Un voto per capire cosa rimane

E dunque Gordon Brown questa mattina ha raggiunto in macchina Buckingham Palace, ha incontrato la regina e le ha chiesto di sciogliere il Parlamento, seguendo la prassi britannica. L’assemblea sarà ufficialmente dissolta lunedì, ma la campagna elettorale è ormai cominciata e culminerà con il 6 maggio, giorno delle elezioni in Gran Bretagna. Dopo tante opinioni e supposizioni, si ha la certezza che tra un mese dalle urne di Oltremanica uscirà il vincitore di una gara a tre.

David Cameron, leader dei conservatori: l’uomo nuovo – non più di tanto ormai – dei tories che negli ultimi anni ha fatto di tutto per smarcarsi dai precedessori, per rimarcare una nuova era per lui e per i suoi, sforando qualche volta a sinistra su temi come l’ambiente e le politiche sociali. Dalla sua avrebbe il fatto che quindici anni e passa di laburismo snervano, per quanto servito in salsa new. Eppure arriva a questo sprint titubante in materia economica, fattore X di queste elezioni. Nel partito Giovinciuffo non è apprezzatissimo, rischia di vincere, ma non di avere una larga maggioranza. E’ molto chic e upper class anche se fa di tutto per non darlo a vedere.

Gordon Brown: l’ideatore formale del New Labour che ha ceduto lo scettro a Tony Blair, uno che in quanto a relazioni pubbliche sa come comportarsi, a differenza di questo scozzese arcigno e meno cool che in molti davano per spacciato e che, al contrario, è risalito nei sondaggi e ora tiene testa ai conservatori. Ha attraversato, da Primo ministro, scandali, crisi finanziarie, accuse di bullismo sul lavoro, gossip sui rapporti turbolenti con lo stesso Blair che nelle ultime settimane è rispuntato per provare a dargli una mano in termini di appeal con l’elettorato. La sua sembrava una zattera, invece è un incrociatore pericoloso.

Nick Clegg: vive il suo momento di gloria da segretario dei Lib/Dem, i terzi incomodi di questa tornata elettorale. Per la prima volta, il Regno Unito vive con l’apprensione che il consolidato bipolarismo venga minacciato da una coalizione Lab/Lib se non addirittura tra conservatori e liberals: con Cameron sarebbe possibile anche questo risvolto della medaglia. Nessuno dei due leader dei partiti maggiori ha mai ammesso tale ipotesi, ma i numeri hanno una loro scarna logica e così Clegg potrebbe essere l’ago della bilancia. Tipo giovane, che sa muoversi di fronte a telecamere, fotografi e reporter, prova a traghettare i suoi lontani dalle sabbie mobili di precedenti segretari con il vizio dell’alcol o indaffarati in storie extraconiugali a sfondo omosessuale. A differenza di Cameron, mostra maggior polso sugli argomenti economici.

I tre si affronteranno in dibattiti televisivi, accompagnati dai rappresentanti dei partiti minori che in queste prime ore provano a ritagliarsi uno spazio sui grandi network per snocciolare i rispettivi programmi: il 12 aprile su ITV, il 22 su Sky News, il 29 sulla BBC. I sondaggi accreditano i partiti minori attorno al 10% dei consensi, mentre i tories navigano tra il 40 e il 35%, i laburisti tra il 30 e il 35, i liberaldemocratici quasi sempre fissi al 20. Rimanete sintonizzati, ci sarà da divertirsi in questa corsa al voto per capire cosa rimarrà del sistema politico britannico e di quanto raccontato fin qui.

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