L’altra sfida di David Cameron

Da Notapolitica.it

Alla conferenza dei conservatori inglesi a Manchester c’era pure Fraser Nelson, nuovo editore dello Spectator, il settimanale un po’ chic dei tories. Gli inviati accorsi nella città delle Midlands dicevano fosse un po’ scettico di fronte al discorso di David Cameron, eppure proprio il suo Spectator nelle ultime due settimane è uscito allo scoperto. Prima una copertina con il leader dei conservatori alla Che Guevara, con tanto di basco e stella blu, il colore di tories. Il settimanale si domandava se Cameron fosse il rivoluzionario tanto atteso dai tempi della Tatcher, lasciando in sospeso la risposta. Nell’editoriale dell’ultimo numero, al contrario di parla di una nuova era, proprio quella di Cameron.

È cominciata, fanno sapere dallo Spectator. Di più: “Siamo già nell’era di Cameron”. Anche se rimangono molti interrogativi sull’agenda politica dei conservatori, in particolare sulle riforme del welfare, mentre è chiaro che la spesa pubblica (il deficit non è solo argomento di casa nostra) verrà tagliata. Questo stando alle parole del shadow Chancellor George Osborne, l’amico che Cameron ha messo ad occuparsi di economia e finanza e destinato a fargli da vice. Un po’ come tra Tony Blair e Gordon Brown nei primi momenti, nemmeno quelli troppo idilliaci tra i due.

Ma davvero Cameron potrà essere un rivoluzionario? Difficile dirlo, dato che, qualora dovesse vincere le elezioni contro un disastrato partito laburista, si troverebbe a gestire un Regno Unito uscito malconcio dalla crisi. Ma fosse solo l’economia a turbare i sogni dei conservatori: la realtà è che la Gran Bretagna è alle prese con profondi disagi sociali e culturali.

I grattacapi finanziari hanno finito per accentuarli. Non solo: è evidente – per quanto politicamente scorretto ammetterlo – che il Paese dello stato di diritto è alle prese con i fantasmi di una difficile integrazione, quelli degli attentatori del 7 luglio 2005, cresciuti nei sobborghi di Leeds e frequentando le scuole inglesi. In certe comunità islamiche non è la Common law a dettare legge, ma la sharia. Cosa che di per sé sarebbe già grave in qualsiasi nazione, ma che lo diventa ancora di più per una che solo sessant’anni fa era ancora impero. Dopo aver perso il controllo delle colonie, la Gran Bretagna ha perso il controllo delle comunità extrabritanniche al suo interno.

Se è vero che l’agenda dei tories al momento è concentrata sull’economia e la finanza per rilanciarsi, è altrettanto vero Cameron, una volta primo ministro, dovrebbe mettere mano il più in fretta possibile – e nel modo più concreto possibile – a questo delicato imbarazzo. Giusto per capire se davvero possa essere un rivoluzionario in grado di rimediare agli errori del laburismo brit-pop targato Blair.

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