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Come previsto

David CameronDavid Cameron ha presentato il manifesto elettorale dei conservatori. Bello, bravi, ben fatto: a poche ore di distanza da quello di Gordon Brown che ha provato a fare l’occhiolino ai tempi in cui comandava Tony Blair. Ma sotto il sole non c’è nulla di nuovo. Ieri sera su internet circolava una domanda: chi sarà il prossimo a dichiarare apertamente di essere pronto a sostenere Cameron? Un espediente lanciato on line per creare aspettative su un nome di lusso. La risposta era talmente esclusiva ed imprevedibile, che nella notte ormai aveva fatto il giro del mondo: un “you” generico da calzare a pennello allo stile cameroniano.

Voi, tu, unitevi a me e giocate un ruolo nel futuro della Gran Bretagna. Certo, un modo per riscattare il cittadino qualunque dalle angherie dello statalismo laburista degli ultimi tredici anni. Ma se almeno Cameron avesse il coraggio di indicare apertamente quale sarà la tattica…

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UK, settimana instabile

Come riporta anche Simone, la settimana di David Cameron non inizia nel migliore dei modi: secondo YouGov i conservatori si risvegliano dal week end con tre punti percentuali in meno, mentre qualcosa recuperano i laburisti. I Tories ora sarebbero al 37%, il Labour Party al 31, i Lid Dem al 20 e nessuno avrebbe la maggioranza di 325 seggi alla House of Commons.

Alti e bassi: sarebbe tutto nella norma se non fosse che Cameron poteva contare, due mesi fa, su un vantaggio in doppia cifra rispetto a Gordon Brown. L’incrocio pericoloso avverrà nel corso dei dibattiti televisivi, dove il primo può vantare una retorica e una faccia impertinente migliori a dispetto di quelle del Primo ministro. In quanto a Nick Clegg, dovrà cominciare a proporre qualcosa di più che accuse ai rivali.

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Fashionable Ladies

Dove c’è Cameron, c’è anche lei: Samantha, la moglie che studia da First Lady britannica e che spera, tra un mese, di accompagnare il marito a Buckingham Palace per ricevere il mandato da Elisabetta II di guidare il Paese. Non è Cherie Blair, fervente repubblicana che impiegava poco tempo per farsi odiare. Samantha ha stile, portamento, charme: non poteva che essere la consorte di David Cameron. Peccato che abbia più stile lei di lui. Tant’è. Detta anche SamCam dai tabloid di Oltremanica, è figlia di Sir Reginald Adrian Berkeley Sheffield, discendente di Carlo II. Si è laureata alla University of West of England ed è durante il periodo da studentessa che ha conosciuto David, sposato nel 1996.

Di professione è creative director per una ditta di prodotti di lusso, la Smythson di Bond Street. E non poteva essere diversamente: fashion è il termine più azzeccato per descrivere l’ambiente dentro il quale si muove e del quale fa fieramente parte. I due hanno avuto già tre figli, compreso il povero Ivan Reginald Ian, venuto alla luce affetto da una rara combinazione di paralisi celebrale ed epilessia e morto la mattina del 25 febbraio 2009, a soli sei anni. Gli altri pargoli di casa sono Nancy Gwen, anche lei di sei anni, e Arthur Elwen, di quattro. A settembre è atteso un nuovo arrivo e chissà che possa crescere tra le mura di Downing Street.

In questa campagna elettorale la diretta rivale non è Sarah Brown, moglie del Primo ministro Gordon. E’ invece Miriam Gonzàlez Durantez, moglie di Nick Clegg, il leader Liberal Democrat. Nata in Spagna, ora ha cittadinanza britannica. Lei e Nick sono convolati a nozze nel 2000 e hanno tre figli (Antonio, Alberto, Miguel): a quanto pare, si è imposta perché i discendenti avessero dei nomi latini accanto ad un cognome come Clegg.

E’ cattolica, il marito è ateo. Esperta di legge e relazioni economiche tra l’Unione europea e il Medio Oriente, lavora per lo studio DLA Piper come capo dell’International Trade Law. Una donna in carriera, come Samantha.

Entrambe non hanno nulla da invidiare a Michelle Obama e Carla Bruni, se non il mestiere dei rispettivi mariti.

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Il D-Dave

Mentre Gordon Brown affronta per l’ultima volta nella legislatura il Question Time alla House of Commons, il Sun dedica un ampio servizio a David Cameron, il candidato dei conservatori al numero 10 di Downing Street. Tom Newton Dunn, Political Editor del tabloid più venduto in Gran Bretagna e di proprietà di Murdoch, ha trascorso una giornata con il leader dei tories e intitolato il pezzo “It’s D-Dave”: il solito gioco di parole per targhettare la data del 6 maggio, giorno delle General Election.

