Big Society. Sorry?

È una questione di priorità. Per il Primo ministro conservatore David Cameron è la Big Society, punto centrale del manifesto politica presentato nel corso della campagna elettorale della scorsa primavera. Cosa sia di preciso non si sa e anche per questo è una priorità: nel senso che qualche chiarimento farebbe comodo, anzitutto allo stesso Cameron che non si è ancora scrollato di dosso quell’aurea un po’ fumosa che lo accompagna da tempo, ormai.

Tant’è: lunedì di fronte ad una platea fatta di gente che si rimbocca le maniche nel sociale, accompagnata da alcuni imprenditori che operano in questo settore, ha fatto sapere che per lui è un “dovere” quello di sistemare la cose in Gran Bretagna che va al di là delle tante critiche sollevate dai piani economici, tra spese tagliate e tasse in aumento. Il dovere di ridurre il debito pubblico passa da qui, oltre che dalla manovra di 113 miliardi di pound varata negli scorsi mesi sotto la regia del Chancellor George Osborne. E se alcuni servizi non potranno essere adeguatamente prestati dallo Stato, tanto meglio perché a quel punto sarà la Big Society a sopperire alle mancanze e, indirettamente, a respingere i tentacoli dell’assistenzialismo e dello statalismo in generale.

“Non ci renderà popolari”, ha avvertito il messianico David. “Ci renderà infatti impopolari. Mi renderà impopolare”, ha sottolineato con la retorica che lo caratterizza, “ma questo è il mio dovere: dobbiamo farlo per il bene del Paese”.

Un progetto che non piace a molti, soprattutto ai sindacati. Bob Crow, che guida quello dei trasporti, ci è andato giù pesante accusando Cameron di voler sostituire le “lollipop ladies”, le vigilesse che regolano il traffico all’uscita dalle scuole dei ragazzi con dei volontari, “mentre ai banchieri responsabili di questa crisi si prospettano altri sei miliardi di sterline come bonus”.

Ma la priorità del Primo ministro dovrebbe essere un’altra: quella di farsi capire. A gennaio il 63% dell’elettorato britannico non aveva ben chiaro o non capiva del tutto cosa significasse la politica della Big Society. Nelle ore successive al discorso di Cameron, la percentuale è salita al 74%.

L’idea più chiara di tutti forse ce l’ha Tony Blair: “Aspettiamo e vedremo in cosa consiste”. Pure un volpone come lui ha rinunciato a capire Cameron.

(da Rightnation.it)

3 commenti

Archiviato in Politica, società

3 risposte a “Big Society. Sorry?

  1. Non c’entra nulla con l’articolo, per altro molto interessante, anch’io come tutti vorrei capire cosa ha in mente Cameron.
    Ma volevo congratularmi, ho letto sul tuo profilo su the right nation che sei un estimatore di Giovannino Guareschi… uno degli ultimo 24 lettori che ancora lo amano!

    • d.ma.

      Cara Niki, sono ben più di 24. Ma molti, molti di più. Come potrai ben notare già dal titolo, questo blog non può fare a meno di Giovannino. E nella pagina a lui dedicata, trovi anche l’indirizzo del centro studi e associazione Club dei 23 che mandano avanti i suoi figli, Alberto e Carlotta, in quel di Roncole.
      Grazie, comunque.

  2. Sono colpito dalla definizione “figlio di nessuno”. Vado per i settanta di età e sono orgoglioso di mio padre che nell’immediato dopoguerra, in un paesino del ferrarese, rifiutava di acquistale L’UNITA’. Non era nemmeno democristiano e sopravvisse ad un paio di attentati : I “compagni” vedevano in lui la “reazione in agguato” in quanto volontario nella guerra appena terminata . No! decisamente no, Guareschi si era sbagliato: I comunisti erano più cattivi di quanto li avesse descritti. Essi intimidivano la popolazione: chiunque fosse sospettato di avere qualche obbiezione su loro potere veniva bollato con l’infamante e pericoloso epiteto di “fascista”.
    I democristiani poi, erano terrorizzati dal poter essere chiamati fascisti e ,in qualche modo, complici interessati nell’opera di intimidazione.

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