Farefuturo ha sepolto Guareschi

Non è per qualche fissa mentale che ci troviamo nuovamente fra i piedi Farefuturo: è solo che navigando in rete ci siamo imbattuti in questo pezzo di Filippo Rossi e lo abbiamo letto con calma e serenità. E abbiamo concluso il tutto con una bella risata.

Non è nemmeno nostra premura ribattere alle parole di Gaetano Quagliariello riportate nell’articolo in questione (parlare di “armate di Peppone” è troppo azzardato, significa non aver compreso la figura del Peppone di Giovannino o averlo fatto solo in parte), ma il Rossi è probabile che il Mondo Piccolo – quello vero – debba rileggerlo con la stessa calma con la quale abbiamo affrontato il suo affondo.

“Cosa c’entra l’Italia di oggi con quell’Italia del dopoguerra descritta teneramente da Guareschi?”, si domanda. Teneramente? Casomai ironicamente, modo ben diverso di raccontare un popolo ferito dalla guerra mondiale e dalla vendetta. Comunque, c’entra: perché quell’Italia esiste ancora, il dna rimane lo stesso e non si può cambiare. L’Italia che Guareschi ha raccontato non è solo quella delle vicende tra don Camillo e Peppone, ma è il paese dove la cecità della massa porta alla gogna mediatica, ai livori estremisti, al linciaggio pubblico, al pettegolezzo più infamante. Roba di stretta attualità, o almeno così ci pare.

I comunisti e i democristiani potranno anche non esistere più, ma in certi casi i dubbi restano. Rimangono d’altra parte i frutti di quel periodo, i genitori hanno partorito i figli. A quelli di Fare Futuro magari non pare, ma un certo odio che si respira contro Berlusconi e una certa presunzione contro chi vota per lui forse non è che la logica conseguenza del modus operandi di 50 anni fa.

E infine, la boiata pazzesca: quell’Italia “non esisteva realmente nemmeno allora”, “in quei paesi dove tanti don Camillo e altrettanti Peppone si confrontavano senza odio, all’insegna di quell’Italia popolana e popolare che voleva più il compromesso storico che la guerra civile”. Come no, infatti ci sono ancora cadaveri che ogni tanto riaffiorano dai campi che vengono arati ogni anno con il ritorno della bella stagione e orfani ormai anziani ai quali piacerebbe sapere che fine fecero i loro padri e le loro madri.

Caro Rossi, magari le conviene sfogliare veramente i libri di Guareschi, sarebbe bello ed istruttivo.

4 commenti

Archiviato in Cultura, Giovannino Guareschi

4 risposte a “Farefuturo ha sepolto Guareschi

  1. Vito

    Rimango allibito. Mi chiederei se stiamo ancora parlando di un Think Tank, ma forse è più corretto parlare di un’associazione goliardica?

  2. ringo83

    Senza voler male a Farefuturo che molto probabilmente ciò che fa, lo fa con impegno, diciamo che gli autori bisognerebbe conoscerli prima di analizzarli o altri, ecco tutto. Temo che il Rossi non abbia letto niente – se non pochissimo – di Guareschi: gli sarebbero bastati gli ultimi due racconti del “Don Camillo” per farsi un’idea diversa da quella che ha.

  3. Purtroppo Rossi non è l’unico a pensarla così. Spesso si dipinge Don Camillo e Peppone come gli iniziatori del dialogo tra DC e PCI, ma non è affatto così. Tra i due c’è rispetto personale, ma a livello politico-ideologico la contrapposizione è totale. Negli ultimi racconti anzi, tra i due si vede una profonda delusione politica. Don Camillo è deluso da un DC che fa politiche di sinistra e da una Chiesa che col Concilio Vaticano II ha svenduto sè stessa. Peppone è amareggiato da un PCI che onde arrivare al potere ha sconfessato perfino Stalin. Don Camillo non è affattom un catto-comunista dossettiano, anzi ha orrore dei “preti operai” di Moro e di Fanfani. Peppone non è un “euro-comunista”, ma uno staliniano duro e puro, e aborra la svolta anti-staliniana (a parole) del PCI. Invece per la propaganda e l’intellighenzia sinistra son diventati simbolo del “Compromesso Storico”. Io sinceramente non so che cos’abbian letto o cosa pensino di aver letto, sicuramente non “Mondo Piccolo”

    • ringo83

      Concordo, Giovanni. Anche se Peppone, più che staliniano, è sinceramente comunista. Tra i due prevaleva in alcuni casi il buon senso, che nulla ha a che fare con il compromesso. E, conviene ribadirlo, sono protagonisti di vicende umoristiche che però, pur sempre con il sorriso, vogliono ricordare che in quell’Italia il clima di odio c’era e, una volta finita la guerra, proseguì con le vendette a colpi di mitragliatori Beretta. Ma a Farefuturo preferiscono evidentemente i tomi da intellettuali, Guareschi non è alla loro portata.

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