Colpevole fino a prova contraria

Noi e loro, c’è una gran bella differenza. Sarà pure vero che Murdoch è stato beccato con le dita nel vasetto di marmellata per via delle cosiddette indagini condotte da News Of The WorldThe Sun, ma la cosa non avrebbe dovuto sorprendere più di tanto perché non esiste redazione vergine, figurarsi quella di due tabloid popolari e che puntano sul gossip. Il fatto che dovrebbe meravigliare direttori e cronisti italiani – e non è successo – è che le controinchieste portate avanti dai giornali inglesi si fondano su un elemento essenziale: le prove. Che poi rivelino una verità o meno, spetta ad altri giudicarlo, ai giudici che hanno in mano le indagini. Ma il Guardian in questi giorni ha portato in prima pagina non dieci domande basate su documenti secretati dalle procure e i cui contenuti, al momento, si basano solo sul “sentito dire”, bensì copie di note spese per investigatori privati usati dai giornali del gruppo Murdoch. Stessa cosa dicasi per il Telegraph nella sua inchiesta sui rimborsi per i parlamentari: non indizi, ma prove, documenti che accertassero quanto accaduto.

In Italia siamo fermi alle foto di Zappadu che non svelano molto, se non un paio di seni o le intimità di un ex primo ministro non italiano, mentre non si vede un Berlusconi pescato in flagrante – che non vuol dire una passeggiata mano nella mano con una ragazza, intendiamoci. Giuseppe D’Avanzo ha riportato le registrazioni di Patrizia D’Addario, ma come detto, quei nastri sono secretati e, quindi, potrebbero essere solo delle dichiarazioni di qualche talpa della procura barese che vuole divertirsi a far presagire scenari orgiastici e perversi a Palazzo Grazioli. Non c’è alcuna prova nelle inchieste dei giornali italiani, addirittura, in alcuni casi, non ci sono nemmeno indizi.

Oltremanica, per quanto abbiano fatto la pipì fuori dal vasino in occasione del G8 (d’altronde gli inglesi ci detestano quando non si tratta di cibo o cascinali sparsi tra Toscana e Umbria), almeno hanno il coraggio di fare inchieste come giornalismo comanda. Senza millantare che il capo del governo è un pedofilo, come si intende leggendo alcune delle domande di Repubblica, per di più senza un minimo indizio che sostenga la tesi. Noi e loro, c’è una gran bella differenza. Invece di prendere per oro colato tutto quanto è riportato dai corrispondenti di Sua Maestà in Italia, sarebbe il caso che i signori direttori della stampa italiana imparassero, anzitutto, a rispettare le regole di un buon giornalismo.

Notapolitica.it

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