Quella monarchia assoluta che non esiste già più

Sabato erano in 300mila a dirsi preoccupati perché l’informazione, in Italia, rischia di essere al guinzaglio del presidente del Consiglio. Ma in meno di 24 ore, la preoccupazione si è trasformata in certezza: è Silvio Berlusconi il vero farabutto ed ora rischia pure di finire sul lastrico per via di quei 750milioni di euro chiesti dal tribunale per il lodo Mondadori. Quando ne erano stati chiesto 460 dal nemico di sempre, Carlo De Benedetti, che ha visto impennate le quotazioni della Cir a Piazza Affari.

Oggi un lodo, domani un altro (quello Alfano) e, zitti zitti, a sinistra provano a mettere in tavola i bicchieri per lo champagne. Strano, se fossimo una monarchia assoluta, questa esaltazione non avrebbe ragione di esistere. Là dove ha fallito Repubblica, con tutto l’affare D’Addario, ci potrebbero riuscire i magistrati. Di mezzo c’è sempre Carlo De Benedetti, l’uomo che vantava la tessera #1 del Partito democratico.

Ecco allora che per quanto Berlusconi possa essere stanco e nervoso, come ha sottolineato Giampaolo Pansa (uno che gli ambienti dell’Espresso li conosce bene, tanto che non li frequenta più), noi continueremo a preferire lui alle elite auto-incoronate e pronte a tagliare le teste. Come ai tempi della rivoluzione francese, quando il popolo si fece gabbare da quattro borghesi da salotto. Con le pezze al culo, ma le amicizie giuste.

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