Non è una cosa di poco conto: il Sun nel 1997 partecipò alla marcia trionfale di Tony Blair e del New Labour. In questa occasione, come già annunciato mesi fa, ha deciso di sostenere Cameron. E considerata la diffusione della testata in particolare tra gli operai e la piccola borghesia, si capisce subito come questo endorsement sia vitale per Cameron, residente di Notting Hill, uno dei quartieri più cool e chic di Londra. Un ricco, insomma, se visto con gli occhi delle classi sociali, che si fa riprendere nella sua abitazione mentre naviga su internet via Apple, riempie il frigorifero di prodotti bio, va al lavoro in bicicletta e si muove nel traffico a bordo di una Jaguar.

In attesa che dica, il buon Dave, come intende affrontare la crisi economica e le difficoltà della classe operaia.

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Brown dalla regina: il 6 maggio GB al voto

Il primo ministro britannico Gordon Brown questa mattina ha raggiunto Buckingham Palace per incontrare la regina Elisabetta II. Al centro dell’appuntamento le General Election, ormai prossime: si voterà il 6 maggio e la campagna elettorale entra così nel vivo.

General Election 2010: Gordon Brown arrives at Buckingham Palace (The Daily Telegraph)

Gordon Brown drives to Palace to launch campaign for May 6 general election (Daily Mail)

Gordon Brown fires election starting gun with Palace visit (The Times)

Brown visits Queen to ask for dissolution of parliament (Guardian)

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Cameron e uno squalo alla deriva

Poche settimane fa, in una casa in quel di Notting Hill – quartiere base del nuovo conservatorismo cameroni ano – alcuni pezzi grossi dei Tories si sono dati appuntamento per risolvere il dilemma: com’è che nonostante tutti i danni compiuti dai laburisti e da Brown, nei sondaggi non riusciamo a staccarli? La risposa è arrivata da uno dei presenti: “Uno squalo deve costantemente muoversi e andare avanti o muore. E quello che abbiamo tra le mani è uno squalo morto”.

Non funziona, la campagna elettorale dei conservatori non attira e non convince. Secondo alcuni addetti ai lavori londinesi, il problema è che David Cameron negli ultimi quattro anni non ha prestato orecchio ai diversi candidati del suo partito che cercavano di fargli giungere questo messaggio: per quanto i laburisti abbiano combinato pasticci e disastri, la gente ricorda il loro programma. Quello dei Tories è ancora particolarmente fumoso.

Oltre a Giovinciuffo Dave, a gestire le cose ci sono George Bridges, Andy Coulson, Steve Hilton e George Osborne, il fido di Cameron, al quale piace considerarsi la nemesi di Gordon Brown. Eppure, nonostante lo staff che da tempo lavora assieme, pare prossimo il ritorno dietro le quinte di William Hague, che Cameron descrive come un “deputy in all but name”.

Ma finché il capo non saprà trasformarsi in un convincente rappresentante porta a porta dei programmi dei conservatori per le prossime elezioni generali, i sondaggi non concederanno notti tranquille.

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Il declino di Dave

Lo Spectator, pur essendo il settimanale dei conservatori britannici, non ha mai nascosto di nutrire dubbi su David Cameron. Con gli ultimi due numeri ci ha dato dentro. Tra le pagine ora compare una nuova rubrica di fumetti, “Dave”, che ha sostituito quella intitolata “Gordon” e nella quale veniva preso in giro il primo ministro laburista Brown.

Nell’edizione del 20 febbraio, il cartoonist Michael Heath sfotte Cameron a più non posso: nella prima vignetta c’è la moglie che gli ricorda di fare la colazione a base di zucchero equo-solidale; nella seconda il leader dei Tories corre in bicicletta per Londra e alle sue spalle due automobilisti imprecano “*!! Tory Bikers!”; nella terza si lascia andare alle lacrime in un talk show per recuperare voti sul rivale Brown, che a sua volta si era fatto riprendere con gli occhi umidi.

Ma il colpo grosso arriva con la pubblicità di uno dei diversi incontri organizzati dallo Spectator in programma il 7 aprile e dal tema: Britain’s in decline again: pity Cameron is a Heath and not a Thatcher. Un bel gioco di parole che paragonaDave a Edward Heath, primo ministro conservatore dal ’70 al ’74, ricordato perché nel suo mandato l’isola ha vissuto tra scioperi, sindacati potenti, disoccupazione in crescita e crisi economica.  A favore della mozione si sono schierati Simon Heffer, Associate Editor del Daily Telegraph (quotidiano conservatore), Peter Hitchens, columnist del Mail On Sunday (conservatore) e Kelvin MacKenzie, former Editor del Sun. Contro Bruce Anderson, Political Columnist dell’Indipendent (liberal) e Tim Montgomerie, Editor di ConservativeHome.com.

Notizie che di certo non faranno felice il nostro amico Simone.

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