Nati dall’odio

L’augurio è che da oggi torni un po’ di buonsenso a governare questo sgangherato Paese, ma questo augurio è come una promessa da marinaio. Quanto accaduto a Silvio Berlusconi in piazza Duomo può sembrare imbarazzante per uno stato civile e democratico come il nostro, eppure – almeno da queste parti – la sensazione è che non sia così perché l’Italia ha un conto in sospeso con la sua storia che ogni tanto riemerge: l’odio per l’avversario. Sia politico che sociale, poco importa. L’odio è radicato e ce ne rendiamo conto un po’ tutti non adesso che tale Massimo Tartaglia diventa l’idolo di internauti che lo hanno eletto uomo dell’anno su Facebook. Quelle sono vigliaccherie.

Pensiamo alla resa dei conti al termine della Guerra civile tra il ’43 e il ’45, pagina di storia che ufficialmente è riconosciuta come Resistenza da parte di alcuni italiani (i partigiani, meglio se rossi) contro altri, non meglio specificati, nemici della libertà. Pensiamo al terrorismo degli Anni di Piombo, all’odio sociale sobillato da certe frange parlamentari e non nei confronti del padrone, del ricco o, semplicemente, del borghese. Ai giornalisti gambizzati e ammazzati, ai politici rapiti ed eliminati. Agli scontri tra estrema destra ed estrema sinistra. A tutto questo, agli anni ’70 che alcuni intellettuali o tipi fini dei salotti buoni rimpiangono perché contrassegnati da lotte in nome di ideologie.

Poi pensiamo a Tangentopoli, con innocenti finiti nel tritacarne assieme ai colpevoli e alle monetine contro Craxi, al populismo manettaro, al primo odio coltivato verso una persone in particolare e non più verso le classi sociali. Come nel caso di Silvio Berlusconi, che nel 1994 scombussolò le carte della “gioiosa macchina da guerra” del Pds di Achille Occhetto, uno che pochi anni fa andava a braccetto con Antonio Di Pietro. Il Cavaliere ha radicalizzato lo scontro politico, per via dell’ingombrante persona che è e che è stata, divenendo l’obiettivo più logico dell’odio mai affrontato con una coscienza tranquilla dall’Italia e dalla sua classe dirigente. Facciamo sempre finta di niente, ma il risultato di una riappacificazione mai esistita da sessant’anni a questa parte torna a fare capolino.

D’altronde, l’Italia è una repubblica fondata sull’odio.

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