Il fumo delle candele

Garantisti va bene, però quando salta fuori la Chiesa la faccenda si complica. In questi giorni si assiste ad una frenetica rincorsa a lanciare per primi la notizia dei nuovi casi di pedofilia avvenuti all’interno delle comunità cristiane europee e mondiali. Un caso su tutti, la storia che riguarda il coro diretto dal fratello del Papa. In pochi a considerare che magari certi titoli sparati ad altezza uomo fossero simili a delle stecche – dato l’ambito -, in molti a dimenticare quanto ripetono ogni volta che da un’intercettazione salta fuori il nome del capo del governo, del presidente della Camera, di un ministro o di un parlamentare.

“Ecco, scatta subito la gogna mediatica”, è un po’ il pensiero in queste circostanze non appena tali nomi vengono messi neri su bianco dai quotidiani, prima ancora di capire tutto il resto.

Quando c’è di mezzo la Chiesa non funziona così: subito i garantisti rilanciano la notizia, con il ghigno malefico di chi indica l’untore avvalendosi del preconcetto di sessuofobia che prevarrebbe nel mondo cattolico o, in generale, cristiano. Il degno comportamento di chi è allergico al fumo delle candele e si trasforma così in un manettaro dipietrista qualunque. E poi a meravigliarci se De Magistris chiede che il pontefice testimoni di fronte ai giudici.

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