Ma il mistero rimane

Il Vaticano ha alzato la voce sul caso Boffo, dopo mesi di silenzio, per smontare la rete di supposizioni sulle dimissioni dell’ex direttore di Avvenire in seguito alle sparate del Giornale lo scorso agosto. «È falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore dell’Osservatore Romanoabbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di Avvenire», si legge nel comunicato della Santa Sede. È falso «che il direttore dell’Osservatore Romano abbia dato, o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo, informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate».

Si è fatto un gran parlare negli ultimi giorni di questa vicenda, ieri sera se n’è occupato anche Gad Lerner che non ha perso occasione per mostrare il volto di chi soffre per le sciagure di un amico (Boffo) e per sparlare un po’ del Vaticano stesso, giusto per non perdere il vizio. Tutti a rincorrersi: chi nega, chi conferma, chi conferma chi nega, chi nega chi conferma.

In tutto questa vicenda – che poi lo stesso Feltri ha scritto di essersi rivelata falsa – nessuno ha badato al sodo: nessuno è andato a cercare la vera notizia dietro al mistero (?) Boffo. E sì che basta dare un’occhiata alle dichiarazioni fatte dallo stesso ex direttore di Avvenire la scorsa estate, quando affermò che le famose telefonate erano state fatte da un giovane oggi morto che utilizzò il suo cellulare. O forse i giornalisti sono bravi a fare lo scoop solo se parla un magistrato?

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