Questione culturale

Ne è stata fatta una questione politica, ma più che altro è culturale. I guai sono cominciati da quando, nel dopoguerra che apriva le porte al benessere, lo Stato si è avvalso del diritto di dire ai genitori di non preoccuparsi, che i figli glieli avrebbe allevati lui. Li ha coccolati, mentre i babbi e le mamme li hanno protetti e giustificati, assegnando loro un compito ben preciso: ottenere tutto ciò che chiedevano – o meglio pretendevano, con la pretesa di riscattare le difficoltà e le rinunce del passato. La prospettiva lo consentiva, allora. Adesso non più. Probabilmente, per la prima volta negli ultimi cinquant’anni, ci sarà una generazione più povera di quella che l’ha preceduta e il malessere ha cominciato a diffondersi rapidamente. E quando inizia il contagio di massa di un virus, si scatenano le reazioni più violente.

Come se poi fossero soltanto quelli scesi per le strade di Roma o delle altre capitali mondiali, gli indignati. Non è affatto vero: lo sanno i politici, lo sanno i media. Fingono di non accorgersene e gli va bene perché quest’altra categoria di indignati ha delle basi sulle quali fare affidamento e alle manifestazioni preferisce uno strumento di gran lunga più serio: il ragionamento. Trattengono l’istinto, arrestano la piena di sangue diretta al cervello, provano a capire perché le cose non funzionano come dovrebbero. Non sono massa, sono individui.

(continua su The Right Nation)

1 Commento

Archiviato in Cultura, Politica

Una risposta a “Questione culturale

  1. Il problema per me è che non si è voluto che si creasse la figura del “CITTADINO”. Cioè, dal dopoguerra, chiunque si azzardasse a sollevare critiche o suggerimenti alle varie amministrazioni è stato guardato con sospetto ed isolato per il motivo che, le amministrazioni stesse (di centro o di sinistra) ammantavano il loro operato di motivazioni talmente ideologizzate da essere considerate “imperscrutabili” dal singolo umano. Così il cittadino che avesse voluto dire “la sua” veniva appellato come <>. oppure gli si rivolgeva l’intimidatoria domanda: non sarai mica fascista, vero? E’ mancato così quello scambio fra abitanti e amministrazioni che avrebbe portato queste ultime ad essere più responsabili e i primi a divenire cittadini liberi.

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