6 Nations Special: numeri, corsi e ricorsi

In via del tutto eccezionale, anche su questo blog uno dei post di RightRugby in attesa del 6 Nations 2010

Numeri e altre cose che hanno un senso: di solito se ne occupa il Socio, che con le cifre ha maggiore dimestichezza, ma questa volta non hanno solo un valore matematico. E quindi possiamo procedere oltre. Sono due, i numeri: 100 e 10. 100 anni di 6 Nations, cominciato ufficialmente nel 1910 con 5 nazionali (Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia e la prima neolatina Francia) e 10 anni dallo sbarco tra le grandi dell’Italia dopo un lungo cammino a rincorrere e la consacrazione giunta quando ormai il professionismo era stato avviato – o meglio sdoganato – con tutti gli annessi e connessi.

Come si ricordava qualche settimana fa, la prima in assoluto dell’Inghilterra fu in casa contro il Galles: finì 11-6 e gli inglesi conquistarono il torneo con 3 vittorie e un pareggio, 36 punti fatti e 14 subiti. Il Galles giunse secondo (3 vinte e una persa), poi la Scozia (2 vinte e 2 perse), l’Irlanda (1 vittoria, un pareggio e 2 sconfitte). Il primo cucchiaio di legno andò alla Francia. Insomma, nel 2000 abbiamo saputo fare meglio, giusto per sfizio patriottico. Quest’anno si riparte da Inghilterra – Galles, guarda un po’ il caso anche se ufficialmente il Galles aveva già battuto nel 1910 la Francia 49-14 prima di addentrarsi a Twickenham.

10 anni di Azzurri: la nostra prima è indimenticabile, 34-20 alla Scozia detentrice del titolo, primo tempo concluso sul 12-10. Pini; Denis Dallan, Manuel Dallan, Martin, Stoica; Dominguez, Troncon; Visser; Mauro Bergamasco, Giovanelli; Gritti, Checcinato; Paoletti, Moscardi, Massimo Cuttitta. Allenatore Johnstone. Dominguez infila tra i pali tutto ciò che c’è da infilare tra i pali tra punizioni e drop, sullo scadere del match arriva anche la meta di De Carli e la trasformazione del solito italo argentino.

Una decade è storia lunga, al giorno d’oggi. Un anno fa, come ricorda nel post precedente il Socio, l’Italia è uscita a testa bassa da una serie di incomprensioni tattiche e scelte avventate, mentre già si parlava di andare in Celtic League e alcuni come noi storcevano il naso per la strategia presa dalla Federazione. Quest’anno, per quanto nascosta, è scoppiata pure la grana Flaminio con il Comune di Roma per disporre di un impianto che sia uno stadio seriamente in grado di raccogliere i tanti che guardano al 6 Nations come all’evento rugbistico dell’anno: gente che per i mesi restanti si accontenta di attendere i test matches, inconsapevole che il pallone ovale rotola da gennaio a dicembre. E quindi il 6 Nations è manna dal cielo per l’Italia.

La storia di questa competizione è lunghissima, enorme, infinita. C’è da annegare tra racconti, articoli e documenti per poter arrivare ad un’origine certa. Detta in soldoni, nel 1879 in un angolo dell’impero inglese, Calcutta, una guarnigione composta da molti ufficiali di estrazione aristocratica crea un club per far rivivere, sulle sponde del Gange, lo spirito di casa. Al momento di tornare in patria, decidono di fondere le rupie rimaste nella cassa sociale e ne esce una coppa, la Calcutta Cup, ancora oggi messa in palio in occasione di Inghilterra – Scozia, le nazionali che disputarono il primo match internazionale e certificato di rugby. Da un affare a due, divenne un triangolo nel 1881 con l’entrata del Galles, terra dove il rugby è stato elevato a religione. Qui a giocarlo non erano tanto i borghesi, quanto i minatori e per loro diventò presto un modo per riscattarsi di fronte ai poco tollerati inglesi e portare in paradiso la classe operaia. Tre anni più tardi, è il turno dell’Irlanda. Come detto, nel 1910 arrivarono i galletti d’Oltralpe.

C’è chi queste cose le sa di già, ma la tradizione merita rispetto e il rispetto significa riproporle. Venendo ai giorni nostri, non è tanto un augurio quello che ci facciamo quanto una constatazione: che sì, attendiamo fiduciosi la prima vittoria degli Azzurri sull’Inghilterra e che sì, con la Scozia sarà molto più dura che negli anni trascorsi. Gli uomini delle Highlands non sono più quei terribili selvaggi che una volta facevano paura (una volta sta effettivamente per una volta), ma hanno steso un interessante programma di miglioramento di skills e atteggiamento sul campo da gioco.

Per 100 anni di 6 Nations non potevamo attenderci un’edizione migliore. Cheers!

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