Un’altra sfida, stare a galla

Le coincidenze della vita sono davvero strane. Mentre i giornali inseguono gli scandali di corruzione e riciclaggio di soldi che attraversano l’Italia, al di fuori dei mainstream media il dibattito sull’identità del centrodestra, attualmente la parte politica più colpita dalle vicende in corso, si accende. A tutto vantaggio di chi è convinto che la discussione possa fare soltanto del bene a dimostrazione del fatto che se da una parte la politica è più che mai mero pragmatismo, dall’altra rimane ancora ancorata non tanto alle ideologie, quanto ai modi di intendere l’individuo all’interno della società.

Va da sé che incide il contesto, un Paese dove la magistratura si sveglia sempre in occasione delle tornate elettorali. Al di là degli intrighi e dei retroscena, non appena Berlusconi ha dichiarato che le Regionali sarebbero valse come test nazionale, è caduta la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le scosse alla Tangentopoli non si profilano al momento all’orizzonte, anche se in Italia è tutto da mettere in conto quando escono allo scoperto grandi interessi per il semplice fatto che da molto tempo la classe dirigente è la stessa di sempre. Un segno ben chiaro del conservatorismo che affligge questa nazione: conservatorismo inteso come status quo per forza di cose, gran brutta bestia.

Il Cavaliere da parte sua sta affrontando una sfida molto interessante, quella di tenere saldo il Popolo della libertà, una sua creazione come lo furono Forza Italia e Gianfranco Fini – e come fu in parte anche la Lega, scegliendola come alleato di governo. Le elezioni di marzo sono davvero un test per la maggioranza, più che altro perché in caso di una mezza vittoria voleranno seduta stante i coltelli. Ma cos’altro si può chiedere a Berlusconi?

Le riforme liberali tante volte promesse non arriveranno nemmeno stavolta, ormai ci abbiamo messo una pietra sopra. Vale però le pena di richiamare i suoi all’ordine per portare a termine questo mandato che, il giorno dopo le elezioni del 2008, era apparso come l’ultima carta da giocare con destrezza per evitare il peggio. Non si chiede tanto, solamente di non fare la fine del centrosinistra che ora si aggrappa a quella boa in mezzo al mare chiamata Partito democratico.

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