In origine doveva essere un melo

Pensare alle tante volte in cui ci dicevano che il presepe era cristiano, mentre l’albero un’importazione illecita o meno del paganesimo. Forse perché il Natale cade nel giorno che nell’antica Roma era dedicato al “Solis invictus”, il dio sole e allora un po’ di confusione nella tradizione ci può anche stare. Ma a quanto pare non è del tutto vero perché anche l’albero di Natale è un simbolo della cristianità, nato dal collegamento fra redenzione e creazione, un binomio che a lungo ha accomunato la festa della nascita di Gesù, venuto al mondo per redimere il peccato originale.

C’è un libretto molto interessante intitolato “L’origine della festa del Natale” ed è firmato da Oscar Cullmann, professore universitario nato nel 1902 a Strasburgo e vincitore nel 1993 del Premio Internazionale Paolo VI per l’ecumenismo, che aiuta a capire meglio il significato dell’albero sotto il quale mettere i regali per le festività. Anzitutto, non ha un’origine antichissima: all’incirca ha poco più di 400 anni o comunque non oltre il Medioevo quando si tenevano delle rappresentazioni durante le quali, alla vigilia del Natale, si metteva in scena la storia del peccato originale in Paradiso. Nei calendari antichi al 24 dicembre venivano infatti abbinati i nomi di Adamo ed Eva. Tant’è che in Renania, regione della Germania, durante lo spettacolo comparivano anche il diavolo e un albero, quello del frutto del peccato. Nella Bibbia non viene indicata esattamente la sua specie e allora veniva identificato con le piante locali, a seconda delle zone. In Renania si trattava di un melo, ma è un’impresa impossibile trovarne uno in fiore in pieno inverno e allora la scelta ricadeva sul sempreverde abete.

Questo tipo di rappresentazione ha dato all’albero di Natale il suo significato cristiano: nella Santa Notte il peccato dell’uomo è stato espiato per mezzo dell’incarnazione di Cristo.

Non è quindi un caso che l’abete venisse decorato per l’occasione con delle mele (il frutto del peccato) accompagnate dalle ostie, il corpo del redentore. Da una parte la mela che ha condotto l’uomo alla morte, dall’altra l’ostia, il pane che significa vita.

Proseguendo nel tempo, risale all’incirca al 1605 una testimonianza che giunge proprio da Strasburgo dove sui rami comparivano delle rose, altri antichi simboli del Natale: “Un germoglio spunterà del tronco di Iesse, / un virgulto germoglierà dalle sue radici” si legge infatti nell’Antico Testamento, Isaia 11, 1.

Luci, stelle, addobbi e quant’altro: così oggi ce lo immaginiamo un albero di Natale che si rispetti, ma il mistero in parte svelato che accompagna la sua nascita trova altri interessanti elementi, sempre dal Medioevo (hanno voglia a definirlo “Secolo buio” certi benpensanti, non sanno che si perdono).

A quell’epoca il periodo del solstizio d’inverno (21 dicembre) veniva celebrato appendendo dove possibile ogni genere di rami o ramoscelli, usanza adottata anche a Capodanno o a San Nicola, il 9 dicembre. Chissà se i bambini sanno che è Sancta Claus il vero e unico Babbo Natale?

Tornando ai rami di albero che servivano da decorazioni, spesso erano quelli di betulle e querce, ma soprattutto di abeti, il cui verde perenne simboleggia l’immortalità: «Mentre normalmente la natura si risveglia solo in primavera, in questo caso essa riprende vita nel momento più cupo dell’anno, “nel mezzo del freddo inverno”, “non solo nella stagione estiva”», scrive Cullmann nel suo libro.

Capita così di scoprire cose nuove dal sapore fortemente natalizio, molto più delle pubblicità che compaiono in televisione o sui giornali quasi un mese prima dell’atteso giorno. Molto meglio arrivarci con calma, senza frenesia e concedendosi un po’ di fantasia guardando un albero illuminato.

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