Silenzio per i morti

E voi, palme e cipressi che le nuore
piantan di Priamo, e crescerete ahi presto
di vedovili lagrime innaffiati,
proteggete i miei padri: e chi la scure
asterrà pio dalle devote frondi
men si dorrà di consanguinei lutti,
e santamente toccherà l’altare.
Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l’urne,
e interrogarle.

Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, 1807

Caro papà,

arrivano puntuali i giorni dei morti e forse è meglio così, che io venga a ricordati di fronte alla tomba. Perché non è che tra i vivi le cose vadano per il meglio. Il mondo non va più a puttane, ma a transessuali.

La famiglia vive soprattutto nelle pubblicità della Barilla e il senso del peccato è bandito dai manuali che ci propinano ogni giorno.

Però arrivano i giorni dei morti, accompagnati dal tepore di fine novembre e dalla nebbia che di sera si leva dai campi. E allora chiudiamo qui per un po’ perché è tempo di dovervi ricordare. All’ombra dei cipressi.

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