E’ caduto il Muro, non chi l’ha costruito

Venti anni fa cadeva il Muro di Berlino, espediente sovietico fabbricato in una notte di agosto del 1961 per imprigionare i berlinesi finiti dalla parte sbagliata della città. Il mondo celebra quel 9 novembre 1989 e fa molto bene, perché con le crepe del muro vennero a galla tutte le crepe di un sistema fallimentare, il socialcomunismo che in Italia alcuni dipingevano come il paradiso in terra. Tutti si sono messi in fila per dire la loro su quella notte ed ovviamente c’è chi fa finta di niente.

Se per la Germania la fine del Muro rappresenta il ritorno ad un’unica patria, per il resto d’Europa e del pianeta terra dovrebbe rappresentare la sconfitta dell’Unione sovietica e di tutti i suoi amici sparsi per i quattro angoli del mondo. Intellettuali, scrittori, pensatori che per anni hanno preferito l’Est all’Ovest, ma rimanendo saldi con le loro case nell’Occidente. Oggi prendono parte alla cantilena sulla libertà e la democrazia. Prima del 9 novembre 1989, preferivano di gran lunga un sistema dove l’individuo era annullato e spiato. E murato vivo.

E’ bello festeggiare i vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino: perché alla festa possono presentarsi anche chi vedeva in un ammasso di mattoni e filo spinato i simboli della democrazia popolare. Se ci fosse stato ancora quel Muro, ciò non sarebbe mai potuto accadere.

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