Ieri era il 4 luglio

Sono tempi difficili per tutti e lo sono anche per gli Stati Uniti. Tra il serio e il faceto, rischiano grosso e di restare senza sport per un’intera stagione: nella NBA è tempo di sciopero, con la Summer League già cancellata e la stagione regolare che al momento non è data a cominciare e chissà se mai partirà. Tra franchigie e giocatori non è stato raggiunto un accordo sui ricavi da spartire e i palloni sono così in ripostiglio e non sul parquet. Nemmeno la NFL se la passa bene e immaginarsi un autunno senza football è come andare a Miami e trovare tempo brutto per tutta la vacanza. Fortuna che ci sono i campionati universitari, eventi che mobilitano milioni di tifosi in tutti gli angoli del paese, però è arduo pensare che possa bastare per digerire il colpo.

Tra una discussione e l’altra sul debito, le cronache che arrivano dall’altra riva dell’Atlantico ci raccontano che oggi è il 4 luglio e allora è tempo di festeggiare l’indipendenza – sempre ammesso che quello del 1776 non fosse un atto di pura secessione. La storia ci ha poi consegnato una nazione che per quanto possa essere lontana da noi europei (e italiani in particolare) tanto geograficamente quanto politicamente, ha salvaguardato la nostra libertà. Gli USA si amano o si odiano, di certo non si può rimanere indifferenti anche in questi tempi difficili.

L’uomo ha il diritto di sperare nel meglio e di vedere dietro l’angolo una riscossa, uno scatto in avanti, un colpo di reni per riprendere a sorridere e vivere con meno pessimismo e più coraggio. La “pursuit of happiness” che è conservata nella Dichiarazione d’Indipendenza. È una bella sfida perché – come scrive un amico – “nei paesi civilizzati c’è il diritto di cercarla come e dove ti pare, non la certezza di trovarla o il diritto di averla”. Se nessuno ti regala nulla, vattela a prendere, insomma. E non aspettare che sia qualcun altro a indicarti come essere felice, altrimenti quella non sarà una “pursuit of happiness”, ma solo una intromissione nei tuoi affari.

C’è chi fonda la propria repubblica sul lavoro manco fosse stata ai tempi terra sotto il giogo socialcomunista, chi sulla realizzazione della felicità e della libertà dell’individuo. Inutile stare qui a contarcela su chi aveva ragione, su chi aveva visto lungo considerando che tra il 1776 e il 1948 c’è un vasto margine di tempo. Due punti di vista che ritraggono due modi opposti di riflettere.

È il 4 luglio e viene da pensare al fatto che – nonostante i guai, le fatiche e le frenate – gli Stati Uniti rimangono un serbatoio di idee e suggestioni, un laboratorio dal quale attingere sempre che non si viva di preconcetti. Sono una terra ancora viva e con molto da raccontare grazie alla varietà di stili di vita, di paesaggi, di accenti e di razze. E alla quale dobbiamo la nostra libertà.

Buon 4 luglio.

(via rightnation)

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