Scusate, ma io non vi appartengo

Sono ormai un paio di mesi che non guardo un programma di politica in televisione. E la cosa personalmente è molto strana, perché ho sempre seguito la politica. Non mi ha mai annoiato, mi ha sempre appassionato, me l’ha insegnato mio padre con una raccomandazione di fondo. Che io sono io e la politica non potrà mai avermi. Così, a distanza di anni, ho spento definitivamente la tv e sto bene. Anzi, sto meglio. Tanto non occorre granché per capire quali siano gli sviluppi dell’ultimo periodo: siamo alla fine di un capitolo lungo vent’anni e – la storia italiana insegna – ogni capitolo si chiude dalle nostre parti con il rinnegare il proprio passato. Erano tutti berlusconiani, ora fingono di non essersi mai sporcati le mani. Eppure ripetono le cose che Berlusconi diceva sedici anni, quando si rese protagonista della famosa discesa in campo: parlano anche loro di rivoluzione liberale, perché quell’altra annunciata a tempo debito è stata tradita.

Dovrebbero convincermi, ma non ce la stanno facendo. Almeno a sinistra hanno più dignità a rifugiarsi in un Vendola che riporterebbe le lancette indietro di trent’anni, sognando quello che è miseramente fallito alla fine degli anni Ottanta. Non mi convincono ora e non lo faranno nemmeno domani e dopodomani. Semplicemente perché io non appartengo a loro, che sbandierano il merito, ma hanno passato la vita a fare politica. E per stare così tanto tempo in quell’ambiente, ti devi saper vendere al potente di turno e quello non è affatto merito. E’ paraculismo, lo sport preferito dagli italiani.

La nuova generazione, la generazione giovane, è uguale a quella vecchia. Ha finto di studiare, di faticare, di sudare e di arrangiarsi. Ma non ha mai inteso la vera essenza dell’individuo e della responsabilità: quella di non dover appartenere a nessuno, se non a se stessi e alla propria famiglia, ai legami di sangue che non hanno niente a che vedere con quelli opportunisti. Che non sono da gettare nel cestino, se servono per assicurarsi il pane quotidiano lavorando come il termine “lavoro” indica. Ma che sono il cancro di questa nazione se affrontiamo la malattia d’Italia: la politica. Aspirano a comparire dietro al capo, a farsi fotografare al loro fianco, per dire che contano.

Io non conto nulla: nessuno mi ha mai regalato nulla. Ho davvero sudato e studiato, non ho mai chiesto niente a nessuno e non mi sono mai permesso il lusso di essere il portaborse di un deputato o di un senatore, di un consigliere comunale o regionale o provinciale, anche se ho avuto occasioni per diventarlo. Mi sveglio la mattina e provo ad ingegnarmi un vero futuro, senza renderlo proprietà di un Fini qualunque. E nemmeno di un Berlusconi, di un Bossi o di un Tremonti, anche se per loro ho votato e probabilmente confermerò la scelta non appena ci sarà concesso di tornare alle urne. Però, con dignità, non mi spaccio per ciò che non sono.

La nuova destra tenta di bussare alla mia porta, di dirmi che è diversa. Come può esserla se il suo leader da sempre non ha fatto altro che parlare forte di una retorica astratta? E come possono essere diversi e nuovi i suoi lacchè, che hanno seguito le sue orme?

Sarà che io non conto nulla. Ma loro di certo non contano più di me. E figuriamoci se mi faccio appartenere da loro.

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7 commenti

Archiviato in Politica

7 risposte a “Scusate, ma io non vi appartengo

  1. woody

    Bravo, hai perfettamente ragione. Se in questo paese scomparissero tutti gli ipocriti, così, ad uno schioccar di dita, ci si troverebbe improvvisamente in uno spettrale silenzio e si potrebbe cavalcare per sterminate praterie, per ore senza incontrar nessuno.

  2. era tempo che un post su un blog non mi colpiva così tanto.
    ti rilinko.
    grazie

  3. Pingback: Un pensiero mio detto da un altro | Tutte cose

  4. Condivido al 500 per cento. Io mi sto guardando dei bellissimi film.

  5. adc

    Amarissimamente quoto.
    Sarebbe bello se il post venisse letto da qualcuno dei tanti che si sono permessi “il lusso di essere il portaborse di un deputato o di un senatore, di un consigliere comunale o regionale o provinciale” continuando a fare il paladino del liberalismo e della meritocrazia.
    Liberali sì, ma col culo degli altri.
    Il nostro, per l’appunto.
    Grazie

  6. Amarissimamente quoto anch’io, Dario.
    Anche se stavolta non (li) voto.
    nicoletta

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