Capro espiatorio

Concordiamo da queste parti con A. Man.. E concordiamo nuovamente quando scrive che tutto è cominciato 15 anni fa, in occasione della discesa in politica di Silvio Berlusconi e che il gioco sporco è stato cominciato da quelli che ora fanno i santini. E confermiamo che nelle redazioni le chiacchiere sulle attitudini sessuali di Dino Boffo non sono mai mancate. Ma da queste parti sorge anche una domanda: perché Dino Boffo?

Quando era direttore di Avvenire, il Boffo ha risposto in alcune occasioni alle lettere dei suoi lettori che gli rimproveravano di essere rimasto neutrale nei giorni del gossip politico sui lettoni di Palazzo Grazioli. E lui ha risposto che non era così, che in realtà il suo quotidiano aveva fatto capire quale fosse la sensazione di quel giornale: che il Cavaliere doveva fornire delle risposte e che aveva provocato un certo imbarazzo il suo comportamento privato. Sulla prima parte, concordiamo anche da queste parti: un primo ministro dovrebbe comunque rispondere alle insinuazioni (e si faccia ben attenzione al termine, insinuazioni) in modo pacato. E se gli fosse impedito, dovrebbe sforzarsi di mantenere un atteggiamento pacato.

Ma purtroppo in Italia stiamo ormai giocando al ribasso e così un direttore passa da un giornale all’altro e sfodera una notizia che poteva sfoderare quando stava al giornale precedente. Parliamo di Vittorio Feltri, è ovvio. Difficile credere che dietro ci sia la mano di Berlusconi, uno che di gaffe se ne intende, ma che non è così stupido da trasformarsi in un mandante. Però Feltri è stato acquistato per fare quello che ha fatto. Rotoliamoci tutti nel fango.

Ma quelle che circolano su Boffo, rimangono anche in questo caso delle insinuazioni. Ci sono dei cosiddetti punti oscuri sulla vicenda. C’è una storia che non fila del tutto liscia. Qualcuno dovrà tirarla fuori, ma sarà troppo tardi. Da noi funziona così, soprattutto in un periodo in cui the shit hits the fan. E non vale la pena nemmeno mettersi un elmetto in testa o ripararsi dietro uno scudo, perché non si sa dove vadano i proiettili.

La vicenda però dimostra anche come il giornalismo italiano ormai sia alla frutta. La razza dei giornalisti è davvero la peggiore che possa esistere, maledettamente autoreferenziale. Tanto che, chiunque si sia immerso nei resoconti gossipari che ci accompagnano dalla scorsa primavera, avrà avuto la sensazione delle enorme seghe mentali che si sono fatti, per esempio, a Repubblica e all’Espresso. Sono talmente autoreferenziali che arrivano a rubare un portatile e a spacciare per loro una storia scritta da un altro. Sempre per la storia del “rotoliamoci tutti nel fango”. È un gioco sporco, ma chi fa questo mestiere lo apprende subito. Anche nei corridoi delle scuole di giornalismo.

Ma è quella domanda che da queste continuiamo a porci: perché Dino Boffo? Nel leggere i commenti che invadono le redazioni e i siti dei quotidiani, i lettori dicono: bravo Feltri, prosegua, ora tiri fuori le denunce nei confronti dei preti pedofili. Un affare che nulla ha a che fare con questa storia. Eppure il clima di ignoranza e di faciloneria che accompagna il dibattito, ha reso logico un collegamento illogico. Giusto perché è troppo bello rotolarsi tutti nel fango.

“Siamo tutti un po’ sporcaccioni”, sentenziano i soloni per giustificare le malefatte del personaggio pubblico che sostengono. Ovvio poi che se lo sporcaccione di turno è Berlusconi è giusto dargli contro. Se è un altro – e se soprattutto quest’altro è un giornalista -, allora si programmano le manifestazioni in piazza per tutelare quest’altro dalla scure della censura e della dittatura.

Nessuno è vergine a questo mondo. Tanto meno nessuno lo è in questo momento in Italia, dove le insinuazioni diventano un fatto accertato e sbattuto in prima pagina. E da queste parti alla domanda sul perché proprio Dino Boffo rispondiamo: è il capro espiatorio.

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