I complessati

C’è qualcosa di preoccupante in certe uscite che arrivano dal centrodestra. Prima un Gianfranco Fini secondo il quale l’integrazione passerebbe per un’ora di religione islamica nelle scuole. Poi un Giulio Tremonti secondo il quale la mobilità del posto di lavoro non è un valore di per sé. Prese di posizioni rispettabili, non c’è dubbio, stando al sano principio della democrazia, ma che paiono nascondere un brutto vizio all’interno del PdL: quello di soffrire di un complesso di inferiorità nei confronti di alcuni cavalli di battaglia della sinistra.

E’ ironico: perché proprio nel momento in cui la sinistra italiana deve fare i conti con l’assenza di un progetto, offuscata com’è dall’odio personale nei confronti di Silvio Berlusconi, torna alla ribalta il buonismo sociale. Integrazione forzata da una parte, mettendo ulteriormente a repentaglio un’identità già scricchiolante della tradizione italiana, e messaggi che stridano con la situazione economico-lavorativa dei giorni nostri.

Ovvio che il posto fisso sarebbe la base più comoda sulla quale coltivare il progetto di una famiglia. Il problema è che, in periodi come questi, anzitutto andrebbero creati dei posti di lavoro attraverso una radicale riforma del mercato del lavoro che in Italia è ancorata ad un sistema corporativistico e imprigionato dalle maglie di sindacati più orientati a difendere i privilegi dei loro iscritti (nella maggior parte pensionati o pensionandi), piuttosto che quelli di chi bussa alla porta, ma trova sempre chiuso.

Lo scorso autunno questo governo si trovava di fronte alla sfida della scuola e della riforma Gelmini. Proprio il ministro dell’Istruzione dichiarava, il 16 novembre 2008, che  questo “per certi versi è un governo di sinistra”, dal momento che “noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli”. Come se un esecutivo di centrodestra non avesse il dovere di preoccuparsi delle famiglie che arrivano a fine mese. Una uscita mal calcolata che seguiva di pochi giorni una delle tante in cui un altro ministro, Renato Brunetta, va ripetendo che il centrodestra berlusconiano è la vera sinistra in Italia.

Era il periodo dell’infatuazione anche nel PdL per Barack Obama, ma era altrettanto evidente che non si trattava di un semplice innamoramento. Il fatto è che in questa maggioranza troppo spesso si registrano sterzate non gradite al vero elettorato di una forza, almeno a parole – ma nemmeno troppo, a questo punto – liberale o quanto meno conservatrice. Sarebbe forse il caso che si abbandonassero le polemiche legate alle vicende private del premier e si tornasse, al prossimo Consiglio dei ministri, a parlare di argomentazioni serie. Un suggerimento: davvero Tremonti vuole garantire un posto fisso a tutti? Bene, allora cominci a cambiare il mondo del lavoro. Poi ne riparleremo.

Quanto a Fini, occorrerebbe una folgorazione stile san Paolo.

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