Lezione all’inglese

Il Fatto targato Travaglio ha scovato una fonte di spessore per parlare male di Silvio Berlusconi: The Economist, il settimanale britannico che non ha mai nascosto una certa antipatia per il Cavaliere. Il quotidiano manettaro ospita un’intervista a David Lane, definito “occhio ‘neutro’ sul nostro paese”. Bastano due battute per rendersene conto:

Bè, “Il Divo” non è l’unico caso…
No. Vogliamo “toccare” Silvio Berlusconi? Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno.

Cosa sarebbe avvenuto in Inghilterra?
Escluso, politicamente finito. Gli sarebbero state imposte le dimissioni, a lui e a quelli come lui. Compreso Schifani.

Un esempio?

1963: John Dennis Profumo (di origini italiane, ndr) si dimette dall’incarico di segretario di Stato alla guerra, per le bugie su una sua relazione con una showgirl, sentimentalmente coinvolta anche con un funzionario dell’ambasciata sovietica.

A essere precisi, Lane si dimentica di aggiungere nell’affare Profumo comparivano spie, spionaggio e controspionaggio, talpe inglesi che informavano il Cremlino. Insomma: Profumo era un segretario alla Guerra ricattabile. Lo è anche Berlusconi? Al massimo potrebbe essere preso in giro per le sue abilità amatorie. Ma stando ad ascoltare le registrazioni della signora D’Addario, pare che il Cav. abbia fatto un gran figurone.

Ci sa tanto di invidia tutto questo…

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