clinton decade in which al Qaeda and proliferation went unchallenged, the Bush Presidency had to scramble to defend againts a terror threat that with WMD could kill milions of Americans.

The 9/11 Presidency, The Wall Street Journal Europe., Monday, January 19, 2009

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Perché George mancherà anche a me

Il motivo sta qui, sul Wall Street Journal. Per la segnalazione, grazie al friulano d’America.

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